L’auto ibrida è una soluzione?

Articolo pubblicato il 30 luglio 2008
Articolo pubblicato il 30 luglio 2008
Già affermata in Giappone e negli Stati Uniti, l’auto a motore ibrido è una delle soluzioni che si prospettano anche per l’Europa. Ma non significa per forza meno emissioni di Co2.

Ogni estate migliaia di villeggianti lasciano le grigie città per mettersi in viaggio verso le coste. Durante il viaggio tuttavia, si trovano di fronte a chilometri di code dove gli automobilisti si lasciano scappare gli insulti e le auto i gas di scarico, cosicché – ognuno a modo suo – inquinano l’ambiente. Di quest’ultimo si occupano sia i politici europei che le case automobilistiche che sempre più puntano sul motto “ibrido”. Slogan ecologisti come Econetic (Ford), Bluemotion (VW) o Ecoline (SEAT) suggeriscono che l’industria, con la sua flotta automobilistica ecologica, è ben preparata contro il cambiamento climatico e l’aumento del prezzo del petrolio. Malgrado ciò, a livello mondiale la percentuale di macchine con propulsori alternativi è molto bassa, ragion per cui la Commissione europea ed i politici nazionali richiedono una maggiore diffusione delle tecniche ecologiche.

La prima è Prius

L'attenzione dei mass media è rivolta senza dubbio all'auto ibrida, una macchina che oltre al motore a scoppio ne ha uno elettrico supplementare. Soprattutto nel traffico cittadino, dove sono frequenti frenate e partenze, l’automobilista riduce i gas di scarico e risparmia benzina, grazie al fatto che il sistema recupera l’energia prodotta dalla frenata. In tutto il mondo ci sono solo due case automobilistiche giapponesi che offrono modelli maturi. La Toyota sviluppò già nel 1997 l’ibrida “Prius” e in seguito ampliò la propria gamma con nuovi modelli. Adesso anche la Honda offre il modello Civic in versione ibrida. Il motore supplementare elettrico viene più o meno intensamente utilizzato a seconda del tipo di propulsione (per esempio ibrido parallelo, serie o misto).

Diesel o ibrido?

Lo scetticismo, al contrario, ha dominato l’industria automobilistica tedesca per molto tempo. «In Europa, per risparmiare energia, ha più senso per il momento occuparsi dell’ottimizzazione del motore Diesel», sottolinea il Timm Kehler, direttore marketing della BMW. Dal punto di vista tecnico l’auto ibrida è più impegnativa e quindi più costosa al momento della produzione. Inoltre, se usata costantemente ad alta velocità, i benefici di tale motore si perdono. La doppia propulsione apporta un peso supplementare che si riflette in materia di consumi. Alla fin fine è il cliente che decide cosa comprare e, per lo meno in Europa, non sembra ancora convinto. «Il mercato automobilistico è in larga scala sensibile al prezzo», evidenzia Kehler. Eppure, dagli Stati Uniti e dall’Asia, gradualmente sta arrivando anche in Europa l’euforia per l’auto ibrida.

Multa a partire da 120g CO2/km

Questa tendenza è fomentata anche dalla politica. Più di un anno fa, la proposta di Stavros Dimas, Commissario europeo per l’ambiente, scosse l’industria automobilistica europea. La direttiva prevede che nei prossimi cinque anni le emissioni di Co2 delle automobili non possano superare una media di 120 g/km. In altre parole significa che questo risultato non deve essere raggiunto da ogni auto singolarmente, bensì dalla flotta automobilistica nel suo insieme, dove i modelli più piccoli compensano i valori di quelli più grandi. L’industria automobilistica tedesca ha criticato pesantemente questa proposta. Infatti, al contrario dei produttori francesi o italiani, la Germania produce prevalentemente grandi vetture. Sotto questa pressione Angela Merkel e Nicolas Sarkozy presentarono un accordo che contiene sì l’obiettivo iniziale, però ammettendo un considerevole margine di libertà al momento dell’applicazione. Anche a livello nazionale oggigiorno sono entrati in vigore i regolamenti secondo i quali le automobili con una ridotta emissione di Co2 godono di benefici finanziari. L’esempio più eclatante è quello della città di Londra, dove si paga un pedaggio giornaliero di 25 sterline per le vetture che emettono più di 225 g/km di Co2.

L’industria automobilistica europea è fortemente sotto pressione: ci sono tecnologie ecologiche da sviluppare e il numero di auto ibride è destinato ad aumentare, già nel breve periodo. Resta comunque da discutere se l’introduzione in Europa dei modelli ibridi esistenti sia una scelta sensata, visto che il Diesel – almeno nel caso delle utilitarie – continua ad essere la soluzione più economica. Secondo alcune voci, Peugeot e Citroen sono sul punto di produrle. In ogni caso i costruttori europei cercano di recuperare il vantaggio della Toyota & Co, soprattutto investendo nell’immagine di un marchio automobilistico innovativo e rispettoso dell’ambiente. A lungo termine si può pensare ad altre alternative, come l’auto a idrogeno recentemente presentata dalla BMW, la quale non emette Co2. Tuttavia fino ad allora, usando le parole della campagna della Prius: «Still a long way to go».