L'eterno braccio di ferro alla Wto

Articolo pubblicato il 12 dicembre 2005
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Articolo pubblicato il 12 dicembre 2005

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L’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) regola la liberalizzazione dei commerci mondiali: ma da molti anni è paralizzata dal conflitto tra i paesi in via di sviluppo e i paesi industrializzati.

L’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), nota a livello internazionale con la denominazione di World Trade Organization (Wto), viene alla luce il 1° gennaio 1995. Il suo precursore era il Gatt, l’accordo generale sulle tariffe e il commercio, in vigore dall’1 gennaio 1948. Come il Gatt, anche l’Omc ha il compito di liberalizzare i commerci mondiali tramite l’abbattimento o la riduzione delle barriere tariffarie. L’Omc è un’organizzazione speciale delle Nazioni Unite e attualmente conta centoquarantanove stati, due terzi dei quali sono paesi in via di sviluppo. Il più alto organo dell’Omc è la Conferenza dei Ministri del Commercio e dell’Economia. I quali si incontrano almeno una volta ogni due anni.

La politica agricola è da sempre un tema centrale dell’Organizzazione mondiale del commercio: già in sede di costituzione dell’Omc si era concordato che i consistenti provvedimenti tariffari a protezione dell’agricoltura sarebbero stati soggetti a modifiche e, passo dopo passo, rimossi del tutto. Obiettivo, questo, che fu ostinatamente bloccato da tutti i Paesi dell’Unione Europea: la spesa dell’Ue per la Politica agricola comune (Pac), prosciuga la metà del bilancio comunitario. Solo per le vecchie colonie europee esiste, nel contesto degli Accordi di Cotonù coi paesi del Gruppo Acp (Africa, Caraibi e Pacifico), un accordo speciale di eccezione per le importazioni di prodotti agricoli verso l’Ue. Inoltre, tramite la liberalizzazione dei commerci nel campo dei prodotti agricoli, spicca, su tutti, un gruppo particolarmente svantaggiato: i paesi in via di sviluppo.

Seattle 1999: no global in movimento

La Conferenza dei Ministri tenutasi a Seattle nel novembre 1999 sarebbe dovuta essere l’“incontro del millennio”: si sarebbe dovuto parlare innanzitutto di politica agricola e servizi. L’Ue si recava all’incontro con i migliori propositi: presentando una proposta per un’ulteriore liberalizzazione del commercio mondiale e per rafforzare l’integrazione dei paesi in via di sviluppo in seno all’Omc. Ma ancora una volta la trattativa fallì. Infatti, dato che i paesi in via di sviluppo non disponevano né di risorse né di denaro, tutte le richieste rimasero lettera morta, anche per la mancanza di cooperazione da parte degli Stati Uniti. E il rifiuto dell’Ue all’abbattimento delle sovvenzioni per l’agricoltura rese il tutto ancora più complicato.

Inoltre Seattle permane nella memoria collettiva come la “battaglia di Seattle”. Organizzazioni non governative e almeno 30.000 dimostranti in tale sede criticarono massicciamente la liberalizzazione del commercio mondiale: fu allora che nacque il movimento antiglobalizzazione. Il quale, di fronte alla Conferenza dei Ministri, nonostante i rispettivi diversi punti di vista, strutturò la critica no-global e identificò nell’Omc il suo avversario. Gli antiglobal impostarono la loro critica partendo dalle ovvie carenze nell’ambito della protezione ambientale e degli standard lavorativi, passando poi ai bassi salari dovuti alla continua liberalizzazione. Anche per questi oppositori della globalizzazione la funzione dell’Omc è vista come una spina nel fianco: è considerato un club esclusivo e affatto democratico.

Doha 2001: un’agenda per i paesi in via di sviluppo

Doha, Qatar, novembre 2001: un altro tentativo per riprendere i negoziati. Ufficialmente fu concordato di venire incontro ai paesi in via di sviluppo dando priorità alle tematiche dello sviluppo, e per questo si programmarono una nuova serie di negoziati nel quadro dell’Agenda per lo sviluppo di Doha. Ma ancora una volta gli stati industrializzati vollero mettere in prima fila le proprie priorità: investimenti, competizione, agevolazioni commerciali. Conosciuti come i temi di Singapore, furono introdotti nel programma dell’Omc nel 1996. Il “Gruppo dei settanta”, composto dai rappresentanti dei paesi in via di sviluppo, accolsero per principio poco favorevolmente questi temi. I quali, infatti, non erano incentrati sulle questioni agricole.

È anche discutibile il modo in cui si prevede in futuro di abbattere le sovvenzioni alle esportazioni delle merci agricole. I diciassette paesi del Gruppo Cairns, che detengono più del 20% della produzione agricola mondiale, spingono per una riduzione delle sovvenzioni agrarie in più fasi. Dall’altra parte c’è l’Ue. La quale sostiene che la particolare posizione culturale che l’agricoltura riveste all’interno dell’industria necessiti di un trattamento speciale. Mero protezionismo, agli occhi dei paesi in via di sviluppo.

Cancún 2003: Nord e Sud del mondo ai ferri corti

Cancún, settembre 2003: la quinta Conferenza dei Ministri avrebbe dovuto sbloccare i negoziati. Ancora una volta accompagnata dalle proteste dei no global, guidata da contadini poveri e braccianti agricoli, culminò nel suicidio di un contadino della Corea del Sud, Lee Kyoung Hae. Per la gioia degli oppositori dell’Omc la conferenza si chiuse senza risultati degni di nota. Molte ong hanno scorto in questo esito un successo per i paesi più poveri. I quali si sono adesso meglio organizzati in gruppi per resistere all’influenza dei paesi ricchi.

Il fallimento di Cancún ha rivelato tutta l’ampiezza del conflitto tra Nord e Sud del mondo. Entrambe le parti si accusano reciprocamente di fare blocco: gli Usa e l’Ue insistono sui temi di Singapore, mentre i paesi in via di sviluppo vogliono principalmente affrontare l’agenda per lo sviluppo di Doha.

E ora? Saprà la sesta Conferenza dei Ministri, che si terrà ad Hong Kong dal 13 al 18 dicembre, risolvere quest’annoso conflitto?