Le metamorfosi di Emy: quando la natura diventa arte

Articolo pubblicato il 27 aprile 2015
Articolo pubblicato il 27 aprile 2015

A Emy le idee più belle vengono quando esce il sole. E come ogni brava strega riesce a fare, in quei giorni girovaga per il bosco cercando boccioli secchi da risvegliare e legnetti recisi a cui dare nuova vita

Chiamatela “environmental art”, “green art”, “land art” o semplicemente design. Fatto sta che la materia modellata da Emy Petrini, floral designer toscana, è la natura. Insieme all’amica fotografa Beatrice Speranza crea gioielli. Da sola, modella sculture floreali e decori.                                                                                                             Classe 1967, diploma di interior design alla mano, nel 2000 riesce ad aprire a Lucca uno spazio riservato all'arte. Ma la città che ha scelto, spiega Emy, non è pronta ad accogliere la sua iniziativa e così il suo spazio chiude. Non resta che fare una cosa: andare. Dove? In Galles, «per studiare in una delle più importanti scuole europee di design floreale, dove ho trascorso un anno impegnativo, totalmente dedicato allo studio» spiega Emy.

Gli ingredienti 

Il verde dell’erba si mischia alle sfumature di terra rossa e legno, si accoppia con i colori vivaci del glicine, si orna di piccioli e foglie di vite, si lusinga con campanelle di eucalipto. «I materiali che scelgo sono semplici, spesso erbe infestanti, rami che ormai partecipano al ciclo naturale di vita-morte della Natura».

Il tutto, inebriato dagli effluvi di una pozione d’amore, vola fino a Parigi alla mostra “La matière du Bijou”, alla Galleria Maitre Albert che ha visto esposte con gran successo alcune delle creazioni realizzate dall’artista italiana. «La Natura mi ha regalato una libertà nuova, racconta Emy – mi ha suggerito nuovi modi di ripensare l'identità e l'esistenza. Vedere i visitatori piacevolmente colpiti dalle mie creazioni mi ha fatto stare bene, mi ha dato una grande forza»

La formula magica

La creatività, che solitamente si pensa sia figlia del dolore, in questo caso nasce dalla terra. Dal bosco. Dalle vigne. Dal vento. Dalla morte anche, in certa misura, perché Emy raccoglie vegetali caduti, ricicla senza mai recidere, intreccia, piega e deforma, dona vita, muove pezzetti di natura morta verso le grandi sale bianche delle esposizioni. 

«È proprio nell'osservazione silenziosa della perfezione e della forza di certi alberi, – continua così come della bellezza del ciclo naturale della vita con la sua varietà di colori, che ho scoperto una Natura viva, che mi ha suggerito creazione ed impulso. Camminavo nel bosco per ore e iniziavo a raccogliere rami, foglie, cortecce, arbusti. In questi elementi  trovavo forma, variazioni, improvvisazioni. Ho iniziato a lavorare con gli elementi vegetali creando piccoli assemblaggi e composizioni».

La parte più affascinante avviene poi sulle colline di Lucca  dove Emy abita – e all’interno del suo laboratorio, un ex fonderia adibita a rifugio e nido. «Abito a Valgiano, un borgo antico sulle colline, è un posto magico, amo passeggiare nelle colline intorno  sono circondata da vigneti e oliveti, ed è proprio qui che recupero il materiale vegetale per il mio lavoro. Seguo l'alternarsi delle stagioni e i lavori agricoli che le contraddistinguono; ci sono periodi dell'anno che mi dedico alla raccolta delle potature di alberi da frutto, olivi, viti, salici; trasferisco quei rami, che poi lavorati diventeranno un Sole, un Vulcano o una Cornice di tralci, nello Spazio Officina, il mio laboratorio, un altro luogo di grande magia, in centro storico a Lucca».