Le café des Chats di parigi: un'esperienza felina 

Articolo pubblicato il 29 aprile 2014
Articolo pubblicato il 29 aprile 2014

Non sono mai stato un gran­de ap­pas­sio­na­to di gatti. Sono come dei cer­ca­to­ri d'oro, in­ten­ti ad ar­raf­fa­re. O come delle pro­sti­tu­te; si la­scia­no toc­ca­re per un tor­na­con­to ma­te­ria­le, non de­na­ro, ma cibo. Pre­fri­sco la fe­del­tà ge­nui­na del canis fa­mi­lia­ris. Ma sono di ampie ve­du­te, così sono an­da­to al Café des Chats, nel terzo ar­ron­dis­se­ment di Pa­ri­gi.

Non ap­pe­na entro al "Café des Chats" mi dicono di pu­lir­mi le mani con un an­ti­set­ti­co dal­l'o­do­re ter­ri­bi­le. Nor­mal­men­te, que­sto è quel­lo che si fa dopo aver toc­ca­to degli ani­ma­li, non prima. La vertià è che gli umani talvolta sono più spor­chi dei gatti. Per for­tu­na ho una buona tempra e non mi of­fen­do. Mi di­co­no anche che è vie­ta­to toc­ca­re i gatti men­tre dor­mo­no.

Scen­do le scale che por­ta­no a un se­min­ter­ra­to dalla luce ac­co­glien­te. Sem­bra es­se­re stato ri­ca­va­to di­ret­ta­men­te dal sub­stra­to roc­cio­so di Pa­ri­gi. Una sorta di con­for­te­vo­le se­gre­ta. Al­cu­ni gatti dor­mo­no bea­ta­men­te in cuccette che sono delle vere e proprie nicchie sui muri. Uno se ne sta di­ste­so su un ta­vo­lo men­tre una fa­mi­glia lo ac­ca­rez­za. Un altro beve del tè dalla tazza di un uomo con la barba. Sem­bra di es­se­re en­tra­ti in in­ter­net tra le tantissime immagini dei felini.

Ma ciò che più mi in­te­re­res­sa non sono i gatti, bensì gli umani. Che tipo di per­so­ne sono quelle che pren­do­no il caffè con un gatto?

Os­ser­vo i clien­ti in­tor­no a me e non posso fare a meno di pen­sa­re che siano loro i veri ani­ma­li. I gatti dor­mo­no tran­quil­la­men­te o si muo­vo­no si­nuo­sa­men­te e con ele­gan­za. Gli umani vanno a ten­to­ni, ur­tan­dosi gli uni con­ gli altri, con gri­do­li­ni di ec­ci­ta­zio­ne. Due ra­gaz­zi de­ci­do­no che, se non pos­so­no toc­ca­re i gatti che dormono, li sve­glie­ran­no in modo da po­ter­lo fare.  Un gatto dorme vi­ci­no a un pia­no­for­te. I ra­gaz­zi sba­tac­chia­no le chia­vi, emet­ten­do un suono davvero fastidioso, il gatto si sve­glia, mentre, con fare trion­fan­te, lo fanno schiz­za­re via.

Un al­ge­ri­no di nome Ali sta se­du­to in un an­go­lo. É ro­bu­sto e solo ma ha un bellissimo sorriso.

Spie­ga che i gatti hanno di­ver­si si­gni­fi­ca­ti cul­tu­ra­li nei vari paesi. “In al­cu­ne parti del­l'A­fri­ca si bru­cia un gatto per at­ti­ra­re la buona sorte quan­do qual­cu­no parte per un posto lon­ta­no”. Ma nella sua na­ti­va Al­ge­ria, “i gatti vanno in giro come gli pare. En­tra­no per­si­no nelle mo­schee.” Ali mi rac­con­ta che, quan­do era più gio­va­ne, li­ti­ga­va col padre per­ché non permetteva che il gatto man­gia­sse con loro a ta­vo­la, “quin­di io mi por­ta­vo un ta­vo­lo in ca­me­ra e man­gia­vo lì col gatto. Lui aveva il suo pic­co­lo piat­to ac­can­to a me e ci nutrivamo in­sie­me.” Per­ché è ve­nu­to al Café des Chats? Tira fuori dalla tasca un ri­ta­glio di gior­na­le, mo­stran­do­mi la pub­bli­ci­tà che ha ispi­ra­to la sua vi­si­ta. 

