Le radici dell’odio: la crisi d’identità della società occidentale

Articolo pubblicato il 18 novembre 2015
Articolo pubblicato il 18 novembre 2015

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Riflessioni tra passato e presente - Un viaggio nel tempo per comprendere le cause dell'odio, alla ricerca di una vera e propria identità della società occidentale. Un percorso da costruire per le future generazioni, partendo dall'oggi.

È chiaro, siamo la Géneration Bataclan, quella dei “giovani, in festa, aperti e cosmopoliti” colpiti dagli attacchi terroristici di nostri coetanei, immersi in quella che facciamo fatica a concepire come guerra.

Ma da dove ha inizio questo odio disarmante che scopre il velo di un’Europa travestita di libertà, da ormai tempo solo spettatrice di guerre oltre confine? Per capirlo bisogna esaminare l’identità perduta dell’Occidente o, per dirla meglio, bisogna andare alla nascita del concetto di identità individuale: laddove il senso della collettività è stato rimpiazzato dalla prevalenza del singolo. Un viaggio indietro nel tempo che ci riporta alla Rivoluzione Francese, proprio nel cuore di Parigi nel 1789.

È lì che ebbe inizio il fenomeno noto come secolarizzazione, ovvero il passaggio da uno stato predominato dalla costante religiosa alla laicità. Passaggio – di vera e propria desacralizzazione – che si può individuare con un momento ben preciso: quello del 3 ottobre 1793, quando Philippe Jacques Rühl, deputato del Basso Reno alla Convenzione Nazionale, ruppe la Sacra Ampolla dell’abbazia di Saint-Remi a Reims attraverso la quale erano consacrati tutti i re di Francia. Così, insomma, venne meno il concetto di unione con la trascendenza, fino ad allora perfetto mezzo per giustificare il potere di chi era al comando e l’esistenza stessa. Così si ruppe l’icona della sacralità sovrana e si infransero sicurezze religiose, spirituali, psicologiche e culturali che tale ordine sacrale giustificava.

A questo si sostituirono il concetto di popolo e i suoi valori, leitmotiv dell’Occidente, capisaldi francesi: liberté, égalité, fraternité sfociati nell’Illumismo, ossimoro del concetto di religiosità nonché filosofia base della Rivoluzione Scientifica. A ciò si affianca la Rivoluzione Industriale, altro rinforzo alla distruzione del sacro. I primi sintomi iniziarono però ad emergere con il Romanticismo, quando lo smarrimento dell’epoca fu evidente attraverso le espressioni dei suoi intellettuali. Una risposta si ebbe con il Positivismo: il movimento che affidò il compito di sostituire il sacro alla scienza al quale ben si sposò, durante la seconda metà dell’Ottocento, l’affermarsi dell’uomo della società borgese. Intanto però il nichilismo riportò a galla la condizione di nullità di senso, di fronte alla perdita di ogni tradizionale risposta ai perché della vita. I totalitarismi del Novecento, poi, ne costituirono la tragica emorragia.

Ed è al termine di questo percorso di smarrita identità occidentale che si approda agli anni Cinquanta, quando attorno alla Capitale francese iniziarono a formarsi le precarie banlieue con l’arrivo di giovani dalle colonie. Ma questi immigrati, con i loro saldi principi religiosi, iniziarono a scavare nelle coscienze dell’uomo occidentale, messo di fronte ad una realtà persa da secoli seppur ben presente nell’inconscio storico. Due realtà diametralmente opposte della stessa medaglia, infastidite reciprocamente dalla propria coesistenza fittizia. Da qui iniziò a scavarsi la ferita arrivata alla rivolta delle banlieue nel 2005. Da qui, nel 2015, ecco che i più deboli figli nati in Francia da immigrati risentono doppiamente della crisi di identità dell’uomo occidentale, persi nel limbo delle proprie radici culturali lontane da casa e un luogo natio incapace di integrare, perché incapace se stesso di dare ai propri concittadini un vero e proprio credo che rimpiazzi l’eco della frattura della Sacra Ampolla. Perché quello che viene definito l’uomo cyber con la sua idolatria della tecnologia o il suo inventarsi virtualmente al di fuori di sé, non può costituire una risposta per queste popolazioni, così come costituisce un semplice nebbioso anestetico per l’uomo occidentale. Perché neppure il dio denaro, la moneta unica, il troppo ancor flebile concetto di Europa o il catholicisme zombie”  possono rispondere a questo bisogno.

Ed ecco che questi giovani, persi nel loro mondo borderline, cedono al male alla ricerca di un’identità mai avuta, partono dalla Capitale riempiendo quel vuoto con l’arruolarsi nella cellula malata che, più di ogni altra, vuole abbattere questo liquido Occidente, causa della loro inquietudine. Per farlo, non potevano che partire colpendo il simbolo di quanto identificato come il male dove tutto ebbe inizio: la bella Ville Lumière.

È allora chiaro come la necessità di integrazione – e solo una visione miope e anacronistica non ammette il naturale corso della storia, orientata e destinata al multiculturalismo – debba prima partire da una vera ricerca identitaria dell’uomo occidentale. Si è visto, finora, spesso una convivenza ipocrita, un voltarsi dall’altra parte e, solo in isole felici, magari tra le vie di quei quartieri “borghesi, progressisti e cosmopoliti” parigini, una reale integrazione. È necessario quindi ridefinire un sistema complesso di valori reali che possano essere guida per l’occidentale, prima di tutto. Solo allora si potrà parlare di vera e propria integrazione e raggiungere pienamente i tre assi portanti occidentali: liberté, égalité, fraternité. Solo allora il vero senso di libertà e freschezza che i cuori più puri possono percepire sotto al cielo di Parigi, potranno influenzare positivamente la civiltà. Solo allora potremo essere tutti, spensieratamente, en terrasse. Perché come solo un genitore realmente integro nella sua identità personale può esser vera guida per un figlio, così l’uomo occidentale potrà essere vera casa per i suoi nuovi figli, una volta raggiunta la maturità sociale perduta. E per farlo, ancora una volta, bisogna partire dall’educazione dei più piccoli, spiriti liberi da ogni inclinazione all’odio e al culto dell’avere predominante sull’essere. La strada è ancora lunga, solo all’inizio, sempre che si abbia la volontà di tracciarla e che a tracciarla siano veri intellettuali e professionisti, non improvvisate guide capaci soltanto di smuovere consensi sul flusso delle emozioni, accecati dal desiderio di altrettanto odio e supremazia. Intanto, i cuori più puri, continuino a stare en terrasse.