Lavapiés, il quartiere delle lesbiche di Madrid

Articolo pubblicato il 21 novembre 2013
Articolo pubblicato il 21 novembre 2013

Le storie sembrano avere più carattere quando sono raccontate da coloro che le hanno realmente vissute. Ecco la testimonianza di Julia, che ha lasciato Parigi per trasferirsi in un quartiere di Madrid, a Lavapiés.

Quando sono arrivata a Madrid, il 20 agosto 2012, c'erano 45°C. Avevo uno zaino e una valigia per mano e stavo per andare ad alloggiare sul divano di un conoscente, giusto il tempo di trovare una vera sistemazione. Non sono venuta per un motivo particolare, ma quando la mia storia d'amore parigina si è conclusa, ho deciso che non sarei più ritornata nella mia città.

Lesbica in esilio, avevo voglia di incontrare gente come me il più velocemente possibile. Mi portavo dietro un'angoscia: il timore che alla mia età la gente non avesse più l'opportunità di farsi dei nuovi amici, che non si aprisse più alle novità a meno che non fossero meramente sessuali. Ma io volevo degli amici, non delle amanti. Allora ho iniziato a fare batucada, ho fatto pattinaggio, ho dato lezioni di francese e giocato a calcio a cinque. Attraverso questi ambienti, esclusivamente femminili, sono riuscita a infiltrarmi nel gruppo delle lesbiche di Madrid. Non mi piace generalizzare su categorie di persone, ma vorrei comunque parlarvi dell'impressione che mi hanno fatto le lesbiche di qui. Credo che siano piene di vita e che leghino volentieri con le persone. Si sono sapute liberare dalle convenzioni sociali, accettate invece dalle donne parigine: sii bella, sii magra e trovati qualcuno per passarci insieme il resto della tua vita e fare dei pargoli. Ho l'impressione che siano delle femministe stravaganti e alternative che non vogliono restare in ombra. 

In questo Paese un po' schizofrenico che si liberò molto tardi della dittatura franchista (nel 1977), ma che fu uno dei primi a legalizzare i matrimoni gay (nel 2005), percepisco la loro presenza ovunque: tra i graffiti "longhairlesbians", durante il ladyfest – celebrazione lesbica in cui si mangiano piruletas a forma di cono,– nelle pagine web di dramafreedmadrid – piene di "idee e risorse per lesbiche",- o durante il gay pride degli indignati

Marian, Martouchi, Béa, Isa e Maria...

Le lesbiche di oggi hanno lasciato Chueca, il "Marais (il quartiere ebraico di Parigi, ndr.) di Madrid", per stabilirsi nei quartieri di Lavapiés. Qui, tra barbieri marocchini, ristoranti indiani e bazar cinesi, occupano dei locali carini e non di moda che però diventano bar in cui nessuno ti guarda male se non sei vestita elegante. Chueca, al contrario, è un quartiere caro che sa di plastica e di ghetto allo stesso tempo.

Io le capisco queste ragazze che non vogliono un quartiere tutto per loro, ma vogliono essere solo una minoranza come le altre tra le tante che popolano Lavapiés. Nelle strade scoscese di questi bassifondi per vecchi, le età, i colori e le lingue si mescolano piuttosto bene: è il quartiere di Madrid con il maggior numero di squat e di nazionalità diverse, oltre a essere teatro delle attività associative e politiche più dinamiche.

Qui le lesbiche si muovono tra il centro sociale autogestito e femminista, l'Eskalera karacola e il locale "33"dove si balla; bevono il Mojito e mangiano all'Antigua taqueria. Sembrerebbe che oggi ci siano più locali per ragazze che per uomini a Lavapiés. Ma di buono c'è anche che non sono tutti concentrati in una sola via. È bello incontrarvi gente di ogni genere ed è positivo il fatto che non ci si vada solo esclusivamente per rimorchiare. È confortante il fatto che gli altri locali del quartiere, quelli "non specificatamente LGBT", siano però gay-friendly e che bisogna avere sfortuna per trovare qualcuno che ti faccia pagare una birra più di 2 euro. In qualunque locale di questo quartiere le ragazze si sentono come a casa loro.

A Madrid ho incontrato Marian, che mi è sembrata subito incredibilmente esotica. Mi ha raccontato di essere divorziata da una donna, Martouchi, che ha l'età di mia madre, ma che rincasa più tardi di me; poi Béa che farfuglia il francese, Isa che accoglie tutte le lesbiche nella sua piscina quando Madrid diventa un forno e Maria, sua nipote. Ma ne ho conosciute molte altre che mi fanno adorare Madrid; talmente tante, che potrei continuare a parlarvene fino a domani.

Questo articolo è stato inizialmente pubblicato su barbieturix.com