Leonid, saltimbanco giramondo

Articolo pubblicato il 21 novembre 2006
Articolo pubblicato il 21 novembre 2006

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A 25 anni il novello trovatore canta e recita in giro per il mondo. Direttamente dall’Ucraina.

L’avventura comincia nel 2003. Quando, con qualche amico, Leonid Kantier, 25 anni, dà il via ad una tournée musicale nella regione di Leopoli, uno dei maggiori centri culturali ad ovest dell’Ucraina. Nel giro di due settimane percorrono 200 chilometri e in ogni villaggio attraversato presentano scenette e canti tradizionali. Il loro viaggio finisce il 24 agosto, giorno dell’indipendenza del Paese. Tre mesi dopo, Kiev è invasa da una folla di persone: ha inizio la Rivoluzione Arancio. Tutti cantano e danzano nella Piazza dell’Indipendenza.

L’anno dopo, Kantier lancia la sua prima vera tournée intitolata Uno sgabbello fino all’Oceano. Il pretesto? Portare lo sgabbello, fedele strumento di scena, fino alle rive dell’Atlantico. L’obiettivo? Fare teatro di strada traendo ispirazione dai vecchi racconti ucraini o da repertori classici. Kantier e la sua compagnia preparano in fretta i bagagli con destinazione Polonia, Germania e Francia. Senza soldi, l’autostop s’impone presto come l’unico mezzo di trasporto per questi novelli trovatori dell’est, anche se numerosi e carichi di attrezzi del mestiere. India e Sri Lanka seguono poco dopo. Presto, il prezioso sgabello dovrà attraversare le acque della Cina e, forse, anche quelle dell’America Latina.

Una doppia vita

«Ogni volta che si arriva in città, prendo il megafono e grido alla gente del luogo: avvicinatevi, venite…», racconta Kantier. In Francia o Germania, i saltimbanchi chiedono soldi mentre nei paesini più poveri della Polonia o dell’Ucraina preferiscono un posto dove dormire e una coperta. Artefice di queste avventure, Kantier non vive solo di questi viaggi in capo al mondo. Professore di cinema e direttore degli studi di produzione Lizard Studio, da lui stesso creati nel 2000, rimane un semplice ragazzo pieno di sogni e progetti. La sua casa di produzione funziona così bene che una pubblicità o un videoclip musicale riesce a fruttargli molti soldi in un colpo solo. «Il periodo in cui ho viaggiato mi è servito molto più che vivere un anno a Kiev. Certo, ho vissuto come un barbone ma è stato molto più interessante che girare dei film o videoclip. Sono tante le cose che ho dato, ricevuto, capito e condiviso in tutti quei mesi».

Mentre in altri paesi è facile incontrare ragazzi con zaino in spalla alla scoperta del mondo, in Ucraina è una scelta di vita ancora poco frequente. «Noi attiriamo l’attenzione della gente. Qui nessun giovane oserebbe mai partire per così tanto tempo e vivere per strada senza avere una meta precisa. Bisogna lavorare per comprare da mangiare e pagare l’affitto di una stanza… Per loro, noi incarniamo gli hippy di una volta», confida Kantier col sorriso sulle labbra.

L’ebbrezza della libertà

Il giovane artista non può fare a meno del teatro di strada. «Sappiamo cosa aspettarci dalla gente che viene a verderci a teatro: applausi lunghi e fragorosi o brevi e poco convincenti. I tempi in cui il pubblico osava lanciarti pomodori o abbandonare la sala per criticare lo spettacolo sono finiti. Le regole della strada sono diverse. Non si sa chi verrà né quali potrebbero essere le reazioni. La strada trasmette all’attore una forza creatrice che il teatro non possiede più. Tutto sta nell’attirare i passanti, incantarli». Tra acrobazie e mimi, bisogna saper catturare gli occhi della gente. «Tutto è concesso: cucinare un piatto tipico indossando un costume ucraino in mezzo alla strada o intonare una canzone popolare. L’importante non è cosa fai ma come lo fai, è l’esibizione che la gente si ferma a guardare». Leonid costruisce i suoi spettacoli a seconda del paese in cui si trova, narrandone mentalità e storia: l’amore tra due operai in Cina o la guerra e il rifiuto dell’altro in Francia. Ha fatto tradurre il suo progetto in diverse lingue e, appena avuta la possibilità, ha chiesto ad un’organizzazione ufficiale di metterci la propria firma «da usare, in caso di necessità, come una sorta di “raccomandazione”». Durante la tappa parigina, sebbene la Prefettura avesse dato l’autorizzazione, le autorità francesi hanno vietato loro di esibirsi sotto la Tour Eiffel. Ma ci voleva ben altro per fermarli… con due chitarre e due bottiglie di vino, seduti ai piedi della maestosa “torre di ferro” raggiunti, poco dopo, da un chitarrista francese, due israeliani, due libanesi, due russi…

Sono proprio questi i «momenti intensi», come li definisce Leonid, che il giovane giramondo cerca. Poco importa che il pubblico apprezzi i canti e gli spettacoli ucraini, anzi «ce ne freghiamo». A loro basta «arrivare al cuore della gente, risvegliare i loro animi perché vivano… perché siano liberi».

15 ANNI, 15 PAESI. IL PROGETTO

"Alla ricerca dell’Homo Sovieticus" è la scommessa un po’ folle, lanciata un anno fa da Evangeline Masson, 24 anni, e Patricio Diez, 26. Viaggiatori, innamorati dell’Est, hanno percorso a piedi per 10 mesi le 15 ex Repubbliche dell’Unione Sovietica, dall’Uzbekistan all’Estonia passando per la Russia. L’idea? Dopo 15 anni dal crollo dell’ex Urss (avvenuto nel dicembre 1991) capire come sono cambiati i paesi un tempo sotto il giogo sovietico. Incontrando i giovani. Per saperne di più clicca qui.