Legida a Lipsia: tutti contro la "stampa bugiarda"

Articolo pubblicato il 28 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 28 gennaio 2015

Mercoledì scorso il gruppo anti-islamico Legida ha manifestato per la seconda volta a Lipsia. Chi sono i manifestanti che marciano tra un «Wir sind das Volk» (Noi siamo il popolo, ndt) e «Lügenpresse» (Stampa bugiarda, ndt)?

Uno sguardo sulla loro passeggiata serale (Parte 1).

Mentre aspettano, i giornalisti si scaldano in un caffé proprio accanto ad Augustusplatz. Da qualche giorno fa freddo. Solo settimana scorsa c'era un vento che attraversava Lipsia, che si sarebbe potuto interpretare in modo metaforico. Solo un argomento dominava sempre, per tutto il giorno, la città: gli attacchi al giornale satirico Charlie Hebdo e la prima manifestazione di Legida. Adesso, a due ore dalla seconda riunione di Legida, fa solo molto freddo. Nel caffé ci sediamo in cortili circondati da vetrate, dove sono stati allineati i tavoli: pensionati con torte di lampone, famiglie col passeggino e in due tavoli si sente parlare arabo. Voglio dire, che bel gruppetto.

Dopo che: 1) La manifestazione a Dresda del 19 gennaio mattina è stata annullata per via dell'allarme terrorismo; 2) I fondatori di Legida Lutz Bachmann e Kathrin Oertel hanno parlato lunedì per la prima volta con la "stampa bugiarda"; 3) Bachmann mercoledì mattina si è dimesso dal ruolo di presidente dell'associazione (su Facebook sono stati trovati certi suoi vecchi post e una sua foto con i baffi di Hitler); e 4) poco prima era circolata la notizia falsa secondo cui la 'passeggiata serale' sarebbe stata modificata, sappiamo bene che mercoledì sera aspettarci.

Le prime auto della polizia sono arrivate di prima mattina, stasera dovrebbero esserci circa 4.000 uomini. Ora, intorno ad Augustusplatz, i veicoli si ammassano uno contro l'altro. Alle 17 la piazza è ancora semi-vuota, sembra di essere in un villaggio sperduto. I contro-manifestanti, però, sono arrivati da un pezzo. Senza la tessera da giornalista nessuno può più passare oltre il blocco dei contro-dimostranti e della polizia. Uno dice esplicitamente che vorrebbe partecipare alla manifestazione. Una poliziotta dice: «Ci siamo noi a decidere chi può passare e chi no». Ma non dice quali siano i criteri di scelta.

Profughi, furti di biancheria, eccetera eccetera

Molti, naturalmente, non entrano in quel quadro che solo la settimana scorsa si trovava nella pagina #No Legida del blocco. Un uomo con la giacca da pescatore, per esempo, che è già lì un'ora e mezza prima dell'inizio. Passeggia un piede dopo l'altro e pretende di vedere la tessera del giornalista quando gli poniamo una domanda. Poi dice: «Qui abbiamo molto da dire contro la stampa bugiarda». È difficile dire come abbia fatto a capire, con una breve occhiata al documento, che non ha a che fare proprio con quest'ultima. Ma sembra soprattutto essere felice di poter finalmente dire la sua.

Parla velocemente, si potrebbe quasi pensare che si era preparato a casa:«Dunque. Ho 48 anni e sono cittadino tedesco. Nel 1989 sono sceso in piazza contro Hockener e compagnia bella. Oggi sono qua per diversi motivi: noi di qui, vicino a Lipsia, a Paunsdorf, siamo già considerati un ghetto, nasce un quartiere di profughi dietro l'altro. La criminalità è abbastanza alta:  furti di biancheria, eccetera eccetera eccetera. Di rumeni, bulgari o russi da noi ce ne sono un'infinità. Islamizzazione? Beh, in ogni caso sono sempre di più». Dopodiché segue un tentativo maldestro di parlare dei lavoratori turchi in Germania.

La Germania fa schifo e voi ne siete la dimostrazione

Anche un giovane vestito in modo alternativo sembra fuori posto. Una volta lo si sarebbe incontrato in uno dei molti centri sociali autonomi di Lipsia. Ha 31 anni, è musicista e artista. Perché è qua? Perché vede come il suo paese si sta dissolvendo tra società parallele. Parla in modo cauto: «Si cercano i propri simili. Gli asiatici qua stanno tra di loro, i turchi hanno il loro Shishabart, per loro, ognuno ha il suo gruppetto. Non che ci sia niente di male, ma questo porta alla creazione di società parallele. Non so se l'essere umano è abbastanza maturo per vivere in armonia, io temo di no. E già lo vediamo: ci sono guerre tra quartieri, dobbiamo controllare questa immigrazione senza freni, altrimenti è il caos».

Si interrompe quando i contro-manifestanti gridano in coro «Vattene!» ed esprimono la loro disapprovazione. Ha paura di "questa gentilezza, questa tolleranza", che per lui sarebbe fasulla. Forse questo è il solo punto che si potrebbe ancora cercare di capire: qui c'è una folla che grida«La Germania fa schifo, e voi ne siete la dimostrazione!», qui c'è una folla che tenta, con la violenza, di forzare il blocco e questo fa sicuramente paura a molti. E ancora: qua si nega il pensiero 'o bianco o nero', quindi qui non predomina la logica polemica di una manifestazione e della contro-organizzazione?

L'armonia che la settimana scorsa si trovava dall'altra parte,  vale a dire l'amicizia reciproca e lo stringere la mano al prossimo, ora la si può vedere anche qui.  Si ride insieme facendo la coda alla bancarella che vende zuppa di patate - una specie di caldaia, Uralt-Look - si scambiano grossolane barzellette da collegiali davanti alle toilette mobili affittate: «Ma perché le donne ci mettono così tanto in bagno?»Risposta ironica di un uomo panciuto con la bottiglia di birra in mano:«Peccato, hanno spento le luci a teatro e nella Gewandhaus. Il risparmio energico è già arrivato a questi livelli».

Ma continua anche la cantilena della 'stampa bugiarda', naturalmente.

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Leggi qui la seconda parte del nostro reportage su Legida a Lipsia.