L'attivista ungherese András Istvánffy e la cultura della contestazione permanente

Articolo pubblicato il 08 febbraio 2012
Articolo pubblicato il 08 febbraio 2012
Il movimento 4K! (conosciuto anche come IV repubblica!) sta cercando di rivendicare, mediante flash mob e altre dimostrazioni, gli spazi pubblici e i luoghi di ritrovo che sono stati chiusi dal governo ungherese. Incontriamo András Istvánffy, il coordinatore del movimento.

Ci sediamo davanti a una tazza di té nel piccolo e accogliente Castro Bistro al centro di Budapest. Il locale è affollato, ma l'atmosfera che si respira è ben lungi dall'essere rivoluzionaria. Sono ormai passati quei primi giorni di Gennaio in cui il tasso di cambio del fiorino ungherese con l'Euro sfiorò livelli da record e in cui si vociferava una imminente bancarotta. «Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha alzato bandiera bianca all'Ue» dice András Istvánffy, che lavora part-time come esperto in comunicazione. Istvánffy, trent'anni, è il coordinatore del movimento civico 4k!, piattaforma attivista che lo scorso Ottobre ha annunciato l'intenzione di formare un partito politico di sinistra, in opposizione ai neofascisti di Jobbik.

Riconquistare gli spazi pubblici confiscati dal governo

Il movimento 4K! è stato fondato nel 2007 da un gruppo di amici per dare sfogo a un sentimento di "malcontento generale". E' cresciuto molto rapidamente, trasformandosi in un’associazione libera di attivisti. Il nome ‘IV repubblica!’ vuol rappresentare il desiderio di rinnovamento del paese; i i valori fondamentali che stanno alla base del movimento sono libertà, comunione e patriottismo. «La crisi della terza repubblica, così come noi la definiamo, è cominciata qualche tempo dopo il discorso di Őszöd» spiega Andràs, riferendosi alla registrazione trapelata al pubblico nel settembre del 2006. In questa registrazione, l'allora primo ministro socialista Ferenc Gyurcsányammise ai membri del partito di aver mentito riguardo alla situazione economica del paese, in modo tale da assicurarsi la vittoria alle elezioni. «L'intero sistema di istituzioni politiche ha perso legittimità e la repubblica deve essere rifondata» dice Andràs. L'obiettivo del movimento 4K! era, inizialmente, quello di organizzare azioni collettive attraverso cui la gente potesse «riconquistare gli spazi pubblici confiscati dal governo e crearvi qualcosa per loro stessi». Tutte le azioni intraprese dal movimento venivano ideate e approvate congiuntamente dai membri del movimento stesso, e chiunque poteva divenirne organizzatore.

All'inizio non esistevano implicazioni politiche né ideologiche: «le persone si divertivano e basta». Ad ogni modo il processo di stesura della nuova costituzione, cominciato dal governo l'anno passato, ha portato il movimento 4K! a diventare più politicizzato, e a unirsi alle proteste contro il governo organizzate dal gruppo Facebook ‘un milione per la libertà di stampa in Ungheria’. «Noi crediamo che il Fidesz (il partito di Orban) con l’avvio della stesura di una nuova costituzione ha risposto ad una reale esigenza pubblica - spiega l'attivista - Anche se la prima bozza ha dimostrato chiaramente che la costituzione a cui stavano lavorando sarebbe stata addirittura peggiore di quella originale».

Se anche i più giovani sono obbligati a scendere in piazza

Al momento, 4K! è in procinto di fondare un partito politico socialdemocratico partendo da zero, dal livello locale fino ad arrivare al livello nazionale, con l'obiettivo di partecipare alle elezioni previste per il 2014. «4K! non sarà un partito generazionale - afferma András - Noi non cominceremo nel modo in cui il Fidesz cominciò, con un limite di età massima fissata a 35 anni per i nuovi membri». Fino ad ora la maggioranza delle persone attive nelle discussioni del programma di partito ha tra i 20 e i 40 anni, e alcuni sono invece ultra cinquantenni. «Certamente, rappresenteremo con maggior enfasi gli interessi e le problematiche giovanili. I giovani in Ungheria, come in ogni parte d'Europa, affrontano problemi collettivi riguardanti lavoro, casa e pianificazione familiare. Questa generazione è obbligata ad essere più coinvolta e impegnata in società, per cercare di raggiungere gli obiettivi collettivamente».

Storicamente, i giovani in Ungheria si sono allontanati sempre di più dalla politica. «Come ad esempio, i giovani che sono andati a studiare all'Università, i quali hanno la tendenza a vivere in una bolla, come se le questioni politiche del paese non li colpissero direttamente - osserva András - Tuttavia, le azioni dell'attuale governo renderanno i giovani sicuramente più politicizzati». I ragazzi stanno sperimentando sulla propria pelle gli effetti delle politiche di governo come la già citata chiusura di famosi luoghi di incontro. Ancor più li colpisce la nuova legge sull’istruzione universitaria, secondo cui gli studenti che usufruiscono di una borsa di studio sovvenzionata dallo stato hanno il dovere di firmare un contratto che li obbligherà a lavorare in Ungheria una volta laureati.

Nel frattempo, i social media fanno sì che l' indignazione e gli "scandali" si diffondano molto più velocemente che in passato. András evidenzia che «al giorno d’oggi ognuno di noi è libero di pubblicare la propria rabbia nei social network e tutto è sotto i nostri occhi, anche se non siamo interessati». Continua: «dal 2006 abbiamo avuto una cultura della contestazione permanente. È divenuto normale protestare per problemi che ti colpiscono personalmente».

«Quando si è attivi nella società civile o in una Ong, dopo un po' di tempo cominci a vedere dei limiti nel tuo attivismo e a quel punto si tratta di una decisione personale: fare o non fare quel passo in più». Ciononostante, l'attivismo sociale è un'abilità e un’esperienza molto importante per András. «Chi è che vorrebbe diventare politico a vent'anni?» chiede, spiegando che i giovani che entrano a far parte di partiti politici consolidati hanno «meno libertà di far esperienza», si adattano ad una cultura organizzativa già esistente e si comportano esattamente come i membri del partito più anziani. Alla domanda riguardante le caratteristiche che un buon politico deve possedere, András menziona l'auto-disciplina e la conoscenza di se stessi, che sono «probabilmente le stesse qualità che erano necessarie anche cento anni fa». Oltre a questo, hai bisogno di «credere nella società, credere che le cose possano essere cambiate e che noi stessi, come società, siamo in grado di ottenere molto di più».