Le 5 sfumature di grigio di Antonio Tajani

Articolo pubblicato il 18 gennaio 2017
Articolo pubblicato il 18 gennaio 2017

Eletto presidente del Parlamento europeo a seguito di un accordo tra il Ppe e l'ALDE di Guy Verhofstadt, Antonio Tajani si siederà su una delle tre poltrone più importanti delle istituzioni UE. Un uomo del palazzo per il palazzo, grigio tra i grigi, europeista dopo il fallimento della sua carriera politica nazionale. Ma, come ogni grigio, ha le sue sfumature. Noi ne abbiamo trovate 5. (Opinione)

Non è un'impresa semplice parlare di Antonio Tajani, il nuovo presidente del Parlamento europeo: un uomo abitualmente lontano dai riflettori e dai microfoni, che ha fatto negli anni della moderazione e del restare sottotraccia una bandiera. Una visita al suo sito personale può essere sicuramente d'aiuto in tal senso. Un uomo molto importante e necessario alla macchina europea, a giudicare dal primo punto della voce "Attività", dove riporta che grazie al proprio lavoro "è stato possibile mettere all'angolo l'Europa della finanza e, con la strategia 'Per un Rinascimento industriale europeo', riportare economia reale, industria, Piccole e Medie Imprese e lavoro al centro dell’agenda politica". L'autostima c'è, niente da dire.

Sono in pochi però quelli al di fuori della cosiddetta "Eurobubble" (il giro di chi è addentro la politica e la rete di contatti di Bruxelles e Strasburgo) che possono dire di conoscere il suo nome da prima della sua elezione alla poltrona di presidente. Sorpresa? Non dovrebbe, visto che il personaggio è veramente molto conosciuto sia nel Parlamento che negli ambienti della Commissione. Un appoggio, quello del Parlamento, fin troppo trasversale, che fa in qualche modo a pensare che sia più l'immagine personale che la spinta del suo gruppo europeo (il Ppe, appunto) o quella del suo partito nazionale di origine, Forza Italia, ad averlo portato sulla poltrona più importante dell'emiciclo europeo. 

D'altro canto, sia in casa Ppe che negli uffici di Forza Italia la situazione è quantomai rosea. Il gruppo di centrodestra europeo mantiene ora tutte e tre le posizioni di potere nelle istituzioni UE (le altre due sono occupate da Juncker e Tusk, due esponenti di primo piano del Ppe), mentre il partito di Silvio Berlusconi ha finalmente un piccolo (seppur indiretto) momento di gloria, nel pieno della fase discendente della parabola berlusconiana. Tempi duri per i socialisti europei. 

Ma anche un così grigio eurocrate può avere qualcosa di interessante sul suo conto, basta saperlo cercare.

1. Un passato ingombrante che inizia per B

Il nome di Silvio Berlusconi è a dir poco onnipresente nella storia della carriera di Antonio Tajani. Vicino all'ex Cavaliere sin dal momento della fondazione del suo partito, nel 1994 (si narra fosse presente proprio alla riunione in cui venne fondato Forza Italia), deve l'inizio della sua avventura europea (proprio nel 1994) ad un incidente di percorso: a causa di un errore formale, la sua candidatura per le elezioni nazionali nelle liste di FI non può essere presentata, per cui la candidatura alle europee subentra subito dopo, come una soluzione "di ripiego". Se la testa va a Bruxelles, il cuore rimane a Roma. Prova a ricandidarsi nel 1996, sempre nelle liste forziste e sempre alle elezioni politiche, ma viene sconfitto. E viene sconfitto anche nel 2001, quando (sempre con il partito di Berlusconi) si candida a sindaco di Roma. Deve essere in questo momento che capisce che il suo destino è lontano dai confini nazionali, e che forse sarà più utile e proficuo investire tempo e conoscenze negli ambienti politici europei, investimento che lo porterà poi ad occupare la poltrona più prestigiosa del Parlamento europeo. Tuttavia i nomi di Berlusconi e Forza Italia saranno anche onnipresenti nella carriera del neo presidente, ma sul curriculum presente sul suo sito (dettagliatissimo) non se ne fa menzione nemmeno una volta. Casualità?