I gatti, come i bam­bi­ni, al­le­via­no la sof­fe­ren­za e l'im­ba­raz­zo nelle interezioni sociali. Se vicino a noi c'è un bam­bi­no o un ani­ma­le, tutti i si­len­zi im­ba­raz­zan­ti spariscono semplicemente carezzando le suddette crea­tu­re. Si può in­te­ra­gi­re senza par­la­re. Non bi­so­gna nean­che avere qual­co­sa in co­mu­ne, basta toccare il pelo e sor­ri­der­si a vi­cen­da, mentre ci si trova in pre­sen­za di que­sto terzo par­te­ci­pan­te. Per al­cu­ni clien­ti, è proprio questo il ruolo dei gatti. 

Vendere il proprio corpo in una cantina parigina

Il gatto con gli stivali si rivolterebbe nella tomba se vedesse queste feroci macchine assassine raggomitolate sui divani mentre vendono il proprio corpo in un seminterrato di Parigi. C'è una curiosa tensione fra la vera natura del gatto e la sua realtà quotidiana. I gatti domestici conducono una doppia vita. Cacciano in maniera spietata gli uccellini e fanno a pezzi i topi, per poi tornare a casa a farsi grattare le orecchie mentre dormono. Un umano che si comportasse in questo modo verrebbe bollato come uno psicopatico schizofrenico, ma gli altri clienti non sembrano pensarla così.

Due ragazze americane particolarmente coinvolte corrono a destra e a manca mentre inseguono gioiosamente un piccolo gruppi di gatti. Le distolgo dalla caccia per sentire la loro opinione. Perché sono venute al Café des Chats? “Perché i gatti sono carinissimi!” Perché sono carini? “Perché sono così carini!” esclama Sarah, 21 anni. Mi stupisco del talento americano per le verità lapalissiane. “Sono molto carini,” continua Sarah, “e sono davvero morbidi e rassicuranti. Vogliono solo poltrire e bighellonare, e questa è esattamente l'atmosfera che ci dovrebbe essere in un caffè accogliente come questo. Ti mettono dell'umore giusto per rilassarti e goderti la vita.

Le parole di Sarah si rivelano piuttosto maligne. Nicole, un'altra cliente del Café des Chats mi parla dell'eccezionale potere terapeutico degli animali. “Nelle carceri fanno terapia coi cani,” dice, “e alcuni dei detenuti dicono ‘se non avessi passato 5 minuti al giorno con un cane, mi sarei già ammazzato.’” Gli animali vengono usati sempre più nelle prigioni con una funzione terapeutica, per aiutare i carcerati a vincere traumi emotivi. Addirittura, "la terapia assistita con gli animali" è un trattamento riconosciuto per i tossicodipendenti. I clienti del Café des Chats si stanno forse sopponendo inconsapevolmente a una terapia?

"La vostra dolcezza in cambio del mio denaro" 

Cosa può dirci il Café des Chats sulle condizioni della società? É un sintomo della nostra ossessione verso gli stimoli sessuali? Materialismo nella sua forma più grezza? Piuttosto che stimolare il cervello con un giornale, oggi i clienti dei caffé stimolano il proprio corpo con un gatto. Il sensuale rimpiazza il cerebrale. O forse il Café des Chats è un sintomo della solitudine inerente alla condizione umana, una solitudine che viene accentuata dalla frammentazione sociale della metropoli moderna. Viviamo sempre più vicini gli uni agli altri, eppure sembriamo essere sempre più lontani. Forse gli animali possono aiutarci a superare questa alienazione? O forse il caffè è il sottoprodotto di una crisi economica che ci ha privati delle risorse per mantenere il nostro gatto domestico, malgrado aumenti la nostra brama di coccole confortanti e di affetto smodato?

Mentre cerco di prendere il mio portafogli, sono colpito dal tremendo affronto che questi gatti sono costretti a subire (o che sarebbero costretti a subire se fossero gatti Marxisti). L'oltraggio di essere “maneggiati” da estranei che non li conoscono, né vogliono conoscerli: “la tua morbidezza in cambio dei miei euro.” Questa non è una relazione sociale fra pari, è una relazione economica per mezzo della quale un essere vivente diventa un oggetto con un valore economico, feticismo della merce, reificazione nuda e cruda. Ma Samantha, una delle impiegate del caffè, mi rassicura. Dice che i gatti non subiscono alcuna pressione per esibirsi: “a volte decidono di dormire tutto il giorno … vanno dai clienti solo gli va.” è una relazione simbiotica nella quale i gatti e i clienti condividono il bottino emotivo. Ci vorrà del tempo prima che io balli con un gatto al chiaro di luna, ma i miei pregiudizi su di loro sono cambiati.