L'editore indipendente nell’era del 2.0

Articolo pubblicato il 09 dicembre 2015
Articolo pubblicato il 09 dicembre 2015

Nell’epoca della comunicazione senza fili, del Wi-Fi e dei Kindle dove tutto è a portata di "clik", potrebbe sembrare quasi obsoleto dedicare una fiera all'editoria, soprattutto se poi parliamo di quella “indipendente”. Troppo coraggiosi o troppo mainstream? Lo abbiamo chiesto a chi in questo mondo ci lavora e ha partecipato dal 6 all'8 novembre 2015 al Pisa Book Festival

Il PBF, giunto ormai alla sua XIII°edizione, è il salone nazionale dedicato alla case editrici indipendenti che con 150 editori espositori, oltre 200 eventi e 500 ospiti nazionali e internazionali è diventato negli anni un appuntamento imperdibile per gli appassionati del libro.  L'idea alla base di quest'iniziativa, come afferma la sua direttrice Lucia Della Porta, è che “la lettura è apertura verso nuovi mondi” e gli oltre 25.000 visitatori di quest'anno evidentemente la pensano allo stesso modo - me compresa - confermando l'eccezionalità che questo evento riveste nel panorama italiano. 

Persone di tutte le età hanno affollato gli stand che offrivano una scelta di più di 100.000 libri, gruppi di scolaresche gremivano le sale e gli stessi studenti dei licei hanno partecipato attivamente organizzando alcuni degli incontri in programma nei tre giorni di festival. Gioventù, indipendenza, scelta: sono le tre parole chiave che per me meglio descrivono questo evento che mi ha dato la possibilità di parlare direttamente con editori e librai e di rivolgergli alcune domande.

Che cosa significa essere un editore indipendipente oggi?

Facendo un giro tra i vari espositori presenti al Palazzo dei Congressi, la mia attenzione ricade sulla tavolta imbandita della Del Vecchio Editore, casa editrice nata a Roma nel 2007, che vanta alcune delle copertine più belle che io abbia mai visto. Uno stile grafico bel riconoscibile e altamente personalizzato, una delle linee guida e bandiera del concetto di "indipendenza" portato avanti da questo editore. E' così che mi sono avvicinata per domandare a chi lavora sul campo e le mani in pasta ce le mette tutti i giorni, cosa significa essere un editore indipendente  in Italia oggi?

Alla mia domanda mi rispondono con un'altra domanda: « Chi non vuole essere indipendente nel 2015? ». Sarebbe più corretto partire cercando di capire cosa intendiamo noi oggi per editoria indipendente perché oggi tutto è indipendente, essere indipendenti è il mainstream del momento. E' come un'etichetta che uno si appiccica per cercare di entrare nel giro in del momento e che dovrebbe assicurati pubblicità e successo. Poteva funzionare all’inizio, ma ora non è più così. 

Per noi il successo deriva soprattutto dall’avere un progetto editoriale ben strutturato, la capacità di rischiare intercettato gli sviluppi letterari, e la cura del prodotto. E queste sono i tre punti intorno a cui ruota il loro essere indipendenti, potendo scegliere cosa produrre e non ciò che conviene per il mercato. Non seguire il mercato, ma trovare uno storytelling diverso che ti faccia imporre sul mercato: la ricerca è il cuore pulsante del progetto indipendente per punta sulla qualità e non necessariamente alla quantità. Ricerca che include tutte le fasi del progetto editoriale, dalla costruzione delle reti con le case editrici originarie degli autori stranieri alla visual communication, che si avvale di professionisti di talento che elaborano un prodotto che deve essere bello anche esteticamente. Tutto per cercare di invertire una tendenza che vede limitare la libertà del lettore e circoscrive le sue possibilità di acquisto a quei libri che si trovano scontati o proposti come il fenomeno del momento. 

La voce di un libraio indipendente

 Se c'è chi pensa a produrre un prodotto di qualità c'è anche chi poi questo lo propone e lo vende al pubblico. E' stato interessante anche sentire il parere di chi per mestiere fa il libraio e d'indipendente invece ha una libreria. La Fogola di Pisa è una libreria a gestione familiare, di una famiglia fatta di solo donne amanti dei libri e appassionate cultrici della "lettura indipendente". Io parlo con Monica Bellomini, la titolare, che insieme a sua figlia al PBF gestiva lo stand della Minimun Fax e della Marcos y Marcos. 

Se oltrepassato lo scoglio della produzione si arriva al momento della distribuzione si pone poi il problema di come vendere un libro di un editore indipendente, e soprattutto, dove. Il mestiere del libraio esiste ancora anche se stenta a rimanere a galla e la Fogola è ancora uno dei piccoli baluadi che fa della costante ricerca di "bei libri" e del consiglio al lettore un tratto distintivo della sua professionalità. 

L'importanza della qualità su tutto, che si tratti di autori di case indipendenti o di grandi gruppi, è quella la linea da seguire secondo loro. E' la cura del lettore, ascoltare le sue domande e cercare di indirizzarlo verso quello che secondo loro potrebbe essere il libro giusto da leggere aspettando il loro feedback, commentando insieme e scambiandosi pareri su quello che si è letto. E vista l'occasione, non mi sono fatta sfuggire anche io la possibilità di ricevere i preziosi consigli della signora Monica.

E' davvero utile un festival sull'editoria indipendente?

Ad entrambi ho chiesto cosa pensassero del Pisa Book Festival e se lo trovassero un'occasione utile per diffondere veramente un'editoria indipendente ed entrambi si sono trovati concordi nell'affermare che il festival è una sicura occasione di visibilità. Permette di entrare in contatto diretto con i lettori affezionati e di aquistarne dei nuovi che magari non hanno occasione di avere vicino casa librerie come la Fogola. 

Il mio come il loro è un bilancio tutto in positivo per il festival: mi ha dato l'occasione di affacciarmi da vicino ad un mondo che non conoscevo affatto, mi ha aperto la mente su una serie infinita di possibilità di nuove letture.