L'Europa dei popoli contro la globalizzazione dei banchieri

Articolo pubblicato il 17 gennaio 2002
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Articolo pubblicato il 17 gennaio 2002

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La ricchezza dell'UE sta nei suoi popoli, non nella sua burocrazia. Ed è questa ricchezza che va contrapposta al mercato globale, per diventare protagonisti.

Dopo i fatti dell’11 Settembre, abbiamo assistito sempre più ad una marginalizzazione del ruolo dell’Europa nelle questioni internazionali, soprattutto nella lotta ai fondamentalismi che insidiano l’ordine occidentale.

Una ragione però c’è. E va ricercata nella stessa natura del conflitto che si è aperto dopo la fatidica data: infatti, la sfida al terrorismo islamico non è né di natura militare, né di natura economica, ma di natura politica, o meglio politico-culturale, ed è per questo che l’Europa, intesa come “unicum” non è riuscita a ritagliarsi uno spazio attivo, e perché, governata da burocrati e banchieri, ha da sempre messo da parte la politica, illudendosi che con l’unificazione dei mercati e dell’economia si sarebbe finiti per ottenere anche l’unificazione degli Stati.

Pertanto, mentre per gli europei l’attacco alle torri gemelle è stato visto come un crimine orrendo, gli USA lo hanno vissuto come un’umiliazione politica, perché sorpresi in casa propria, considerando l’offesa islamica al tempo stesso politica e culturale: il rifiuto del popolo islamico dell’egemonia globale americana.

Ecco allora, in questo contesto di crisi internazionale, dimostrarsi la fragilità della politica europea, incapace di darsi una linea direttrice comune, perché costituita sulle false illusioni che la politica fosse in via d’estinzione, che contassero solo gli interessi particolari, e quelli collettivi non esistessero, e che questa fosse un’era nella quale ci fosse spazio solo per l’ “homo oeconomicus”.

A dimostrazione proprio del fatto che la politica non è morta, ma dorme dietro le ormai ridicole coalizioni, tutte volte al liberismo (ma sarà proprio vero che da sinistra a destra si è ormai proprio tutti liberisti?),delle quali i media quotidianamente ci informano, ogni Stato europeo ha preso la sua decisone politica nei confronti dell’attacco dell’11 Settembre.

E l’Europa, allora ? Non esiste; o meglio: si è voluto fondare il concetto d’Europa solo da un punto di vista economico, dalla parte dei poteri forti, quei poteri occulti dell’alta finanza che erodono e manipolano i governi eletti democraticamente, mentre l’Europa dei popoli ancora attende il suo turno, attende ancora di sventolare la bandiera di una patria comune accanto a quella specifica nazionale, e attende che si torni ad identificare l’occidente con l’Europa continentale, visto che i paesi anglosassoni hanno di fatto tra loro un patto di collaborazione, che li pone su un piano di egemonizzazione del mondo.

Perché se è vero che la lingua occidentale è l’ anglo-americano, se è vero che la cultura occidentale è quella di Hollywood, se è vero che la direzione militare ed economica occidentale è quella di Washington, allora è altrettanto vero che all’Europa non basta competere solo con la moneta, l’Euro, peraltro sterile, ma occorre proporre al mondo una nuova coscienza, erede di duemila anni di tradizione storica, giuridica e religiosa, e scrollarsi quei rimorchi che porta dietro ancorati al mondialismo e allo sfruttamento dei popoli: perché per poter far nascere una linea comune, c’è bisogno di riportare la politica fra la gente, capire i bisogni più intimi delle persone e rompere le catene che tengono legata la politica agli ambienti dell’alta finanza internazionale, che portano solo minacce per le sovranità nazionali in nome di un mondialismo apolide e di una delocalizzazione cosmopolita volta all’omologazione culturale, contro un popolo, quello europeo, più di ogni altro gonfio d’orgoglio e di amore per la propria millenaria tradizione.

Ecco svelata dunque la vera ricchezza dell’Europa: poter creare una patria, una coscienza europea, nel rispetto delle specificità che ogni esperienza nazionale può offrire alla causa europea, a tutti i livelli; per un’Europa che sia finalmente dei popoli, tutti.