L’Eta torna ad assassinare. L’eco di Mumbai risuona in Europa

Articolo pubblicato il 05 dicembre 2008
Articolo pubblicato il 05 dicembre 2008

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Dopo il terrorismo a Mumbai anche in Europa torna la violenza. Il 3 dicembre scorso l’Eta, il movimento d’indipendenza basco, ha assassinato la sua vittima numero 825. La testimonianza di una basca.

Mentre scrivo due righe l’uomo al suolo muore. Un’altra vittima dell’Eta (Euskadi Ta Askatasuna, Paesi Basci e libertà), un’altra speranza che si spegne, un altro dolore soffoca il nostro popolo. I nostri ideali diventato morte, la nostra patria ghigliottina. È il numero 825. Ottocentoventicinque ragioni per sentirci miserabili. 

«I nostri ideali diventato morte, la nostra patria ghigliottina. È il numero 825. Ottocentoventicinque ragioni per sentirci miserabili»

Per noi che vi vantiamo di tante prodezze storiche. Per noi, che abbiamo portato con orgoglio in tutto il mondo il nome di Guernica, paesino emblema della liberta basca che ha ispirato l’opera di Picasso, simbolo di pace e riconciliazione. Per noi, che come diceva il filosofo Albert Camus, vogliamo amare il nostro Paese senza smettere di amare la giustizia. Per noi, i baschi, loro, i terroristi,vogliono salvarci.

I liberatori che assassinano il loro popolo

Loro, i coraggiosi che portano la pistola. Loro, i saggi che preferiscono uccidere prima di dare la vita per il loro paese. Loro, i liberatori che assassinano il loro popolo. Loro, gli autentici patrioti, i guardiani dell’essenza basca, gli unici che possono giudicare chi merita vivere e chi morire. Loro, tutti loro, sono tornati a sbagliarsi. Loro che si sono sempre sbagliati. Loro, che se non uccidono, minacciano e rubano sono ridicoli. Loro, quelli che oggi solo ci danno dolore e disgusto. Profondo dolore e profondo disgusto. Il loro popolo non li vuole. La loro Patria non ha bisogno di loro. Ogni volta di meno. Ogni volta sono più codardi.

Per chi suona la campana

sagabardon/FlickrL’eco di ogni bomba, di ogni sparo, di ogni morto e di ogni minacciato che arriva alle nostre orecchie e non ci lascia indifferenti. Come direbbe Hemingway, chiedete per chi suona la campana, che sia a Mumbai, New York, Azpeitia o Kabul... E se ascolti il tuo cuore scoprirai piangendo che suona anche per te, anche se si trova a mille chilometri di distanza. Fa male non solo essere basca, ma essere cittadina del mondo e vedere che nel Ventunesimo secolo ancora non abbiamo imparato che la campana suona sempre per qualcuno dei nostri. Siamo parte di una grande famiglia condannata ad andare d’accordo. L’Unione europea è una buon esempio: dopo secoli di lotte sanguinose, guerre fratricide a scontri è nato un progetto di cooperazione. Non c’è un altro destino possibile. Se vogliamo che un destino ci sia.