L’Azerbaijan sull’orlo di una rivoluzione?

Articolo pubblicato il 15 aprile 2006
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Articolo pubblicato il 15 aprile 2006

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Dopo l’assassinio del giornalista Elmar Huseynov, cresce la tensione a Baku. Intanto fa la comparsa YOX, un movimento basato sul modello di PORA, l'organizzazione che ha avuto successo in Ucraina.

“Se risulteranno brogli nelle prossime elezioni parlamentari, non si potrà escludere l’eventualità di uno scoppio di una rivoluzione”. Sono le parole di Isa Gambar, segretario di uno dei più grandi partiti all’opposizione in Azerbaijan. Mentre i rappresentanti dell’opposizione credono in una rivoluzione in stile con quelle che hanno scosso la Georgia e l’Ucraina, coloro vicini all’entourage del presidente Ilham Aliev guardano con grande dubbiosità a questo progetto. È lo stesso presidente azero, da 17 mesi succeduto al padre, a dichiarare che “sembra poco probabile una rivoluzione in Azerbaijan”, mentre Aydin Mirsasade, funzionario alla direzione del Nuovo partito dell’Azerbaijan, ha affermato che il paese progredirà rapidamente, rendendo non necessaria una rivoluzione.

Morte di un giornalista

Alla luce dell’allarmante situazione economica nel paese, caratterizzata da un alto tasso di disoccupazione e da una diffusa corruzione, l’affermazione di Mirsasade risulta assurda. La commedia delle elezioni presidenziali del 2003 e le persecuzioni subite dai membri dell’opposizione hanno portato un colpo violento alla democrazia. Gli attacchi contro i giornalisti che criticano il governo sono diventati all’ordine del giorno negli ultimi anni. Successivamente all’accusa d’aver preso parte ai disordini che hanno seguito le elezioni presidenziali del 2003 a Baku, capitale dell’Azerbaijan, Rauf Arifolgu, caporedattore del giornale d’opposizione Yeni Musavat, il più influente nel paese, ha passato quasi 18 mesi di prigione. È stato liberato soltanto nel marzo 2005, grazie alle pressioni del Consiglio d’Europa. Ancora più tragici sono gli episodi vissuti da Monitor, un settimanale in lingua russa. Vista la sua denuncia della corruzione, del non rispetto dei diritti umani, e delle lotte interne per il potere, diversi processi sono stati istituiti nei confronti di giornalisti. Ma, malgrado le minacce e le provocazioni subite in continuazione, i giornalisti hanno proseguito nel loro lavoro. Fintanto che il 2 marzo 2005, il caporedattore Elmar Huseynov è stato violentemente assassinato davanti la soglia di casa. Non si può assolutamente parlare di libertà di stampa per l’Azerbaijan.

L’unione fa la forza

Le dimissioni di Heydar Aliev, presidente dal 1993 al 2003, ha segnato l’inizio di una centralizzazione estesa del potere. Nonostante ciò, la stampa indipendente è stata capace di mantenersi attiva. Ma, da quando suo figlio Ilham ha preso il potere nell’ottobre 2003, l’opposizione e la stampa indipendente si sono ritrovati nella peggiore situazione avutasi nel paese dal 1993, anno dell’indipendenza dalla Russia. Un parlamento quasi totalmente schierato col governo, in cui l’immensa maggioranza dei membri appartengono al nuovo partito d’Azerbaijan al potere, e un potere giudiziario nominato dall’esecutivo in carica, impediscono del tutto qualunque tentativo di democratizzazione. Persino la Georgia di Shevardnaze, l’Ucraina di Kuchma, così come il Kirghizistan d’Akayev (tre ex-stati sovietici che anno recentemente conosciuto un cambiamento di potere) godevano di maggiori libertà civili rispetto l’Azerbaijan di oggi. Il punto di partenza delle forze democratiche è ben più difficile, in particolare perché da un po’ di tempo a questa parte sono aspramente divise. Sembrava però che l’opposizione avesse tratto una lezione utile dalle ultime elezioni. I leader dei principali partiti Musavat, le Front populaire dell’Azerbaijan e il Partito democratico, d’Azerbaijan, hanno dichiarato di essere orientati a formare un unico gruppo d’opposizione da presentare alle elezioni parlamentari che si terranno nell’autunno 2005.

Un altro Pora?

Il nuovo movimento d’opposizione in Azerbaijan, chiamato YOX, che in lingua azera vuol dire “no”, lascia intravedere la speranza di un cambiamento nel paese. Questo movimento si è creato sull’onda di altri movimenti democratici emergenti, come KMARA in Georgia e PORA in Ucraina. “Ci battiamo per un cambiamento democratico del potere e protestiamo contro il regime corrotto del paese”, spiega Razi Nurullayev, fondatore di YOX. L’organizzazione raccoglie diverse migliaia di giovani in Azerbaijan. La sua popolarità cresce sempre più col passare dei giorni. Non solo nel paese. I giovani azeri che studiano all’estero ne promuovono l’immagine e le finalità. Inoltre YOX è costantemente in stretto contatto con i suoi “fratelli” dei paesi vicini, la Georgia e l’Ucraina.

Le reazioni dei paesi occidentali sono decisive per il futuro formarsi di un’organizzazione democratica. Molti abitanti pensano che l’amnistia dei 114 prigionieri politici concessa dal presidente Ilham Aliev il 22 marzo 2005 si è avuta grazie alla pressione costante del Consiglio d’Europa. Questa pressione ha dato all’opposizione la speranza che la democrazia sarà presto raggiunta dall’Azerbaijan. Il popolo si aspetta che gli europei si mostrino fermi e risoluti col potere per quanto riguarda i diritti umani.