L’Azerbaijan diventa europeo?

Articolo pubblicato il 07 novembre 2005
Articolo pubblicato il 07 novembre 2005

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Il 6 novembre 2005 si sono tenute in Azerbaijan le elezioni parlamentari. Ma i partiti all'opposizione e gli osservatori internazionali hanno denunciato la poca democrazia delle elezioni.

La traversata democratica delle elezioni di novembre e la trasparenza del processo elettorale si devono alle pressanti richieste dell’opposizione azera. Organizzata principalmente attorno al blocco elettorale Azadliq (Libertà), si compone di tre partiti: il Müsavat, il Fronte popolar-riformatore e il Partito democratico. Da alcuni mesi davano vita ad un movimento di opposizione in favore dell’“occidentalizzazione” tramite una serie di dimostrazioni che hanno avuto luogo non solo a Baku, la capitale, ma anche nelle province dell’Azerbaijan. Con l’approssimarsi della scadenza elettorale le azioni di protesta furono in gran parte represse dalla polizia fedele al Presidente. Così accadde durante una manifestazione pacifica programmata per il 23 ottobre e massicciamente presidiata dalla polizia. Nonostante ciò, se paragonate alle non democratiche elezioni presidenziali del 2004, si registra stato uno sviluppo non trascurabile. I partiti dell’opposizione hanno avuto la possibilità di presentare le proprie posizioni nella televisione pubblica e ai candidati dell’opposizione è stato concesso di registrarsi presso l’ufficio elettorale centrale senza subire intimidazioni. Bisogna aggiungere che le elezioni sono state viziate da alcuni fatti: circa un milione degli otto milioni di elettori non hanno partecipato alle elezioni perché privi di un documento di identità e in possesso solo dell’ormai vecchio e non più legale passaporto sovietico. Non è stata consentita anche la partecipazione dei più famosi dissidenti azeri come l’ex Presidente Ayaz Mutalibov e il portavoce del Parlamento Rasul Guliyev, che vive in esilio da sette anni. Il Ministro degli Interni e l’Avvocatura dello Stato hanno minacciato i politici, promettendo un immediato arresto in caso di ritorno a Baku. A Guliyev fu rifiutato il permesso di atterraggio all’aeroporto; inoltre, anche se il rilascio è avvenuto nel giro di pochi giorni, durante uno scalo nell’aeroporto ucraino di Simferopol fu arrestato da un officiale di polizia.Vista la paura di “importare la rivoluzione”, lo “squadrone” dell’esercito nazionale e delle unità speciali di polizia bloccarono nel giorno delle elezioni la strada dall’aeroporto fino al centro di Baku.

Movimenti giovanili

La società civile dell’Azerbaijan ha inoltre sperimentato negli ultimi mesi lo sviluppo di diversi movimenti giovanili sul modello del Pora ucraino. Nel febbraio 2005 è sorto il movimento Yox, che significa No e che pacificamente opera verso il cambiamento. La distribuzione di volantini in occasione delle diverse azioni di protesta e il lavoro di informazione nel campo dei diritti umani e della lotta alla corruzione hanno distinto anche l’attività di altre associazioni giovanili quali Yeni Fikir (Idea nuova), Megam (Epoca) e Dalga (Onda). Migliaia di giovani azeri si scambiano oggi opinioni sul futuro del loro Paese nei forum online, nelle chat o nelle mailing list, ma anche oltre gli spazi virtuali: si sono sviluppati negli ultimi mesi circoli di discussione e punti d’incontro animati dal libero pensiero dei giovani. Che sono diventati la spina dorsale della società civile.

Il regime si sfalda

In che modo possano avvenire, se tramite una rivoluzione o lungo un sentiero evolutivo, la democratizzazione del Paese e l’integrazione dell’Azerbaijan nella struttura euroatlantica, è un argomento molto discusso nella stampa azera. Un’evoluzione della democrazia secondo il modello moldavo, dove il Presidente Voronin ha lasciato svolgere le elezioni democratiche parlamentari, è l’opzione preferita dagli analisti internazionali e locali. Verrebbero garantiti allo stesso tempo una certa continuità della classe dirigente del Paese e la democratizzazione, con un’azione “dal basso e dall’alto”, supportata anche dal Parlamento indipendente. Il giornale filopresidenziale 525-ci qezet scrive che lo stesso Presidente Aliyev ha compiuto una «rivoluzione di velluto» con la rimozione del Ministro dello Sviluppo economico e della Sanità e di molti altri importanti uomini di Stato. Il cambiamento è stato ben accolto dagli osservatori europei, anche se è ancora troppo presto per testare la reale volontà di democratizzazione che giace dietro questi provvedimenti. E ovviamente il regime autoritario del Presidente Ilham Aliyev, ereditato due anni fa dal padre, versa in uno stato di crisi e sfaldamento.