L'eldorado fallito dei giovani spagnoli a Berlino

Articolo pubblicato il 07 luglio 2016
Articolo pubblicato il 07 luglio 2016

Niente da dire, Berlino è decisamente la città più cool d'Europa. Moltissimi spagnoli hanno fatto le valigie alla volta della capitale tedesca negli ultimi anni, soprattutto in cerca del lavoro che la Spagna non ha potuto offrirgli. Ma molti di loro si sono dovuti scontrare con una dura realtà.

La pioggia cade copiosa mentre esco dalla metro di Berlino, stazione di Frankfurter Allee. Il sole e le temperature piacevoli che mi hanno accolto all'arrivo in città non sono durate molto. Mi incontro con Diego Ruiz del Árbol in una caffetteria vicina al  coworking in cui lavora, che un po' ridendo mi confessa che questo tempo è abbastanza usuale per essere aprile. Diego, spagnolo di 36 anni, vive nella capitale tedesca da un bel po' di anni, e può vantarsi di conoscerla bene ormai.

Mentre beve il suo caffè, Diego mi spiega che Berlino non è una città affatto facile. Alle difficoltà con la lingua si aggiungono i problemi nel trovare un alloggio, e nel peggiore dei casi quelle nel trovare un lavoro. Non a caso sono molti i giovani emigrati spagnoli  nella capitale tedesca (come in altre grandi città europee) che, dopo un certo periodo di tempo, hanno deciso di voler ritornare in patria. È per questo che, insieme ai suoi soci Sebastien Sanz e Raúl Gil, Diego ha creato la piattaforma online Volvemos.

Volvemos è un "centro dell'impiego per il ritorno", una piattaforma nella quale le imprese che cercano profili di persone con conoscenza delle lingue e/o esperienza internazionale (che giocoforza corrispondono a quelli degli expat spagnoli) possono essere messe in contatto proprio con quegli iberici emigrati che vogliono ritornare in Spagna. In appena due mesi di esistenza si sono iscritte più di  4.100 persone. «Praticamente due persone all'ora» commenta Diego. Molte? Sì, ed il 16% di queste vive in Germania.

Mezzo milione di giovani spagnoli all'estero

A fronte di un tasso di disoccupazione giovanile che supera il 46% (il secondo più alto dell'Unione Europea, dopo quello greco), più di 525.000 spagnoli tra i 18 e i 35 anni hanno fatto le valigie per trasferirsi in un altro paese nel periodo 2008 - 2014, secondo l'Istituto Nazionale di Statistica spagnolo (INE). Queste cifre però non sono complete, dal momento che non includono coloro che non si sono cancellati dai registri comunali di residenza, ad esempio per non perdere la copertura sanitaria.

Ma qual è il profilo tipico dell'emigrato che si registra a Volvemos? «In un primo momento avevamo il problema della sovrarappresentazione delle professioni colpite dalla crisi in Spagna (architetti, giornalisti, designer, infermieri), ma con il tempo siamo riusciti ad ottenere profili di tutti i tipi» spiega Diego.

Continua spiegando che con Volvemos si vuole fornire agli immigrati spagnoli «gli strumenti necessari» per far sì che possano trovare un lavoro in Spagna, e così ritornare.  Però si vuole anche «attirare l'attenzione sul fatto che la cosidetta generazione meglio preparata della storia è stata costretta a lasciare il suo paese, quando in realtà vorrebbe ritornarci».

Perché Berlino?

Secondo l'INE il numero di giovani spagnoli che vivono in Germania è aumentato del 35% dal 2009: oggi risultano essere circa  140.000. Il dato di fatto è che molti di loro scelgono Berlino. Il motivo? La capitale europea viene identificata da molti europei come la città più cool del continente, piena di artisti, cultura urbana e vita notturna. Facile rendersene conto con un semplice colpo d'occhio: a qualche metro dal mio ostello vi sono diversi pop-up stores, gallerie d'arte e vari caffè in cui i Mac la fanno da padrone. 

Berlino ha poi un'altra particolarità: è la capitale della principale potenza d'Europa, la Germania, la quale a sua volta ha un tasso di disoccupazione giovanile incredibilmente basso, pari al 7%: il più basso dell'intera Unione europea. Anche se, dice Diego, la realtà delle cose è come sempre un po' diversa: «Molta gente viene qui senza informarsi. Se lo facessero saprebbero che le cifre della disoccupazione a Berlino sono paragonabili a quelle della Spagna».   

Marta (27) ha trascorso dieci mesi nella capitale tedesca. Decise di tentare la fortuna all'estero dopo essere rimasta senza lavoro per un anno in Spagna. Scelse Berlino perché «era più economica di altre capitali europee, come Londra», e non posso fare altro che darle ragione, dopo aver pagato 5 euro per un cappuccino e una fetta di torta. Tuttavia Marta all'inizio non è riuscita a trovare un lavoro correlato al suo percorso di studi, ma poi nemmeno in altri settori, principalmente a causa delle difficoltà nell'imparare il tedesco. «La cosa peggiore è sentirsi inutili» mi confida. «Scoprire Volvemos mi ha dato qualche incoraggiamento, perchè ho visto imprese che valorizzavano profili uguali al mio e a ciò che sto facendo all'estero». 

Un pò più scettica si mostra Lilian (36), che considera che la piattaforma sia «troppo simile ad altri centri per l'impiego e non offra alcuna garanzia». Si trasferì a Berlino dopo aver perso il suo lavoro da giornalista in Spagna, ed ora ha un minijob in un'impresa di pulizie: «L'immagine della Germania che ci hanno venduto non è vera». Non è la prima spagnola alla quale sento dire queste parole a Berlino. «I minijobs sono super precari e servono solo a mascherare i dati sulla disoccupazione» critica Lilian. E quando le viene chiesto se volesse andarsene subito da Berlino la risposta non lascia spazio ad interpretazioni: «Sì, certo».

Talenti che ritornano

Se c'è una cosa su cui tutti gli spagnoli che ho incontrato a Berlino sono d'accordo è che la Spagna «sta lasciando scappare il talento che ha formato». E questo, in molti casi, perchè i giovani «non si sentono valorizzati». È il caso di Mireia (22), che ha scelto di chiedere una borsa di studio per lavorare in un laboratorio, seguendo un dottorato, «perché in Spagna non avrei avuto le stesse opportunità».  

Domandandole cosa secondo lei servirebbe per far tornare i giovani spagnoli in patria, si dimostra abbastanza categorica nel rispondere: «Un cambio di mentalità, per iniziare. Il governo dovrebbe smetterla di essere egoista». Diego è d'accordo con lei, ed aggiunge un'altra osservazione sulle imprese spagnole: «Stiamo osservando che imprese ed amministrazioni che utilizzano il nostro servizio non voglio sostanzialmente pagarlo. E questo è inevitabilmente un problema, per noi e per gli expat che vogliono tornare indietro».

Quello in cui Diego è impegnato è un ambizioso piano di "recupero talenti" iberici in giro per l'Europa, il quale però non può funzionare senza il supporto delle amministrazioni pubbliche e delle imprese spagnole. «Quello che possiamo fare senza il loro sostegno è chiaramente insufficiente rispetto all'entità del problema». E avverte: «E' necessario incoraggiare il dibattito in merito. I giovani spagnoli non torneranno a qualsiasi prezzo». 

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Questo articolo fa parte della serie di reportage EUtoo 2015, un progetto che cerca di raccontare la disillusione dei giovani europei, finanziato dalla Commissione europea.