Le donne guadagnano meno, ma non dite che è colpa loro

Articolo pubblicato il 08 marzo 2012
Articolo pubblicato il 08 marzo 2012
Congratulazioni alle polacche e condoglianze alle estoni. Le donne d'Europa non sono uguali. Nemmeno la diffusa disuguaglianza di stipendio tra uomini e donne nello stesso posto di lavoro le unisce. E mentre in Polonia questo divario si attesta al 2%, in Estonia si innalza fino al 27%, superando ampiamente la media europea che si aggira intorno al 17%.

La sede madrilena delle istituzioni europee, sotto il motto "A uguale lavoro, uguale stipendio" , ha visto lunedì 5 marzo l'incontro di varie donne esponenti del mondo della politica, dell'impresa, dell'arte e della comunicazione per cercare di chiarire perché al giorno d'oggi, in pieno XXI secolo, l'equazione fra lavoro e salario sia ancora sproporzionata. In primo luogo, perché questa sembra essere una preoccupazione meramente femminile, a giudicare dal sesso prevalente tra gli assistenti all'incontro: maggioranza schiacciante di donne. Uno dei pochi uomini presenti ha provato a identificarne le cause: “dubito che l'impresario paghi deliberatamente meno una donna per il semplice fatto di esserlo, semplicemente cerca l'opzione più comoda e, purtroppo, la maggior parte delle donne si sottovaluta e chiede meno salario di quello che chiederebbe un uomo al suo posto”. Nuria Chinchilla, presidente di NCH&Partners e membro del Top Ten Management Spagnolo, lo conferma dicendo che “le donne son più portate a cedere sulle clausole del proprio stipendio, per paura di quello che dirà la gente”.

Le famose quote rosa e la nuova decisione del Parlamento Europeo

Il Commissario Europeo alla Giustizia, Diritti Fondamentali e Cittadinanza, Viviane Reding, ha annunciato questa settimana l'imminente proposta di una legislazione che garantisca la presenza minima di uomini e donne nei consigli di amministrazione delle imprese. La famosa quota rosa, la cui utilità continua (e continuerà ancora, a quanto pare) ad essere messa in discussione, e dallo stesso Parlamento Europeo. La risoluzione è stata votata dalla Commissione per i diritti della donna il 28 febbraio scorso e si adotterà a pieno dal 12-15 marzo. Con questo testo, gli eurodeputati reclamano la presenza di più donne nella politica e nelle imprese, fino a raggiungere almeno il 30% di donne nei consigli di amministrazione entro il 2015 e alzare la percentuale fino al 40% nel 2020.

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Il problema, ancora una volta, è quello delle "opinioni contrastanti". In un angolo del ring, Francia, Italia e Belgio, che difendono l'introduzione delle quote rosa. All'angolo opposto, Svezia, Irlanda e Regno Unito, negando la maggior parte dei punti. Al centro, la Spagna, non per fare da mediatrice, ma perché non si è pronunciata in merito lo scorso 17 febbraio durante l'ultimo dibattito pubblico coordinato dal Consiglio dei ministri del lavoro. Il paese iberico, senza andare lontano nel tempo, è riuscito a passare dal 4% del 2006 a 11.5% nel 2012, restando tuttavia ben al di sotto della media europea. Carmen García Cruz, del Dipartimento Confederale della Donna UGT, ricorda che "bisogna fare attenzione a interpretare questi dati, visto 'aumento della disoccupazione e, il fatto che molti dei posti persi appartenevano a uomini". Facendo due conti: non è aumentata l'uguaglianza lavorativa, se non quella dei disoccupati.

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E finalmente arriva l' eterno problema: quello della conciliazione. Se in termini statistici ci sono 135 donne ogni 100 uomini, Eva Levy, direttrice delle impiegate di Excellent Search, spiega che la donna, davanti al bivio della scelta, “ragiona in modo troppo realistico, e si rassegna a non aspettarsi troppo dal suo lavoro”.

Abbiamo fatto progressi. Teresa Jiménez Becerril, eurodeputata del Ppe, ricorda che “non è passato molto tempo da quando noi donne dovevamo chiedere permesso a un uomo per poter lavorare”, ma ancora resta da fare un lungo cammino. Per fare un esempio, per una volta positivo, ritorniamo nel cuore dell'Europa, il Parlamento Europeo: lì, la media delle donne è del 35%, contro il 26% dei parlamenti nazionali. Inoltre, delle 22 commissioni parlamentarie, otto son presiedute da donne. Ma l'Europa, si sa, è un altro mondo.

Foto di copertina:(cc) stinkie/pinkie/flickr; testo: (cc) TheeErin/flickr.