Lettera a una Costituzione mai applicata

Articolo pubblicato il 29 novembre 2016
Articolo pubblicato il 29 novembre 2016

(Opinione) Cambiare fa bene? Dipende a quale costo. Come potremmo giustificare la riforma alla Costituzione stessa, per convincerla a cambiare? Abbiamo immaginato di scriverle una lettera, per spiegarglielo. Il problema è che abbiamo finito per non essere troppo convinti nemmeno noi della bontà di questa riforma.

Cara Costituzione della Repubblica,

ho deciso di scriverti poiché in questi giorni non si fa altro che parlare di te. Non dev'essere facile per una vecchina, a 68 anni, essere sotto tutti questi riflettori.

Eh già, credo proprio che gli anni si facciano sentire… Anche perché in giro si dice che tu stia perdendo colpi: che sia lenta in un mondo troppo veloce, cagionevole, anzi forse addirittura malata. Malata in una realtà "muscolare", in un momento storico in cui la forza delle decisioni è necessaria, anzi vitale.

E allora sì, cambia un po'! Oltre che vecchia ti sei fatta anche brutta, sussurrano i chirurghi che vorrebbero metterti le mani addosso, non riesci più a garantire stabilità, ed è in fondo tutta colpa tua, tua e dei troppi che si sono lasciati abbindolare dal tuo progetto politico.

Ma come ti è venuto in mente, dico io, di urlare ai quattro venti di voler nientemeno costruire una società giusta, partecipata, connotata dal "potere del popolo sul popolo"? Una società che indica un metodo di decisione condivisa, che lasci comunque alle minoranze la possibilità di esprimersi per far conoscere i motivi del proprio dissenso… Ma dai!

Ma perché perdere tempo ad attuare 'sto progetto? Troppo tempo, troppe energie spese che ti hanno solo solcato il viso, riempito di rughe e acciacchi ogni qual volta è stato inferto un colpo in senso contrario a quel che volevi dirci.

E allora perché ostinarsi? Fatti un bel lifting, metti un bel vestito e smettila con i "se" e con i "ma". La storia d'altronde non si fa con i "se", quindi finiscila con queste ambizioni e promesse. Tanto alla fine come fare a metterle in pratica, senza la "rivoluzione promessa" di cui parlava Calamandrei? Piero, lui si che era innamorato di te. Ti amava talmente tanto da dire che «Nel campo del potere costituente il governo non può avere alcuna iniziativa, neanche preparatoria».

Ma il passato è passato, no? Voglio dire, da lui in poi hai avuto tanti amanti, figurati se adesso ti manca. Ti ha amato Andreotti, che non voleva attuarti, ti ha amato Cossiga che ti ha preso a schiaffi, ti ama Renzi che vorrebbe tenerti chiusa in casa a sbrigare le faccende domestiche: se volessi alzare la testa semplicemente non potresti, non ne avresti più le forze.

Devi cambiare, è il momento! Perché? Perché cambiare è necessario: tutte quelle cose scritte sull'esistenza libera e dignitosa, sulla salute, l'istruzione, l'ambiente, senza contare il passaggio sul farsi carico dei deboli e degli anziani, sul ripudio della guerra... Sono tutte cose che, diciamocelo, alla fine dei conti ci piace dirle, ma quando mai ci siamo riusciti? Sono utopie, no? Qualcosa di irraggiungibile scritto da uomini passati, andati, di un altro secolo, paurosi. Te li ricordi? Croce, Concetto Marchesi, Costantino Mortati, Lelio Basso, Luigi Einaudi, Piero Calamandrei. Certo, li comprendiamo, erano appena usciti da due decenni di regime fascista, ma oggi di cosa dobbiamo aver paura? Mica un altro pazzo farà la marcia su Roma!

Tu che li conoscevi bene saprai di sicuro che anche loro sarebbero stati d'accordo con questa riforma: molti di loro erano partigiani, e qualcuno ci ha detto che i veri partigiani questa riforma l'avrebbero voluta ad occhi chiusi. Che poi questa storia dei "veri partigiani" chissà che vorrà dire, ma avranno ragione loro, sicuro.

Ecco perché, dicono, non dobbiamo avere paura, e cambiarti. Devi sistemarti e trovare un uomo forte, uno che non abbia paura di fare, che abbia la maggioranza e garantisca la governabilità.

E basta con 'sti maledetti compromessi, alle minoranze facciamo un bello "statuto delle opposizioni", anzi per aiutarli lo facciamo scrivere proprio insieme alla maggioranza, così le minoranze potranno parlare, ma poi quando ci sarà da decidere, qualunque cosa sia, che si decida.

Dai che ce lo chiede l'Europa. Ecco, lei sì che è un buon partito. Ti ha pure tolto dai pensieri quella boutade di sistema economico misto, libero, che incanala l'iniziativa economica ai fini sociali, rendendola finalmente tutta libera.

Guarda che l' Europa è esigente, eh. Mica possiamo andare tra i corridoi di Bruxelles a parlare di economia, stabilità, finanza, portando la voce di tutti. Perdiamo solo tempo! Quindi decida uno, con una visione, magari anche tecnica, e via!

La verità è che con la riforma vogliono solo aiutarti. Chiudi gli occhi e pensa che bello avere una te ringiovanita, con al tuo fianco un bel premier vigoroso, forte, magari anche arrogante che andrà trattare con tutti gli altri uomini forti del pianeta, magari con un bel cappello in mano che non si sa mai, qualcosina ce la danno.

Voglio fare solo un appunto. Rimanga tra me e te, ma questa storia delle utopie, io non la reggo proprio. Non è forse da quello che sognano che gli uomini  hanno creato le cose migliori? Poi la tua, c'è da dire, era un'utopia "ragionevole", bastava non avere paura. Ecco perché tantissimi dei tuoi figli, come me, vorrebbero tenerti così come sei: la mamma affannata ma che non vuole lasciare nessuno indietro.

Allora, sei pronta per il debutto in società? Manca davvero poco, dobbiamo soltanto passare lo scoglio del 4 dicembre, che in fin dei conti è solo formale, visto che, l'abbiamo detto, in sostanza già sei cambiata tantissimo rispetto a 60 anni fa.

Ti chiederai perché ti ho scritto. Non saprei. Non è che volessi dirti addio, quello l'ho fatto la prima volta che ti ho conosciuta, sfogliandoti dolcemente.

Il perché quindi voglio dirtelo quando (e se) si arriverà. Sarà meno doloroso quando ci si dovrà lasciare.