Le Meraviglie di Alice Rohrwacher : come dovrebbe essere la nuova prospettiva del cinema italiano

Articolo pubblicato il 03 aprile 2015
Articolo pubblicato il 03 aprile 2015

Il film di Alice Rohrwacher esprime ciò che poche realizzazioni cinematografiche fanno, reinserendo nel contesto il ruolo dello spettatore e avvalendosi di un tipo di racconto lontano dagli schemi narrativi propri del cinema italiano

La campagna umbra, un vecchio casolare, una famiglia che vive seguendo una libertà sconfinata e, allo stesso tempo, una costrizione inopportuna: è lo scenario di Le Meraviglie, scritto e diretto da Alice Rohrwacher, uscito in Italia a maggio 2014 e premiato con il Grand Prix Speciale della Giuria alla 67esima edizione del Festival di Cannes.

La protagonista è Gelsomina, figlia maggiore di Wolfgang - apicoltore tedesco dai modi bruschi - e  Angelica, una donna esile e malinconica. Gelsomina, introversa e fuori posto, vive un rapporto di accettazione e rifiuto verso lo schema di vita “libero”  propugnato dai genitori e matura l’esigenza di fuggire. Attorno alla famiglia ruotano personaggi emblematici: una collaboratrice tedesca della stessa età dei genitori, un ragazzo in affidamento e un’attrice dai capelli color chiaro di luna, simbolo di una bellezza esterna alla libertà “offerta” dal padre.

Gelsomina è un’adolescente che evolve superando le incongruenze che le sono state imposte fino a quel momento. II suo percorso è una crescita presente in molte pellicole ma trattata in modo nuovo : non c’è corruzione, ma solo purezza illimitata nel suo agire. Non servono le parole per spiegarlo; basta una coppia di api che le percorre il viso.

Il lavoro delle immagini e lo spettatore attivo

Le Meraviglie rappresenta un modo nuovo di sentire il cinema che propone una dialettica lontanissima dalla cinematografia italiana recente. Alice Rohrwacher stravolge i ritmi e concede un flusso nuovo che ricorda modalità lontane del “fare cinema”.

In Italia, i registi indicano spesso  letture specifiche e predeterminate dei loro film; quasi tutte le opere sono  scandite da una narratività logica e serrata che non lascia molto spazio al “forse”: il ruolo di interprete dello spettatore è posto ai margini.

Sarà per questo che per trovare qualche analogia bisogna accostarsi a cinematografie lontane: Il Ritorno (Vozvraschenye), film russo del 2003 diretto da Andrei Zvyagintsev, tratta le stesse tematiche; qui i protagonisti sono due fratelli succubi di un padre autoritario. La loro crescita viene raccontata tramite piccoli gesti e appare quasi invisibile. I tempi della narrazione invece ricordano quelli dilatati e personali di Winter Sleep (Kis uykusu), Palma d’oro del 2014, realizzato dal regista turco Nuri Bilge Ceylan.

Benchè se il questo film siano scanditi dal vento, , in Le Meraviglie sono i ricordi che, dettati dal cuore e dalla mente, a metà tra il reale e l’onirico, si stagliano su un muro, quasi fossero ombre proiettate da un oggetto inesistente.

Al di là dei salti cinematografici Le Meraviglie è degno di essere oggetto di indagine perché rimane unico nel panorama italiano. Certo, si intuiscono le ispirazioni e le contaminazioni, ma il film vive di vita propria senza ancorarsi a un linguaggio preesistente.

“Non può essere tutto semplice” è una frase che viene pronunciata ad un certo punto del film da uno dei personaggi. Sembra quasi che sia la regista stessa a proferirla visto che  il suo lavoro si concentra su  azioni e sentimenti difficili da comunicare. Eppure, Alice Rohrwacher riesce nell’intento attraverso il ritorno a un cinema in cui non tutto ciò che si vede risulta logico, ma, sicuramente, carico di senso.