«L’Europa? Accondiscentente verso i suoi problemi»

Articolo pubblicato il 18 luglio 2005
Articolo pubblicato il 18 luglio 2005

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All’interno dell’Unione, il rispetto dei diritti umani dei carcerati non gode di una situazione rosea. Lo sa bene l’ex eurodeputato Maurizio Turco che ne parla con café babel.

«Un quadro allarmante». È quello emerso nel 2004 nel Rapporto sui diritti dei detenuti presentato dall’ex-eurodeputato dei Radicali italiani Maurizio Turco e approvato dal Parlamento europeo. Un bello smacco se si pensa che l’Ue si è da tempo autoproclamata campionessa internazionale dei Diritti Umani.

L'Unione è un buon modello in materia di Diritti dell’Uomo, o pretende solo di presentarsi come tale?

L’attitudine comune a tutte le democrazie reali europee come pure degli Stati Uniti è quella di proporsi come portatrici ed esportatrici di democrazia e diritti umani all’estero, mostrando accondiscendenza rispetto ai problemi di casa propria. A livello interno l’Unione vive violazioni gravi e persistenti dei diritti umani: lentezze giudiziarie, condizione carceraria, violazione dei diritti civili e politici dei cittadini, discriminazioni e così via. D’altra parte in termini di diritti umani la politica estera degli Stati europei – dato che non esiste purtroppo “una” politica estera europea –è perfetta sulla carta ma completamente disapplicata. La famigerata “clausola democratica” sui diritti umani che l’Ue inserisce in tutti gli accordi con gli Stati terzi, diventa così una clausola di stile, per darsi buona coscienza a buon mercato. Il risultato è il finanziamento di dittature e dittatori.

Come giudica, anche alla luce della sua esperienza di relatore sullo stato di questi diritti nelle prigioni europee, la loro applicazione nei vari Stati membri?

Vi sono numerosi problemi persistenti per quanto riguarda la condizione carceraria, in particolare per quanto riguarda la sovrappopolazione, le pessime condizioni di vita nelle prigioni, la mancata applicazione delle sanzioni alternative. È necessario assicurare che le leggi e i regolamenti penitenziari siano applicati, e anche per questo la proposta del Parlamento europeo e dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa è quella di redarre una Convenzione portante su una Carta dei Diritti Fondamentali dei detenuti.

In che aree sono stati fatti i più importanti progressi? Dove bisogna ancora lavorare?

Alcuni paesi vivono una situazione carceraria drammatica, in particolare ad Est, ma spesso la situazione dipende e cambia da prigione a prigione.

Qual è stato l’impatto della Carta dei Diritti fondamentali approvata a Nizza nel 2000?

Essa assicura il monitoraggio da parte della Corte europea dei Diritti dell’Uomo anche delle decisioni prese a livello europeo, oltre a quelle prese a livello nazionale. In ogni caso oggi, soprattutto nel settore del “terzo pilastro”, ovvero della cooperazione poliziesca e giudiziaria in materia penale, non è possibile ricorrere direttamente per ottenere una verifica della conformità del diritto europeo con la Convenzione europea dei Diritti Umani; con la Costituzione si sraebbe potuto garantire questo controllo già a livello di Unione Europea sulla base della Carta dei Diritti Fondamentali; tale decisione potrebbe essere contestata davanti alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo, col risultato di ottenere una maggiore certezza giuridica nella protezione di diritti e libertà fondamentali.