Le reazioni tedesche dopo la storica sentenza della Corte internazionale di giustizia

Articolo pubblicato il 20 febbraio 2012
Articolo pubblicato il 20 febbraio 2012
Il più importante organo giudiziario delle Nazioni Unite, la Corte Internazionale di Giustizia, il 3 febbraio ha deliberato che la Germania non può essere perseguita da altri Stati per i crimini commessi durante la Seconda guerra mondiale.
La sentenza arriva dopo che la Corte di Cassazione italiana aveva condannato la Germania, in due diverse sentenze del 2004 e 2008, a risarcire Luigi Ferrini, deportato, e i parenti delle vittime del massacro Civitella, non riconoscendo quindi l’immunità per i crimini di guerra prevista dal diritto internazionale.

La reazione dei media tedeschi alla sentenza dell’Aja si è rivelata sintetica e imparziale. La maggior parte dei quotidiani e dei settimanali ha scelto semplicemente di riportare i fatti. Il caso in questione è preso come spunto per chiarire alcuni principi di diritto internazionale piuttosto che come un’occasione per esprimere un giudizio sulla legittimità della richiesta di un risarcimento da parte delle vittime dei crimini nazisti. Alcuni giornali, tuttavia, hanno risollevato il problema sull’adeguatezza del programma di indennizzi già previsto dalla Germania. Tale problema è importante in quanto una delle dispute centrali del governo, prima ancora della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia, era il fatto che qualsiasi tipo di risarcimento individuale richiesto dalla Corte italiana comprometteva i tentativi di recupero messi in atto dalla Germania all’indomani della fine della guerra.

Il risarcimento per il massacro di Civitella

Il titolo della sentenza “immunità giurisdizionali dello Stato” comunica che il nodo della questione è se sia o meno possibile intentare un procedimento civile contro uno Stato sovrano, in una Corte di un altro Paese. Proprio ciò che è avvenuto in Italia. Nel 2008 la Corte di Cassazione aveva stabilito che la Germania avrebbe dovuto risarcire i sopravvissuti al massacro avvenuto nel villaggio toscano di Civitella, dove furono uccise più di 200 persone. La Corte aveva confiscato una villa sul Lago di Como appartenente alla Repubblica Federale di Germania e una parte degli incassi provenienti dal traffico ferroviario nella zona di frontiera. Su questi beni e incassi avrebbero potuto rivalersi i sopravvissuti. La Corte Internazionale ha però respinto la decisione giudicandola come una violazione della “obbligazione dovuta dall’Italia alla Germania”. È ora compito del governo italiano garantire che non vengano prese decisioni simili in futuro.

Il portale liberale Zeit Online e il liberal-conservatore Der Tagesspiegel riconoscono la situazione imbarazzante in cui si trova la Germania ogni qualvolta un gruppo di vittime dei crimini di guerra chieda un risarcimento. Entrambi ricordano però che gli unici aventi diritto al risarcimento sono coloro che subirono “persecuzioni di matrice nazista”, come la deportazione e l’internamento in campi di concentramento. Sempre secondo Zeit Online non varrebbe la pena richiedere i risarcimenti in quanto il sistema di indennizzo attuale offre ai sopravvissuti dell’olocausto una media di 150 marchi per ogni mese di internamento. A molti altri, come i prigionieri costretti ai lavori forzati o le vittime di crimini di guerra, il diritto di richiedere un risarcimento non è riconosciuto in modo esplicito dalla Germania. Per questo motivo dovranno aspettare un diverso accordo politico che garantisca un indennizzo.

Il caso di Luigi Ferrini, il primo a chiedere un risarcimento

Luigi Ferrini, che intentò la prima volta una causa civile nel 1998, è presente nei vari report giornalistici come elemento catalizzatore del caso della Corte Internazionale di Giustizia. In pochi altri giornali, oltre allo Zeit Online, l’accento è spostato invece sull’aspetto umano di questa vicenda. Nell’agosto del 1944, Ferrini fu catturato nella sua città natale Talla (Arezzo) e deportato a Kahla (Turingia), dove fu costretto a lavorare per la costruzione di tunnel sotterranei che avrebbero permesso l’assemblaggio del Me 262, un bombardiere tedesco di nuova generazione. Quasi 1.000 prigionieri persero la vita a causa della fame e delle pessime condizioni di lavoro. Ferrini, seppur gravemente malato, sopravvisse e tornò in Toscana. Oggi, all’età di 85 anni, sta ancora aspettando di ricevere un risarcimento per ciò che soffrì allora. Ma l’opinione più interessante riguardo alla sentenza della Corte Internazionale la troviamo in Der Spiegel, secondo il quale “La Germania intenta una causa contro l’Italia e vince. Ciononostante, mentre gli sconfitti accettano il risultato, altri governi in tutto il mondo tirano un sospiro di sollievo”. Vale a dire che se la Corte avesse deciso diversamente si sarebbero aperte le porte a un fiume di richieste simili provenienti da persone che vivono in Libia, in Afghanistan o nei Balcani.

L’opinione pubblica in Germania riguardo alla questione degli indennizzi per i crimini nazisti sembra essere come al solito poco uniforme. Un lettore tedesco, commentando su Zeit Online si è chiesto: “perché io, a 24 anni, dovrei essere ritenuto responsabile per i crimini commessi da persone vissute quasi un secolo fa? L’importante è che questi errori non vengano mai più ripetuti. Da insegnante sto facendo la mia parte”. Un altro lettore invece si chiede se non sia il caso allora che un sopravvissuto al massacro di Cartagine nel 146 a.C. o della Guerra dei trent'anni nel 1618 chieda anch’egli un risarcimento sulla base delle questioni sollevate dall’Italia. Un altro ancora si chiede se la Germania dei nostri giorni possa davvero essere considerata come diretto successore della Germania del Terzo Reich: “gli alleati hanno permesso alla Germania di raggiungere la sua attuale situazione. Come ha affermato il ministro delle finanze Schaüble, la Germania non è più stata un vero e proprio Stato sovrano dalla fine della Seconda guerra mondiale”.

Foto di copertina: (cc) Chapendra/flickr; video: (cc) euronews.