Le radici greche e il pensiero europeo.

Articolo pubblicato il 29 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 29 gennaio 2015

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Come affrontano la situazione ellenica gli impiegati greci dell'UE?

Domenica 25 gennaio, giorno di elezioni in Grecia. Come si comporteranno i greci che per lavoro vivono a Bruxelles? Sostengono la politica europea nei riguardi della Grecia? E l’austerity? Mettono in discussione l’approccio europeo al problema?

Essere realistici sulla situazione attuale

Gli emigranti greci che ho incontrato si tengono strettamente informati sulle notizie e sulla politica in Grecia. Sembrano toccati e preoccupati dall’attuale situazione socio-economica e dello stato dei fatti in politica. Sono in contatto con amici e familiari che vivono in Grecia, e vanno a visitarli quando possono. Quando Dimitri, che lavora alla Commissione Europea, guarda indietro a quando era ancora in Grecia nel 2004, sorride e dice:

“Avevo l’impressione di essere povero quando guardavo i greci guidare machine belle e costose! Mi sentivo in parte felice e orgoglioso, perché pensavo “Bene, la Grecia è un bel posto in cui vivere”. Ma anche allora sapevo che non era la vera economia”

I greci che ho intervistato mi hanno confermato come molti problemi non sono ancora stati risolti. Parlano del settore pubblico, che manca di trasparenza e dovrebbe essere razionalizzato. Manouela, anche lei impiegata presso la Commissione Europea, afferma che non potrebbe sperare in sbocchi professionali che il suo grado di qualificazione meriterebbe.

 “Colpa delle clientele”. Ci spiega che nel settore pubblico “I favoriti del sistema politico” fanno carriera. “Anche quando queste persone non sono laureate, riescono ugualmente ad ottenere un lavoro”.

“Il settore pubblico è un casino” gli fa eco Dimitris. Entrambi sperano che Tsipras dia impulso a questa delicata riforma, ma lui vuole “assumere nel settore pubblico e nazionalizzare nuovamente le aziende”.

Due settimane fa, il proprietario greco di un bar a Bruxelles mi ha detto “l’evasione fiscale è uno sport nazionale”. Dimitris conferma: “il pagamento delle tasse è un problema, le persone che riescono ad evitarle, lo fanno, quelli che non possono, gli impiegati ad esempio, sono tassati”. Il sentimento di ingiustizia che appare pensando alla tassazione è forte, anche perché più si è ricchi e più è facile bypassare il sistema.

Alla ricerca di un’alternativa all’austerity

Nonostante i greci che ho incontrato siano favorevoli ad alcune riforme nel loro paese, non supportano completamente le politiche di austerity, e dubitano anche circa la bontà dell’orientamento economico preso dall’UE. “Ma questo non influisce sul mio impegno Pro-Europa”. Dice Manouela. Per Ariadni, stagista presso la Commissione europea “Dubitare della politica economica europea non vuol dire mettere in dubbio l’impegno pro-Europa. Non credo che solo i greci abbiano dubbi circa la politica economica europea”

Devo dire che sono stato felice ad aver incontrato all’interno delle istituzioni europee persone che sembrano sperare in qualcos’altro, oltre l’austerity. Themis, stagista presso la Commissione affari interni UE, ha una posizione federalista. “L’austerity da sola non è sostenibile per l’Europa”. Secondo lui, l’Europa non può essere solo “libero mercato”, perché “tagliare sul welfare sta alienando l’identità europea”. Molti dei miei intervistati pensano a soluzioni alternative come “piani d’investimento” o “discutere la ristrutturazione del debito come un problema europeo e non solamente greco”, anche permettendo alle persone, invece che ai partiti politici, di decidere attraverso un referendum…

Questo spiega perché alcuni greci (ma ovviamente anche di altre nazionalità) che lavorano agli affari europei sostengono Syriza. Per Themis “Syriza potrebbe essere una buona soluzione.. ma sappiamo che non c’è un buon partito, sceglieremo solo il male minore”. I veri cambiamenti possono essere portati avanti solo da una “voce forte” afferma Manouela. “Quando è social-democratico, il messaggio non è forte abbastanza”.

Alcuni dei suoi colleghi che lavorano alla Commissione Europea sostengono con forza Syriza. Tuttavia Syriza è una coalizione di 13 partiti, “non è omogenea” e quindi persiste l’incertezza su quale politica verrà alla fine portata. Inoltre aggiunge che nell’elettorato di Syriza “puoi trovare persone che condannano l’UE, ma anche persone che vedono nell’UE ancora poco coraggio e che spingono per avere più riforme, e poi hai anticapitalisti accanto a banchieri che sperano che Syriza riduca le tasse. Tutti sono molto confusi”

Sentirsi Europei

Sembra difficile capire cosa pensa esattamente la popolazione sull’UE. “C’è una generale percezione negativa riguardo l’UE, ma tutti condannano ancora in primo luogo i governi precedenti” dice Ariadni. Per Themis, i greci sono ancora in maggioranza pro-Europa, “questo è ciò che dicono gli ultimi sondaggi”. Comunque sia, solo i greci hanno diritto a decidere cosa sia meglio per la Grecia. “Non è normale che i politici UE diano la loro opinione sulle nostre elezioni!”, ha risposto arrabbiato uno dei miei intervistati al telefono. Il suo volo per la Grecia era già prenotato per la mattina successiva, in quanto i greci possono votare solamente in Grecia (e tutti loro hanno espresso estrema irritazione per questo fatto).

Chissà, forse la Grecia potrà portare un vento di cambiamento sull’Europa. Come ha detto un membro greco del Parlamento Europeo “noi non siamo solo subordinati, siamo azionisti dell’Europa”. E questo è anche il motivo per cui noi europei siamo così interessati in quello che avrete da dirci oggi. Buone elezioni!