L'eredità della rivoluzione del 15-m

Articolo pubblicato il 02 giugno 2014
Articolo pubblicato il 02 giugno 2014

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Ogni nuovo ciclo elettorale mette in evidenza l’effettivo bipartitismo esistente nel nostro paese, nonostante l’esplodere di molteplici e nuovi partiti fugaci. La rivoluzione del 15 maggio ha rappresentato una svolta fondamentale nella società spagnola ma non ha sortito, almeno fino ad oggi, alcuna conseguenza politica immediata. Dovremmo aspettarci una metamoforsi nella vita politica spagnola?

La domanda che ci si pone di fronte al moltiplicarsi di associazioni cittadine (meglio conosciute come “mareas ciudadanas”), di marce per la dignità, di processioni e proteste contro la legge che limita il diritto all’aborto, o lo stesso diritto di riunirsi e manifestare, è “perché non salta fuori un leader politico che possa dar voce alla protesta e guidare i voti di questi cittadini feriti e turbati, sia a Bruxelles sia nel distretto madrileno di Moncloa?”

La risposta, tutt’altro che semplice, potrebbe riassumersi nella diversità delle rivendicazioni di Puerta del Sol, avvenute nell’indimenticabile anno 2011.

In quel mese si è vista l’altra faccia della moneta o, detta con altre parole, ciò che si cela dietro lo specchio nel quale si riflettono i volti di José-Luis Zapatero, José-Maria Aznar, Felipe Gonzalez, Leopoldo Calvo-Sotelo e Adolfo Suarez: un sistema politico logorato, confuso e decadente. I miei antagonisti rispondevano che il sistema sarebbe sopravvissuto perfino a me, e mi dispiace dover dare loro ragione nonostante desiderassi vedere il mio paese trasformarsi in un esempio di democrazia e trasparenza.

Non fraintendete, quest’articolo non vuole essere un volantino contro i nostri precedenti capi di governo, ripongo fiducia nel fatto che “Dio vede e provvede”. Si tratta invece di prestare attenzione all’intraprendenza cittadina dei cosiddetti indignados e rispettare le loro ansie, denunciando uno “status quo” politico monopolizzato da una bipolarizzazione che va avanti da quasi 40 anni. 

Ma torniamo a Puerta del Sol, testimonianza del malessere dei miei compatrioti. In quel mese di maggio sono state ascoltate molte proposte politiche, sociali, ambientali ed economiche che, al di là del loro essere di sinistra o di destra, avevano il merito di essere originali e innovative. 

Come dimenticarsi di quelle riunioni cittadine a Puerta del Sol che hanno visto nascere slogan come “un alloggio e un lavoro per tutti”, o proposte come il cambiamento dell’austerità attraverso investimenti pubblici, il passaggio alle fonti di energia rinnovabili, lo sviluppo dei servizi pubblici, la lotta all’evasione fiscale, lo sradicamento della corruzione, lo slancio dell’imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin tax), ecc. Ricordo con orgoglio e un po’ di tristezza quei giorni di insurrezione e mutamento sociale: in quel momento qualcosa è cambiato. 

Ma quando si tratta di formare un partito politico che sia alla guida di tali ambizioni, non si presenta un solo partito politico bensì migliaia. In questo modo, si fanno le scarpe a tutti i partiti politici tradizionali, seguendo alla lettera il celebre motto di Giulio Cesare “divide et impera” (dividi e comanda). 

Ideologicamente, che nessuno si illuda, sappiamo tutti che diverse sono state le fonti politiche che hanno invaso la Puerta del Sol, l’Arenal di Bilbao, la Gran Vía di Colon a Granada, la piazza di Fuente Dorada di Valladolid, piazza Cataluña a Barcellona, piazza del Pilar a Zaragoza…Naturalmente, era quasi impossibile mettere tutti d’accordo, ed è proprio di questo che si alimentano oggi anche il PP (Partito Popolare) e il PSOE (Partido socialista operaio spagnolo), della nostra incapacità di riunire le forze necessarie a congedare il nostro passato politico, tristemente molto presente, e proiettarsi in un futuro di “democrazia reale” – il cui lemma, comune a tutti gli indignados, deve essere il punto di svolta del prossimo cambiamento politico spagnolo.

L’indecisione sarà invece la tomba della rivoluzione cittadina, poichè per esistere politicamente occorrerà accordarsi attraverso liste e candidature comuni, ponendo al servizio del rinascimento politico spagnolo le distinte correnti del “think tank” (serbatoio di pensiero) che hanno visto la luce nell’iniziativa cittadina del maggio 2011. Invito, dunque, la Izquierda Unida, Podemos, Partido X, Ciudadanos (C’S), i Verdes, EQUO e tutti i partiti politici che si riconoscano nella rivoluzione cittadina del 15-M a riunirsi e a lavorare fianco a fianco, come simbolo di un paese unito nella diversità, così come hanno fatto milioni di cittadini, in quel giorno, marciando per la dignità.