L’edilizia, un settore migrante

Articolo pubblicato il 14 maggio 2008
Articolo pubblicato il 14 maggio 2008
Il settore edile in Spagna, colpito dalla crisi dei mutui subprime, è quello che impiega il maggior numero di lavoratori immigrati. E dove sono più presenti gli abusi sul lavoro.

Il settore edile è quello che, secondo l’Istituto nazionale spagnolo dell’impiego (Inem), è la causa di oltre il 50% della disoccupazione generata da maggio del 2007 in Spagna. La crisi, dovuta al boom immobiliare e alla crisi dei mutui subprime ha colpito soprattutto il settore delle costruzioni, che è anche quello che occupa il maggior numero di immigrati.

Normalità apparente

Dalle organizzazioni spagnole che difendono i lavoratori come l’Unión General de Trabajadores (Ugt, Unione Generale dei Lavoratori) o Comisiones Obreras (Ccoo), è affermato che l’operaio extracomunitario «è molto più vulnerabile» al momento di essere licenziato rispetto ad un cittadino dell’Ue, dal momento che il primo, per mancanza di tempo e soprattutto per necessità “di sopravvivenza” più urgenti, non è informato delle leggi e normative che riguardano i salariati.

La storia di Pleopeanu Mitika, operaio rumeno nel settore delle costruzioni da circa un anno a Siviglia, è simile a quella di tante altre persone che cercano una vita migliore in un paese diverso da quello di origine. Secondo quest’uomo di 38 anni, la sua situazione in Spagna è «completamente legale». Non si sente «per nulla» discriminato e lavora lo stesso numero di ore dei suoi colleghi, con il medesimo stipendio: 40 ore settimanali, 1.000 euro mensili e iscrizione alla Seguridad Social (il sistema di copertura sanitaria, ndr).

Pensa che l’entrata della Romania nell’Ue abbia influito in questo “trattamento”? Non ha dubbi, «si». In seguito aggiunge: «Sono fortunato rispetto ai miei colleghi», infatti Pleopeanu, grazie anche a questo impiego sta per diventare padre.

Gustavo Barbosa, il suo datore di lavoro, elogia questo operaio, e assicura che la sua impresa non permette che si assuma qualcuno senza regolare contratto. Ma Gustavo sa benissimo che esistono situazioni in cui i datori di lavori si guardano bene dall’assicurare ai lori impiegati le tutele fondamentali come il Tfr (Trattamento di fine rapporto) o le malattie pagate.

Immigrazione e precarietà

I sindacati sostengono, all’unanimità, che l’immigrazione viene spesso associata all’irregolarità del mercato del lavoro, a causa del fatto che gli immigranti sono impiegati in attività meno “tutelate”, che permettono più facilmente di far loro accettare condizioni di lavoro precarie.

Questa ipotesi è sostenuta da Morgan Gitau Waruiru, presidente della Federazione Costruzioni spagnola legni e affini (Fecoma) del Ccoo. Dopo quasi dodici anni di lavoro precario nell’agricoltura, industria del vino, del gas e in ultimo, nelle costruzioni, decise di affiliarsi alla Ccoo. In quel momento Morgan si è reso conto che per «qui è appena arrivato, e non come turista», la cosa migliore è rivolgersi agli organismi competenti e denunciare la propria situazione. La legge, assicura, «qui funziona».

La maggior parte delle imprese che lavorano nel settore edilizio lo fanno tramite il sistema degli appalti, per cui si sa che «si tratta di un periodo di tempo limitato», e quindi precario.

In questo marasma, spesso ci si trova di fronte a infrazioni gravi in ambito legale. Morgan pensa, soprattutto, ai diritti per la maternità, la malattia o alla liquidazione. Spesso, visto che nel Paese di provenienza dell’immigrato non esistono, si ha la tendenza a pensare che queste persone non ne intuiscano neanche l’esistenza. «Bisogna semplicemente non avere paura», perché, ricorda Morgan, «abbiamo risolto molti casi di lavoratori in situazioni irregolari, riuscendo a far punire il datore di lavoro».