Lavoro giovanile, il nuovo capitolo della fiction europea

Articolo pubblicato il 01 luglio 2013
Articolo pubblicato il 01 luglio 2013

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Martedì 28 maggio i grandi capi politici di tutta l’Unione Europea si sono riuniti a Parigi. Da Hollande a Monti, passando da Schäuble e Rajoy. Il motivo era la presentazione di un piano per favorire il lavoro giovanile, una delle piaghe della crisi attuale. I leader hanno parlato di un totale di sei 

miliardi di euro da stanziare per far ripartire l’economia e per permettere ai minori di 25 anni di avere un posto di lavoro. Per adesso hanno solo discusso, e non ci si aspetta niente di più.

Nell’Europa a 27 ci sono 5.960.000 giovani di meno di 25 anni senza un lavoro, un milione in più dell’intera popolazione irlandese. E questi dati si riferiscono solo alle liste di disoccupazione ufficiali di ogni Paese. Il tasso sarebbe, ovviamente, più elevato se considerassimo anche i disoccupati che non vi sono iscritti. Le cifre sono allarmanti e, di fronte a una tale emergenza, i responsabili europei si sono riuniti il 28 maggio a Parigi per proporre le loro soluzioni a questa crisi.

Il presidente spagnolo, Mariano Rajoy, si è chiesto perché l’Ue sia l’unica regione al mondo la cui economia non sia in crescita. François Hollande, da parte sua, parlava della necessità di anticipare il credito alle piccole imprese, in modo da generare occupazione il prima possibile. Parole, parole, parole.

È per questo che un gruppo di giovani spagnoli ha aspettato il presidente Rajoy all’uscita dell’incontro parigino. Essi protestavano, passaporti e titoli universitari alla mano, contro la situazione di disoccupazione provocata, ai loro occhi, dalle politiche comunitarie, situazione che li ha obbligati ad emigrare dal proprio Paese. 

Importanza moderata

Qualche ora prima, Hollande si era riunito con il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, per approvare e presentare un piano di lotta alla disoccupazione giovanile. Si parlava di sei miliardi di euro per frenare al più presto tale “disoccupazione eccezionalmente elevata, questa catastrofe generazionale”, secondo le parole del Presidente francese. Risulta difficile credere che la disoccupazione giovanile preoccupi tanto questi politici, quando quei sei miliardi rappresentano solo lo 0,005% del Pil dell’Ue. Non sarebbe il caso di stanziare più fondi per una causa così importante?

Oltre ai dubbi riguardanti questa somma, se questi fondi dovessero essere ripartiti tra i circa sei milioni di giovani attualmente senza un’occupazione, ognuno di essi riceverebbe 150,5 € all’anno. Un aiuto che ci sembra davvero scarso, non solo per poter trovare un lavoro, ma anche, ad esempio, per iscriversi a un qualsiasi corso di formazione.

Neolingua, come in 1984

Tra tutti i Paesi dell’Ue, uno dei più colpiti dalla disoccupazione giovanile è proprio la Spagna, ed è per questo che il presidente Rajoy ha partecipato al vertice. Delle dieci regioni europee con il peggior tasso di disoccupazione tra i minori di 25 anni, cinque sono spagnole: Ceuta 70,6%Canarias 62,6%Andalucía 62,5%Extremadura 61,6% e Melilla 60,4%. Rajoy, esperto nell’utilizzo della neolingua (il riferimento è all’opera di Orwell), ha parlato di “crescita economica negativa” per riferirsi alla situazione dell’Eurozona, affermando che le riforme realizzate in Europa e auspicate dalla cancelliera tedesca Merkel vanno nella buona direzione. Non sappiamo però se questa buona direzione porti a far sì che un’intera generazione non riesca mai a rendersi indipendente e a creare cittadini a pieno titolo.

Martedì 28 maggio molti leader politici hanno parlato di altrettanti leader, molti nomi propri, ma senza che nessuno desse un nome a tutti questi giovani, a questi 5.960.000 di europei, che non possono lavorare.

Foto: Cortesía de ( Principal) España en París página oficial en Facebook y en texto @ManuTomillo