Le "pupe del Pagliarelli", delle bambole per la libertà

Articolo pubblicato il 12 dicembre 2015
Articolo pubblicato il 12 dicembre 2015

In tempi difficili, quando qualcuno afferma che in carcere non valgono i diritti sanciti dalla Costituzione, dal Pagliarelli di Palermo arriva la risposa più bella delle detenute. La loro forza, la loro voglia di riscatto e l'amore per il mondo esterno hanno creato le bambole. Vi raccontiamo la storia del progetto di Antonella Macaluso, Giuseppina Genzone e della coop Pulcherrima Res.

Dietro agli occhi di quelle bambole di pezza colorata che stringono tra le mani c’è un mondo inespresso, da scoprire e raccontare. Le detenute del carcere Pagliarelli di Palermo fabbricano pupe che contengono i loro sogni. Sono sogni comuni di donne comuni, come tutte le altre, con le mani che tremano e gli occhi lucidi, sono sogni di riscatto sociale. Dietro le sbarre, però, quei sogni diventano straordinari. Tagliano, cuciono, desiderano.

«Anche noi siamo parte di quel mondo esterno»

«Queste bambole raccontano la voglia di fare», dice Sabina. Ha un metro per prendere le misure attorno al collo, lo sguardo fisso sulla stoffa da calibrare con cura, per non sbagliare il taglio di un solo centimetro. E la voglia di far vedere che anche loro sanno fare qualcosa, che sanno elaborare, rendersi parte del mondo anche se per adesso sono tagliate un po’ fuori. «Siamo parte anche noi di quel mondo esterno – dice - siamo tutte uguali». Il progetto "Le pupe del Pagliarelli” è appena nato ma il successo è stato immediato. «Il cuore mi diceva che sicuramente sarebbe stato molto gradito fare questo tipo di attività – racconta Rosaria Puleo, capoarea giuridico pedagocico della sezione femminile del Pagliarelli – le donne hanno la voglia di mettere in gioco la loro creatività, di non pensare, di lottare contro la tristezza e la depressione che spesso le affligge. Hanno tantissime cose da dire, tantissime parole che rimangono troppo spesso chiuse nei loro cuori». Parole che, grazie a quelle bambole con gli occhietti e le bocche disegnate vengono fuori, anche se a stento.

Queste pupe sono create dalle donne della casa circondariale del Pagliarelli

“Penso alla mia famiglia – dice Mariella che all’interno del Pagliarelli si dà da fare anche in cucina preparando pietanze per l’intera sezione – mi manca moltissimo, ogni bambola creata in queste settimane è un dolce pensiero rivolto a loro”. L’idea è di Antonella Macaluso e Maria Carmela Ligotti, che da anni partecipano ad iniziative di volontariato all'interno del carcere di Palermo finalizzate allo svago e al reinserimento sociale delle detenute. Il successo è stato immediato. L'obiettivo è creare impresa. “Partiamo dal presupposto dell'insegnamento di un mestiere - commenta Antonella Macaluso - che in questo caso riguarda la produzione di manufatti artigianali, delle bellissime bambole, che saranno in seguito commercializzate con l'obiettivo di creare lavoro e di restituire la speranza alle donne del Pagliarelli”. Ogni bambola avrà un nome e conterrà un cartellino con un pensiero espresso dalle artigiane: “Queste pupe sono create dalle donne della casa circondariale Pagliarelli - si legge - le pupe raccontano la storia e la bellezza che ognuno di loro porta dentro di sé ed esprimono volontà di riscatto e cambiamento. Ogni pupa è unica, ha un nome diverso, perché diversa è la storia e l’anima di chi la realizza”. Sarà possibile "adottarle" dal 12 dicembre all'Oratorio di Santa Cita dove avverrà l'esposizione e la vendita con il cui ricavato saranno coperte le spese vive per l'acquisto dei materiali.