L’Europa del sud colpita dalla frode fiscale

Articolo pubblicato il 02 marzo 2015
Articolo pubblicato il 02 marzo 2015

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Nell’Unione europea l’evasione fiscale rappresenta 1000 miliardi di euro l’anno. Questa piaga colpisce in particolar modo i Paesi del sud d’Europa, come Grecia, Spagna e Italia, gli stessi Paesi la cui governance è maggiormente criticata e il cui disavanzo di bilancio è tra i più importanti dell’area.

Nell’Unione europea l’evasione fiscale rappresenta 1000 miliardi di euro l’anno. Questa piaga colpisce in particolar modo i Paesi del sud d’Europa, come Grecia, Spagna e Italia, gli stessi Paesi la cui governance è maggiormente criticata e il cui disavanzo di bilancio è tra i più importanti dell’area. Un circolo vizioso che li spinge a reagire, ciascuno a suo modo, per tamponare l’emorragia fiscale.

Il pesante dossier greco

Paese forse più in difficoltà in questo momento, la Grecia tenta di infondere un nuovo slancio alla popolazione e di riprendersi dopo le drastiche misure economiche che le sono state imposte negli ultimi anni. Le casse sono vuote, e quindi le soluzioni dovranno necessariamente provenire dalla lotta alla frode fiscale, che logora il paese. L’economia sommersa ha continuato a svilupparsi dopo l’entrata del paese nell’eurozona, lasciando perplessi gli organi europei. Nel rapporto «Tax Evasion Across Indutries: Soft Credit Evidence from Greece», gli economisti Nikolaos Artavanis, Adair Morse e Margarita Tsoutsoura valutano a 28 miliardi di euro l’importo totale sottratto alla Grecia nel 2009, pari a un terzo del disavanzo di bilancio del Paese a quell’epoca. Gli scandali scoppiati nel tempo hanno rivelato le pratiche poco scrupolose di numerose personalità greche.

Nel mirino del fisco ellenico perfino 5260 gestori pubblici, sospettati di aver trasferito nel 2010 un miliardo e mezzo di euro su conti esteri. Inoltre, la «lista Lagarde» ha fatto tremare gli esiliati fiscali rivelandone i nomi, tra cui quelli di membri della famiglia dell’ex primo ministro Papandreou. L’UE a questo punto chiede alla Grecia una riforma profonda per contrastare efficacemente la frode fiscale. «Nonostante gli incrementi degli ultimi anni in Grecia la pressione fiscale si attesta al 34,2% nel 2013, ben al di sotto sia della media dell’eurozona che dell’Unione Europea a 28» scrive Mario Draghi a un rappresentante greco. A fronte di questi problemi strutturali, il compito sarà immane per Syriza, appena arrivato al potere e determinato a lottare contro l’evasione fiscale.

La Spagna colpita

Questa sfida è condivisa da Podemos, altro partito emergente nel panorama spagnolo. Il suo leader carismatico Pablo Iglesias intende a sua volta finirla con gli scandali per frode fiscale e risanare i conti di un Paese la cui popolazione soffre a causa di sacrifici sempre più pesanti. Il lavoro nero rappresenta un’ampia quota di tale frode, e un’importante perdita di reddito per il governo. I casi di frode sono numerosi anche nella penisola iberica, e hanno addirittura coinvolto la famiglia reale: la sorella del re, l’Infanta Cristina è rinviata a giudizio con il marito per frode fiscale. Anche lo scandalo che coinvolge Messi, calciatore iconico, ha suscitato grande scalpore in Spagna.

L’azione di contrasto si sta quindi progressivamente organizzando. Un piano lanciato nel 2012 ha permesso di recuperare circa 35 miliardi di euro. Il governo ha rafforzato, in particolare, i controlli fiscali e limitato i pagamenti in contanti a 2500 euro, aggravando parallelamente le pene previste per i reati di frode. L’anno scorso, l’amministrazione spagnola ha potuto così recuperare il 12,5% in più rispetto al 2013: un’evoluzione presentata come un «record storico» dal ministro Cristobal Montorolo.

L’Italia reagisce

Anche l’Italia percorre la via del contrasto all’evasione, cercando di renderla efficace. L’evasione fiscale costa ogni anno all’Italia oltre 180 miliardi di euro, una cifra che colloca il nostro Paese al primo posto nella classifica generale UE, attribuendogli una reputazione poco lusinghiera sulla quella di Silvio Berlusconi, condannato per frode fiscale. In questi ultimi mesi, gli scandali per evasione fiscale si sono moltiplicati, suscitando lo sdegno degli Italiani. È stata addirittura presentata una petizione con circa centomila firme di cittadini che intendono ribellarsi contro la piaga della frode fiscale. È la società franco-irlandese Smartbox che ha attirato le ire degli Italiani. La Guardia di Finanza ha messo alla luce anomalie finanziarie e un’evasione fiscale superiore a 100 milioni di euro. La filiale italiana di Smartbox, che commercializza cofanetti regalo (Smart&Co), è accusata di non aver versato l’IVA sul valore dei prodotti commercializzati e di aver incassato delle provvigioni in nero. Inoltre, Smartbox avrebbe organizzato una rete tesa a sottrarre i redditi all’erario italiano, il cui centro sarebbe la società madre ubicata in Irlanda.

Altro recente scandalo che ha avuto ripercussioni nel Paese: dopo Finmeccanica, è il turno di ENI di attirare l’attenzione dell’erario. Il procuratore di Roma sospetta alcuni responsabili, tra cui l’ex direttore del ramo petroli e marketing, e Angelo Fanelli - capo del gruppo, di aver utilizzato per anni un meccanismo che consentiva di sottrarsi al controllo dell’erario. Apparentemente, ENI non ha dichiarato le quantità reali di benzina erogate al momento del rifornimento, per alleggerire il prelievo fiscale. Milioni di euro che sarebbero andati ad alimentare fondi neri, con una perdita difficilmente valutabile per lo Stato.

I governi hanno dato priorità al contrasto all’evasione e intendono dare all’UE delle solide garanzie. L’Italia, in particolare, ha avviato un vasto programma, supportato da tecnologie avanzate che consentono di incrociare i dati delle famiglie, facendo emergere i casi d’incoerenza fiscale.

Così, poco alla volta, la lotta si organizza e i Paesi introducono opportune riforme. Gli scandali LuxLeaks e SwissLeaks dimostrano che i Paesi del sud non sono gli unici responsabili della frode europea. Queste rivelazioni potrebbero fungere da volano per un rafforzamento della lotta in ambito europeo.