L’esperta: «Erdogan in difficoltà dopo la visita del Papa»

Articolo pubblicato il 29 novembre 2006
Articolo pubblicato il 29 novembre 2006

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Benedetto XVI rischia grosso in Turchia. Il premier turco anche. Soprattutto dopo il faccia a faccia col Pontefice.

Elise Massicard, sociologa dell'École des Hautes

Études en Sciences Sociales di Parigi, cerca di spiegare perché i turchi non accoglieranno il Papa a braccia aperte durante la visita ufficiale iniziata il 28 novembre. L'abbiamo incontrata dopo il suo ritorno da un viaggio di studio in Turchia durato un mese.

Una squadra speciale di 25 guardie del corpo protegge il Papa durante la sua prima visita in un Paese a maggioranza musulmana. Crede che ci siano motivi per pensare che la sua vita sia in pericolo?

Esiste il precedente di Mehmet Aca, il turco che tentò di uccidere Papa Giovanni Paolo II nel 1981 e anche l'assassinio di un sacerdote italiano (nel febbraio 2006 ndr) dopo la pubblicazione delle controverse caricature di Maometto. Inoltre la storia della Turchia degli ultimi 30 anni è piena di attentati. Pertanto esiste un certo rischio e le misure di sicurezza devono essere presenti. D'altra parte ci sono molto manifestazioni pacifiche programmate, che sono più legate ad un sentimento d'indignazione che ad atti violenti.

Abbiamo già assistito alle prime proteste. La polizia ha arrestato 39 nazionalisti e fondamentalisti islamici che hanno occupato Basilica di Santa Sofia il 22 novembre scorso. La visita del Pontefice in questo emblematico edificio di Istanbul è percepita come una provocazione?

Santa Sofia è stata una chiesa ortodossa durante l'epoca di Costantinopoli e una moschea durante l'Impero Ottomano. Atatürk, padre della Repubblica di Turchia, l'ha trasformata in museo nel 1935. Ma i fondamentalisti islamici oggi reclamano che si trasformi nuovamente in moschea. E dunque, la presenza del Papa ha una carica simbolica molto forte. Inizialmente Benedetto XVI doveva visitarla venerdì 24 novembre, ma il venerdì è giorno di preghiera per i musulmani e una grande moltitudine si concentra nella Moschea Azzurra, che si trova a pochi metri da Santa Sofia. Per evitare uno scontro tra fedeli musulmani e il Papa alla fine della preghiera la data è stata cambiata.

Crede che il Papa corra rischi?

Se la visita papale è importante è anche a causa di tutte queste implicazioni. Inoltre Benedetto XVI getta benzina sul fuoco, quando dichiara che va in Turchia per "dialogare con la minoranza ortodossa" e per "dirigere un messaggio ai musulmani". I musulmani turchi, che rappresentano la maggioranza della popolazione del Paese, hanno mal visto il fatto che il Papa voglia conversare con gli ortodossi e dirigere soltanto un messaggio unidirezionale ai musulmani.

Fino a che punto il discorso di Ratzinger del 12 settembre a Ratisbona, quando ha detto che l'Islam non è compatibile con la ragione, può aver aumentato l'ostilità?

La Turchia è un Paese laico di maggioranza musulmana che si presenta come modello di Islam moderato e tollerante. Pertanto i turchi si sono sentiti profondamente offesi e insultati dalle parole di Benedetto XVI.

Che implicazioni ha l’incontro tra il Papa e il premier turco Erdogan tenutosi ieri 28 novembre?

Erdogan è stato, insieme a Zapatero, uno dei promotori dell'Alleanza di Civiltà, che vuole stabilire un dialogo tra Occidente e mondo musulmano per combattere il terrorismo attraverso un'altra via che non sia quella militare. Il progetto cerca inoltre di superare la teoria dello scontro di civiltà di Samuel Huntington. Erdogan, del partito moderato d'ispirazione islamista Giustizia e Sviluppo (Akp) si è sempre eretto a interlocutore legittimo tra mondo musulmano e Occidente.

Lei crede che Erdogan possa pagare un prezzo elettorale nelle elezioni turche del prossimo anno a causa dell'incontro col Papa?

Dallo scontro del Papa con l'Islam, Erdogan non può mostrarsi conciliatore né debole di fronte al suo elettorato. Tale dimensione elettorale si percepisce anche nei negoziati di adesione della Turchia all'Ue. Vero è che Erdogan si è guadagnato una vittoria politica quando iniziò i negoziati di adesione nel 2005. Ma la Turchia non può cedere alle condizioni che l'Ue le impone senza ottenere una contropartita. Per esempio l'Ue pretende che si aprano porti ed aeroporti a barche e aerei ciprioti. E la Turchia in cambio chiede che venga eliminato l'embargo alla Repubblica Turca di Cipro Nord. L'opposizione rimprovera a Erdogan la sua predisposizione a fare concessioni. Pertanto dovrebbe essere abile e mostrarsi più fermo.

Questa immagine di fermezza è proprio quella che diede la Turchia quando congelò le relazioni militari con la Francia il 16 novembre? La misura venne interpretata come una risposta alla nuova legge francese che reprime il negazionismo al genocidio armeno con multe fino a 45.000 euro e un anno di prigione per colore che smentono il massacro.

Sì, si può intendere come un atto di forza. Ma in Turchia lo Stato ha tollerato negli ultimi anni un dibattito pubblico sulle minoranzee e la legge francese può solo bloccare e radicalizzare questo dibattito. Da un lato, l'Ue esige che la Turchia sopprima l'articolo 301 del Codice Penale che prevede laa persecuzione di coloro che insultano la nazione turca. Dall'altro, la Francia ha appena approvato un'altra misura di coercizione per colore che negano il genocidio armeno. Pertanto i turchi si lamentano della doppia morale e della parzialità dell'Ue.

Dopo che la Commissione Europea ha criticato i progressi della Turchia in una relazione dell'8 novembre, l'euroscetticismo è aumentato tra i turchi. Crede che Erdogan abbandonerà il tavolo dei negoziati?

Il Primo Ministro è in una posizione delicata. Quando Erdogan è stato eletto la maggior parte dei turchi volevano entrare nell'Ue, ma oggi meno della metà della popolazione vuole aderire. Bisognerà vedere se per lui è più importante vincere le elezioni o l'ingresso della Turchia nell'Ue.