Le influenze del conflitto iracheno nelle relazioni israelo-palestinesi

Articolo pubblicato il 15 ottobre 2002
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Articolo pubblicato il 15 ottobre 2002

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La questione principale posta nelle più serie fra analisi politiche di oggi, è non se, ma quando inizierà la guerra con Saddam Hussein, e se vi sarà o meno il supporto dell’appoggio del Consiglio della Sicurezza dell'ONU. In Medio Oriente si è da poco celebrata il secondo anniversario dall’inizio dell’”Intifada Al-Aqsa”.
Qual’è il collegamento tra questi due principali problemi internazionali e quala il metodo politico adottato dagli Stati Uniti in questioni così diverse?

Il presidente Bush ha respinto ogni possibilità di una soluzione pacifica perché – come dice – egli non crede nella buona volontà di Saddam di far mostrare agli ispettori ogni installazione militare irachena. Il primo ministro Sharon ha rifiutato del pari ogni possibilità di continuare il processo di pace, perché egli non crede nella buona volontà di Arafat (non l'abilità!) di punire i membri delle organizzazioni teroristiche palestinesi.

Anzitutto: in entrambi i casi v’è una discrepanza tra le aspettative degli Stati Uniti e d’Israele sia sulle altre parti del conflitto (l'Iraq e l’Autorità Palestinese), sia su quello che potrebbe essere accettato. Questo per dire che nessun presidente USA permetterebbe ad alcuna commissione straniera di controllare il programma militare degli Stati Uniti, anche se includesse armi di distruzione di massa, armi chimiche e biologiche ecc.. Inoltre le esportazioni USA di questi materiali pericolosi è fuori controllo – come si evince dal caso dell'Iraq. Negli anni ’80 il governo degli Stati Uniti esportò armi chimiche proprio in quelle fabbriche irachene oggi obiettivo degli ispettori ONU.

Lo stesso dicasi per Israele – è impensabile ch’essi giudichino il proprio popolo, responsabile dell’omicidio di membri del governo palestinese (e delle loro famiglie), anche se è ciò che esattamente Israele si aspetta dall'Autorità Palestinese. Sharon ha messo facilmente Yasser Arafat sotto arresti domiciliari perché (legitimamente) ha necessità di punire chi ha assassinato cittadini israeliani. Ma chi giudicherà coloro che hanno massacrato i cittadini palestini?

In secondo luogo, c’è una montante sfiducia fra i due stati, l’uno è potenzialmente pericoloso per l'altro. Eppure la ragion d’essere delle norme internazionali moderne è quello di trovare una soluzione pacifica che eviti la guerra. L'istituzione più alta di questo ordine mondiale sono le Nazioni Unite. Qual è il loro ruolo oggi?

Alla fine di settembre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite fece passare una risoluzione che condannava gli arresti domiciliari di Yasser Arafat nella sua residenza in Ramallah ed il bombardamento da parte delle forze israeliane. Israele ha rifiutato questa decisione come molte volte in passato.

Per i palestinesi queste decisioni sono argomenti politici molto forti contro Israele. Possono mostrare così a tutto il mondo che Israele è un agressore senza rispetto di qualsiasi legge internazionale, e che ciò che primariamente i palestinesi hanno a cuore è il mantenimento delle norme internazionali.

D’altro canto Israele ha fatto dipendere la sua esistenza dal proprio potere da sempre. L'unico alleato che Israele può vantare sono gli Stati Uniti. Solamente gli Stati Uniti possono essere un arbitro giusto nel processo di pace, rispettato da ambo le parti perché hanno un mandato politico chiaro, forte e potente. Non le Nazioni Unite. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è la piattaforma per il compromesso tra i cinque più importanti paesi del mondo attuale - paesi con opinioni divergenti. Potrebbe un loro compromesso reappresentare una buona base per negoziare un problema così complicato?

Nel caso dell'Iraq, gli Stati Uniti finsero di prendere in considerazione le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza in maniera estremamente seria. Ciò ch’è certo, è che Israele rappresenta una grande minaccia internazionale se connessa all'Iraq. Israele non rispetta le risoluzioni perché vanno contro i loro piani di difesa contro il terrorismo o contro le loro rivendicazioni territoriali. L’Iraq per ora ha promesso che rispetterà pienamente le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza sul controllo delle armi di distruzione di massa e sulla libertà di azione degli ispettori ONU in Iraq. E comunque gli Stati Uniti vogliono una nuova, più severa risoluzione…

L'amministrazione Bush ha cambiato la strategia di negoziato e di dialogo per una strategia di potenza e braccio di ferro. La retorica del compromesso di Clinton è cambiata per la retorica dell’egemonia di potere di Bush.

La strada per far guerra all’Iraq è ora spianata. Il piccolo cammino verso la pace in Israele sta rapidamente scomparendo. Qui bono?