2. Fate largo al nuovo che avanza

Antonio Tajani costruisce la sua scalata delle cariche europee sull'accordo, l'amicizia ed il legame personale, l'abbiamo detto. Facile immaginare dunque che egli sia l'italiano che da più tempo di tutti calpesta la moquette dei corridoi delle istituzioni europee, e che abbia una delle anzianità più elevate in assoluto tra tutti i funzionari europei. Questo gli permette di accumulare prestigio, conoscere e farsi conoscere, azioni che lo portano a sommare sulla sua persona un invidiabile numero di cariche europee: europarlamentare dal 1994, diviene Commissario ai Trasporti prima, all'Industria poi (periodo in cui scoppia lo scandalo sulle emissioni Volkswagen), venendo nominato nel 2014 vice presidente del Parlamento europeo, e vice presidente del Ppe. Un uomo del palazzo per il palazzo o del popolo per il popolo?

3. Viva il re!

Questione non secondaria nel passato di Antonio Tajani, quella del suo passato politico. Forzista della primissima ora, Silvio Berlusconi ha riempito una notevolissima fetta della sua vita politica. Ma quale era il suo credo politico prima del 1994? È forse di un democristiano di ferro che stiamo parlando? Non esattamente. Tajani in gioventù milita nel Fronte Monarchico Giovanile, una costola dell'Unione Monarchica Italiana, dichiarandosi peraltro sempre favorevole al rientro in Italia dei Savoia. Un monarchico a capo dell'istituzione europea più democratica che ci sia: un sogno (o un incubo, dipende dai punti di vista) divenuto realtà. Viva il re!

4. Il preferito dai "cattivi"

L'incubo degli europeisti di mezzo continente, il cattivo dei cattivi, Nigel Farage in molteplici occasioni non ha mancato di mostrare il proprio appoggio per Tajani, quando ancora era solo un candidato alla presidenza dell'Europarlamento. «Credo Tajani vincerà, è il più pragmatico». Sicuramente in questo giudizio hanno pesato gli attriti politici con gli altri due candidati "forti" di questa elezione, Gianni Pittella (capogruppo dell'S&D) e Guy Verhofstadt (capogruppo dell'ALDE, nonché negoziatore per la Brexit), ma viene da domandarsi se non ci sia dell'altro dietro. D'altro canto è quantomeno inquietante constatare che l'uomo più odiato dagli europeisti del continente, Nigel Farage, uomo che nemmeno troppo nascostamente punta alla disgregazione dell'Unione, parteggi per uno dei candidati in corsa. Casualità? In questo caso speriamo proprio di sì.

5. Uomo di mondo

Onore al merito: Antonio Tajani è un uomo che parla le lingue. Conoscenza di cui ha orgogliosamente fatto sfoggio sin dal discorso pre-elezione, iniziato in inglese, e poi continuato in italiano, francese e spagnolo. Lodevole, considerando la media dei politici italiani all'estero (e dello stesso Gianni Pittella, accusato di parlare un inglese un po' stentato, e di aver pronunciato il discorso pre-elezione esclusivamente in italiano) e soprattutto in patria. Gli esempi, in tal senso, non mancano. Ora, saremo probabilmente noi di bocca buona, abituati agli "shish" del nostro ex presidente del Consiglio e ai voli in ritardo dell'attuale ministro degli Esteri Alfano a causa della presenza di molto "waind", ma la stampa tedesca ha avuto da giudicare l'inglese di Tajani come un po' "rustico". Troppo tedeschi loro, o troppo italiani noi? Cercasi commentatore proveniente da paese (o pianeta) terzo, in grado di dare giudizio definitivo e inappellabile.

BONUS. Ha una strada a lui intitolata

Avete letto bene: pare esista una città nel mondo che annovera nella propria toponomastica "via Antonio Tajani". È in Spagna, ed è la città di Gijón. Buon auspicio? Difficile dirlo. Considerando che in Italia questo onore, a norma di legge, è riservato a persone con "altissimi meriti" (bene) ma decedute (molto male), non è semplice fare un pronostico in tal senso. Noi evidentemente speriamo abbiano ragione gli spagnoli.