Le bombe in Medio Oriente? Distruggono le speranze di pace

Articolo pubblicato il 20 luglio 2006
Articolo pubblicato il 20 luglio 2006

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Israele attacca il Libano. Ma anche nei territori palestinesi aumenta la violenza. Sotto gli occhi impotenti della comunità internazionale. E dell’Europa.

Continuano i combattimenti tra israeliani e palestinesi che ogni giorno mietono nuove vittime. Israele dispiega i propri carri armati al confine con Gaza e ne bombarda l’unica centrale elettrica. Un colono israeliano viene trovato morto a Ramallah. I militari israeliani arrestano 26 deputati e 8 ministri , mentre i miliziani palestinesi continuano a lanciare razzi Qassam sui territori israeliani.

Allarme bomba notturno

La violenza esplode nel momento sbagliato. Tre settimane fa il riavvicinamento tra palestinesi ed israelianisembrava ancora possibile. Dopo settimane di negoziati il governo di Hamas ed al-Fatah, il partito del presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen), si erano accordati su una linea condivisa.

Entrambi avevano firmato il cosiddetto “documento dei prigionieri”, che promuove la nascita di uno stato palestinese all’interno dei confini (precedenti la guerra dei sei giorni, ndr) del 1967, riconoscendo implicitamente lo stato di Israele. Un documento che doveva essere sottoposto a referendum popolare per l’approvazione il 19 luglio (ndr).

L’Ue, inoltre, per la prima volta dalla vittoria elettorale di Hamas dello scorso gennaio, aveva ripreso ad assicurare l’assistenza umanitaria alla popolazione palestinese, la cui situazione era notevolmente peggiorata nei mesi precedenti.

Particolarmente critica è la condizione di Gaza. Da quando Israele ha bombardato la centrale elettrica nella Striscia la fornitura di energia è saltuaria. Per questo motivo gli ospedali lavorano a ritmo ridotto. Persino l’acqua arriva solo quando c’è corrente elettrica e le notti sono ritmate dal frastuono delle bombe: la paura che amici o familiari restino vittime degli attacchi aerei è costante.

105 milioni di euro per i palestinesi

La comunità internazionale osserva attonita il Medio Oriente sull’orlo della guerra: il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite sostiene che l’intervento israeliano contraddirebbe il diritto internazionale. Gli europei al contrario non riescono ad unificarsi su una posizione chiara. Stati tradizionalmente più critici con Israele come Finlandia, Svezia e Irlanda vogliono una condanna chiara dell'Ue sulle operazioni israeliane. Altri come Francia, Germania e Gran Bretagna ricercano una posizione più moderata.

Una metà degli Stati membri spinge affinché Israele sia fermato immediatamente. Gli altri invece richiedono il rilascio dei soldati israeliani prima di cominciare a discutere le sanzioni contro Israele.

L’Unione Europea condivide un unico punto: la popolazione civile ha bisogno d’aiuto, e al più presto. Il Commissario Europeo per le relazioni esterne e la politica europea di vicinato, Benita Ferrero-Waldner, ha affermato che il primo sostegno concreto dovrebbe consistere nella distribuzione agli ospedali di Gaza della benzina necessaria alla produzione di energia. Nel frattempo gli europei hanno messo a disposizione dei palestinesi 105 milioni di euro per ospedali, scuole ed infrastrutture. Non è abbastanza, ma almeno è un inizio.

La fine del conflitto israelo-palestinese è sempre più lontana. Tanto maggiore è la durezza con cui Israele colpisce, tanto più numerosi saranno i soldati che i gruppi radicali palestinesi prenderanno in ostaggio. E la pace in Medio Oriente oggi non è più una speranza realistica: è un’utopia.