Les Misérables & Co. a Berlino: la rivoluzione al cinema

Articolo pubblicato il 25 febbraio 2013
Articolo pubblicato il 25 febbraio 2013
Il 21 febbraio è uscito in Germania Les Misérables. Il festival del cinema di Berlino quest’anno ha riportato l’entusiasmo rivoluzionario sul grande schermo, ma ha anche cercato di spiegare il perché le rivolte, a quasi tre anni di distanza dal clamore della Primavera Araba, continuino a destare scetticismo ma anche a inoculare nuove speranze in un'era triste e non poco miserabile.

Se i registi di tutta Europa tornano a interessarsi alle rivoluzioni, è segno che c'è del marcio nel continente e che qualcosa si muove nella storia mondiale. Gli anni Ottanta hanno assistito al revival della rivoluzione francese in occasione del bicentenario dell'evento: nel 1982 eventi storici e personaggi leggendari sono stati ripescati da registi come Ettore Scola (Il mondo nuovo) e Andrzej Wajda (Danton). E al cinema si è affiancata la Storia, con la caduta del muro di Berlino. Gli anni poi sono passati in silenzio, senza furori. E, con l’eccezione di Marie Antoniette (2006) di Sofia Coppola, di rivoluzione non si è più sentito parlare a lungo. Oggi, sulla scia delle rivolte che hanno scacciato i dittatori in Tunisia, Egitto e Libia e della guerra civile che infuria in Siria, la rivoluzione è tornata a far parte dell’agenda politica. Ma non solo. Moti di rivolta e folle riottose si infiltrano anche nei programmi cinematografici serali.

Rivoluzioni popolari vs. intrighi di palazzo

Le pellicole presentate al festival del cinema di Berlino, nel 2012 e nel 2013, sono entrate di diritto nella programmazione dei cinema della città: intrighi di palazzo, barricate e scontri, bandiere rosse, baionette e cannoni, studenti facinorosi e folle marcianti. Il regista francese Benoît Jacquot ha dato il via alla rinascita delle rivoluzioni nelle sale europee, con il suo film storico Les Adieux à la Reine, che non ha vinto nessun premio ma ha avuto l'onore di fare da pellicola d’apertura alla Berlinale 2012. Jacquot ha raccontato la rivoluzione dal punto di vista di Sidonie Laborde, lettrice della regina alla corte di Versailles, che vive i giorni dal 14 al 17 Luglio 1789 nell'universo dorato della reggia. Lo spettatore se ne rende subito conto: mentre a Parigi si scrive la storia (come egli ben sa, sebbene non gli sia dato modo di vedere o partecipare), niente turba l'ordine e la quotidianità del palazzo. Questa scelta di prospettiva può essere salutata come originale, ma il pubblico è sembrato annoiato da questa versione ribaltata della rivoluzione francese. Dov’è la ‘vera’ rivoluzione, come quella risvegliatasi nel viale Habib Bourghiba a Tunisi e in piazza Tahrir al Cairo?

Standing ovation per i combattenti

Tom Hooper ha contribuito, a modo suo, alla causa della rivoluzione sul grande schermo. Dopo la vittoria agli Oscar con Il discorso del re, il regista britannico si è consacrato alla realizzazione della versione musicale dell’opera di Victor Hugo, Les Misérables, il cui contenuto non pochi faticano a ritenere scontato, già visto, un po' banale. Il fatto che il pubblico di Berlino non sembrasse  disturbato né dagli scenari classici né dai canti in falsetto degli interpreti (nel film ogni singola parola è cantata), è certo una prova della sua sensibilità riguardo i temi rivoluzionari. Tuttavia, solo al'indomani dell'assassinio dell’oppositore politico di sinistra Choukri Belaid, quando centinaia di migliaia di persone si sono raccolte per la sua sepoltura, il tema del romanzo di Hugo ha acquisito un briciolo di inaspettata attualità.

Con la pellicola di Hooper, la scintilla rivoluzionaria torna quindi sul grande schermo, soprattutto durante la processione funebre in memoria del generale Lamarque, due anni dopo la Rivoluzione di Luglio. Le scene del 1832 mostrano che tutto era pronto a porre un freno alla rivoluzione: tuonano i cannoni, proiettili fendono l'aria, le donne parigine lavano il sangue dei combattenti dai marciapiedi. La reazione porta con sé una vittoria sanguinosa e di breve durata. La speranza rivoluzionaria di un futuro migliore fa tuttavia effetto e non manca di dare alla fine del film un inequivocabile tocco di pathos.

E il pubblico? Festeggia gli attori presenti con uno scroscio di applausi, come fosse non al cinema ma all’opera. Saluta Tom Hooper con una standing ovation. Fischia, grida e scalpita: questa è la sua personale rivoluzione. Nel 2013 ogni rivoluzione divora i propri figli, è risaputo. Ma, in ogni rivolta, anche la più piccola scintilla accende la speranza.

Foto:  ©Universal Pictures International Germany