L’automobile e la crisi economica: l’esempio francese e i timori europei di protezionismo

Articolo pubblicato il 09 marzo 2009
Articolo pubblicato il 09 marzo 2009

Se la crisi che stiamo attraversando in questo momento si fa sentire in più settori, grazie anche all’eco dei media, ve n’è uno che è particolarmente in difficoltà : quello dell’automobile. Ancor più toccato questa volta rispetto alla precedente crisi di settore del 1992, quest’ultimo deve confrontarsi con un crollo significativo della domanda ormai da più di un anno a questa parte. Rapido excursus sulle difficoltà e i provvedimenti presi in Francia e in Europa di fronte a tanto scompiglio.

Un settore in crisi

In occasione di una recente conferenza economica in Arabia Saudita, il presidente del gruppo Renault-Nissan, Carlos Ghosn, ha stimato che le vendite mondiali delle automobili per il 2009 rappresenteranno circa il 55% dei veicoli, contro i 63 milioni del 2008 e i 69 milioni del 2007, e che si dovrà sicuramente aspettare almeno il 2016 per raggiungere le cifre del 2007 (Le Monde – 27 gennaio 2009). Se è vero che è sempre difficile prendere in considerazione questo genere di stime, giacché nessuno sarebbe in grado di dire oggi per quanto tempo ancora dureranno le difficoltà economiche nelle quali il mondo intero riversa, esse permettono tuttavia di valutare la portata della sfida da raccogliere per riuscire a mantenere la competitività di questo settore ai più alti livelli.

Quali provvedimenti?

Ovviamente gli Stati non pensano di restare con le braccia incrociate di fronte alla crisi e hanno preso per questo diversi provvedimenti. Basti pensare al piano di rilancio americano del settore auto che prevede un aiuto di diversi miliardi di dollari ai grandi costruttori Chrysler e General Motors; ma gli Stati Uniti non sono gli unici ad avere agito in questo senso. Infatti, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha annunciato un piano di aiuti finanziari da destinare ai due costruttori francesi, Renault e PSA Peugeot-Citroën, per un totale di 7,8 miliardi di euro da erogare in 5 anni.

I timori europei

Tuttavia se è vero che in Europa ogni stato membro è libero di utilizzare il denaro pubblico per aiutare l’industria, il problema che ha comportato questo annuncio risiede nel fatto che l’aiuto proposto alle due imprese è sottoposto a condizioni. La principale e la più controversa prende di mira i due gruppi che si impegnano a non delocalizzare per tutta la durata del prestito e a rifornirsi presso dei fabbricanti francesi. Un urlo di rabbia si è così levato tra alcuni vicini europei, a cominciare dalla Repubblica Ceca, presidente dell’Unione attualmente in carica, direttamente presa di mira da Nicolas Sarkozy, nel suo discorso televisivo del 5 febbraio scorso, in quanto luogo privilegiato della delocalizzazione del settore auto francese, a causa di una mano d’opera a basso prezzo. Ma i Cechi non sono i soli a preoccuparsi. Così l’attuale commissario europeo per la concorrenza, Neelie Kroes, ha messo in guardia il segretario di Stato francese all’industria, Luc Chatel, riguardo a “un rischio di ritorno al protezionismo” (Le Monde – 6 febbraio). Ha aggiunto che costringere delle imprese a investire o a comprare soltanto in Francia non è compatibile con il diritto europeo (Le Figaro – 11 febbraio)

La Francia si difende dalle accuse di protezionismo.

Ma la Francia è decisa a far applicare il suo piano e si difende da ogni accusa di protezionismo. Per questo motivo, il governo francese ha inviato a fine febbraio il ministro del rilancio, Patrick Devedjian e il ministro degli Affari Europei, Bruno Lemaire, in visita in Europa, alfine di spiegare e convincere i diversi dirigenti europei, soprattutto nella reticentissima Germania, che il piano francese non è in contraddizione con le regole dell’Unione europea. Alla fine la Francia si è impegnata davanti alla Commissione ad alludere il meno possibile per iscritto alle condizioni riguardanti il prestito concesso ai costruttori auto, cosa che non rimette in discussione l’impegno morale di questi ultimi nei confronti dello Stato. Di fronte a questa ritrattazione, la Commissione europea ha finito per dare il suo accordo al piano auto francese, considerando estinte le minacce di protezionismo. Accordo per altro confermato dal primo ministro ceco Mirek Topolanek nel corso del summit europeo sulla crisi, da lui convocato il primo marzo. Rimane da vedere se questo piano di aiuti, aggiunto alla politica di premio alla rottamazione, precedentemente adottata per rilanciare l’acquisto delle automobili, servirà alla ripresa dell’attività nel settore auto francese e se sarà imitato oppure no.

Fotografia : Beccafromportland/FlickR

Autore : Matthieu Mollicone

Traduttrice : Miriam Artino