Lavorare di notte provoca cancro, amore e violenza

Articolo pubblicato il 01 giugno 2009
Articolo pubblicato il 01 giugno 2009
Si fa notte nel cuore dell’Ue. Migliaia di funzionari lasciano i loro uffici e un esercito di lavoratori notturni prende il loro posto. Circa il 20% dei lavoratori dell’Ue lavora di notte: molti sono giovani e non conoscono i pericoli che questo può comportare. Una passeggiata notturna a Bruxelles.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), lavorare di notte aumenta il rischio di prendere il cancro, e non solo. Alterazioni del sonno, perdita dell'appetito, insoddisfazione personale, impoverimento delle relazioni familiari e personali, invecchiamento prematuro e una perdita della speranza di vita media fino a sette anni, sono tra gli altri effetti secondari. Tutto questo senza considerare che gli incidenti sul lavoro aumentano in modo esponenziale in questi tipi di impieghi. Dall'altro lato, la notte, a differenza del giorno, si associa anche a un ritmo di vita più pazzo e divertente. Ha la fama di essere il miglior momento per fare conquiste, per distrarsi o rilassarsi un attimo. Andiamo per la strada a scoprirlo.

Venerdì, ore 21:00: Van Gogh in concerto

IFoto: Eduardo Sánchez Garcésl cielo plumbeo sopra la città annuncia che le piogge intermittenti continueranno per tutto il fine settimana. Ci troviamo nell'atrio rumoroso dell'ostello Vincent Van Gogh. Si sentono a malapena due parole consecutive nella stessa lingua e un gruppo rock locale sta iniziando ad esibirsi per animare la notte dei “saccopelisti”, dei turisti e dei borsisti delle istituzioni europee che alloggiano qui. Al bancone della reception vediamo orologi che marcano le ore di vari paesi e Virginia Descamp (26 anni, Belgio), una bella ragazza dal sorriso sincero, che vaga di qua e di là, a una velocità vertiginosa e che lavora qua da cinque anni come receptionist notturna 15 notti al mese. Virginia parla diverse lingue e, per l'occasione parliamo castigliano. Ci racconta, sempre con il sorriso, «che si trova molto bene in questo posto, sia per la gente che può conoscere che per l'orario». Rispetto ai miti della notte, ammette con sguardo malizioso «che è vero che di notte si fanno più conquiste che di giorno», e riconosce inoltre che le droghe «sono più visibili di notte» anche se lei opta per non assumerle.

Ore 23:30: Pizza d'asporto

Ha iniziato a piovere e ci ripariamo all'interno di una pizzeria d'asporto in procinto di chiudere. Dietro il bancone c'è Anna Mazzurra (23 anni, Italia), la sua faccia riflette una lunga giornata di lavoro, ma ha comunque un'aria simpatica. È a Bruxelles da un anno e lavora fino a così tardi «perché con quel po' di francese che sapevo non potevo optare per altri lavori». Mentre Anna finisce di chiudere il locale con calma, non posso evitare di percepire, dopo aver visto ragazzi di mezza Europa dietro ai banconi dei locali notturni di questa città, che in qualche modo Bruxelles è diventata una nuova Londra per la maggior parte della gioventù europea che è in cerca di una nuova esperienza di lavoro, che vuole imparare le lingue, che vuole realizzare un sogno o semplicemente intraprende un'avventura, e tutto ciò nonostante la disoccupazione in città sia pari al 22% (35% tra i giovani).

Ore 00.00: di notte e con orgoglio

Foto: Eduardo Sanchez GarcésDomani si terrà il Gay pride, quindi la nostra prossima fermata sarà ad un famoso circolo “gay friendly” dove vivono la vigilia dell'evento con un certo entusiasmo: il Boys Boudoir. Entrando ci spiattellano in faccia un secco «siete gay?». Ci riceve con un misto tra curiosità e diffidenza Felix, il proprietario del locale, un uomo di mezz'età, belga di origine spagnola. Sarà lui a presentarci Thierry Lurkin (23 anni,Belgio) un cameriere e Libert Philippe (37 anni ma ne dimostra 10 di meno, Belgio) il gestore del locale. Cominciamo a parlare con Libert che mostra un'aria seria mentre cerca di tenere la contabilità e allo stesso tempo è interrotto dal personale che gli chiede gli orari e risponde educatamente alle domande che gli formulo. Da quindici anni Libert alterna lavori di notte, dai locali notturni alle ambulanze, e dice che «di notte bisogna essere più umani con gli altri, ma il lavoro è più duro». Per Felix, che qualche volta s’intromette nella discussione, «la notte è un lavoro d'amore in cui devi dare alla gente quello che sogna». «Anche se diamo amore non possiamo sperare di riceverlo in cambio» annota Felix. Thierry ha studiato come panettiere e pasticcere e concilia il suo lavoro al Boy Boudoir come baby-sitter durante il giorno. In un futuro si vede pasticcere, però per il momento questa vita gli si addice. Libert aggiunge che «lui non vuole continuare a lavorare di notte fino ai 65 anni», tra le altre cose «perché la notte stanca di più a pari numero di ore, e inoltre tendi ad alzare il gomito di tanto in tanto.

Ore 03:30: Taxi notturno

Al ritorno, Rafik Tanzir (29 anni, Marocco) ci carica sulla sua fiammante Mercedes che ha comprato come investimento insieme alla licenza da tassista. Rafik fa il tassista già da un anno e programma di continuare a farlo per altri venti. Lavora dodici ore al giorno «e con la crisi ci sono giorni in cui bisogna farne anche di più» per guadagnare 120 euro netti. Non gli piace lavorare di notte, tra le altre cose anche per i pericoli in cui si può incorrere: «Non molto tempo fa, una coppia chiese a un mio collega di dargli un passaggio fino a Mons (città vicina al confine francese). Lo pagarono in anticipo, 150 euro come accordato, e quando arrivarono a destinazione lo fecero scendere dal taxi puntandogli contro la pistola, gli rubarono tutti i soldi e lo picchiarono. Da allora ha smesso di fare il taxista». Alla domanda «quando si prenderà qualche giorno di ferie», risponde: «Per quest'anno mi sono già preso troppe ferie, in gennaio, a carnevale e a Pasqua», periodi in cui le istituzioni europee svolgono meno attività. Pago 11 euro per il passaggio. Saluto Rafik e lascio che la città continui con il suo ritmo fino a domani mattina.

Ringrazio Fernando Navarro Sordo per la sua collaborazione a questo articolo.