LAtlantico ad Est

Articolo pubblicato il 02 novembre 2002
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Articolo pubblicato il 02 novembre 2002

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Lamericanizzazione dellEst europeo verrà sigillata dal nuovo allargamento della NATO, col Summit di Praga del 21 e 22 novembre. LUnione Europea sarà presto invasa da 10, nouvi e rampanti, cavalli di Troia inviati da Washington? Reportage da Sofia.

La calma rigida di Sofia scroscia, gelida, sulla pelle del visitatore. Una calma apatica, da fine della storia. Una calma che annuncia centri commerciali prossimi venturi, thriller a palla, lusso e mercato, esclusione e flessibilità. Quello che un tempo era considerata la sedicesima repubblica della vecchia Unione Sovietica, è oggi un paese orfano, in bilico, vinto dalle forze del mercato: ansioso di diventare improvvisamente il contrario di cio che era stato.

Terreno di battaglia per i nuovi flussi della politica mondiale, terra di conquista per lespansione dellUnione Europea (UE) e, allo stesso tempo, per quella dellAlleanza Atlantica, la Bulgaria si lascia oggi percorrere, fendere, atomizzare, in un trionfo di impotenza, buona volontà da paese candidato e delusioni frustrate.

Potenze straniere

Eppure leconomia va, secondo gli economisti almeno, con una crescita tra le prime cinque del continente europeo (4,5%), una pagella soddisfacente, quanto a privatizzazioni e liberalizzazione del mercato e una piccola imprenditoria in fase di progressiva emancipazione. Ma la povertà del Paese è da record, soprattutto nelle menti.

Cè tanta ricchezza in questo mondo, ma non per noi, non per noi... cantava una vecchia canzone bulgara. Anche se il 75% della popolazione pensa di aver perso il proprio status sociale da quando il Comunismo è crollato, e la disoccupazione sfiora il 20%, la gente non si lamenta, ammira il lusso sfilare in Mercedes nel centro della città, e si accontenta.

Il governo dellex re Simeone II precipita nei sondaggi; lex guardia del corpo dellex dittatore Givkov, oggi al Ministero dellInterno, diventa luomo più popolare del Paese martellando unaffascinante retorica securitaria; limmigrazione rom non si integra e la criminalità tra droga e furti stuzzica lintolleranza.

E in questo contesto di fragilità diffusa che stanno agendo quelle che un tempo, qui nei Balcani, si chiamavano potenze straniere e che oggi si stemperano nel concetto vago a Boulevard Saint-Germain, ma quanto mai vivo sulla piazza Sveta Nedelya di globalizzazione. Una globalizzazione che, tuttavia, è tutto fuorché monolitica, dato che le interpretazioni abbondano. E a scontrarsi, sul terreno, sono due principali modelli: quello delleconomia sociale di mercato, e quello del liberismo made in the USA. Unione Europea da un lato; NATO-FMI dallaltro.

Il primo modello è ufficiale, trasparente, iscritto nei rapporti annuali della Commissione sullallargamento pubblicati su Internet. Comprende tutti i campi: è, certo, economico; ma anche politico e sociale. E percio più difficile da imitare, se è vero che la Bulgaria raggiungerà lUE al più presto nel 2007.

Soft power

Laltro modello è più sottile, più frammentato e opaco. E sì coronato dallultimo allargamento della NATO, previsto per il summit di Praga del 21 e 22 novembre, ma è nato ben prima, grazie allazione congiunta, allindomani della caduta del Muro, di istituzioni, quali il FMI, fondazioni e imprese americane. Il risultato? La dottrina economico-sociale made in the USA si è insinuata saldamente nelle menti dellélite che domina il Paese, quella attuale come quella di domani. Lamericanizzazione dei giovani è palpabile, fino nei minimi dettagli: nellindirizzo at hotmail.com, Georgi (pronuncia: Gheorghi) diventa George (allinglese), quando invece ad esempio un italiano di nome Giorgio che volesse far ciò sarebbe nullaltro che un eccentrico ; alluniversità di Economia cè spazio solo per il liberismo nelle lezioni di macro ; e le fondazioni doltreoceano non mancano di organizzare frequenti conferenze con tanto di professoroni di Harvard. Insomma, con tutte le armi del soft power americano spiegate sul terreno, la Bulgaria si sta progressivamente americanizzando. Dall89, i bulgari leggono meno, vanno incredibilmente meno al teatro, e guardano più telefilm constata la sociologa Boriana Dimitrova.

Ma lopinione pubblica resta molto meno filoamericana di quanto si pensi. In un recente sondaggio dellAlpha Research di Sofia, solo il 32% degli intervistati auspicano lo sviluppo delle relazioni diplomatiche del loro paese con gli Stati Uniti, mentre il 67% raccomandano di privilegiare piuttosto lUnione Europea e il 60% lamata Russia. Daltronde è solo recentemente che la stessa adesione alla NATO ha risalito la china nei sondaggi, passando da un misero 34% di appoggi nel 1995 ad un attuale sostegno del 58%. Magro risultato rispetto al largo 90% di cui puo godere oggi lentrata nellUE tra la popolazione.

Ma al di là di questo preoccupante scollamento tra unopinione pubblica tradizionalmente diffidente nei confronti di Washington ed unélite rampante, lamericanizzazione in atto è obiettivamente inarrestabile. E mal si comprende come lEuropa potrà accogliere al suo seno dei Paesi che, dopo una fulminea capitolazione culturale, stanno anche per entrare o sono già entrati, come Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria nel sistema atlantico di sicurezza. Un sistema che sigilla è bene ricordarlo la posizione degli Stati Uniti come la potenza regionale in Europa.

Cortina di ferro

Il campanello dallarme è stato purtroppo avvertito con un ritardo grottesco dagli europei; e questo solo quando la Romania ha ratificato a sorpresa laccordo bilaterale con gli Stati Uniti per esonerarne i cittadini dal campo di giudizio della Corte Penale Internazionale. Ma la cacofonia potrebbe presto divenire epidemia, e cristallizzare le differenze: con unEuropa occidentale in cerca di autonomia allinterno della difesa europea con la PESC, nellOrganizzazione Mondiale del Commercio (OMC), come sul piano diplomatico globale (Kyoto) e un gruppo di Paesi dellEst, più candidati a penetrare la fortezza europea per conto delliperpotenza, che per ansia reale di riunificazione.

La verità è che lUnione, dopo aver perso la partita del soft power in Europa orientale, sta pregiudicando anche i propri progetti di difesa autonoma, che mirano tra laltro a lanciare una storica forza di reazione rapida europea di 60.000 uomini per marzo 2003. Dei progetti che dovranno pero tutti ricevere lavallo di Paesi ormai gravitanti nellorbita dinfluenza americana.

Inoltre, lEuropa è e resta anche un modello di società e di cultura; un modello perfettibile, certo, un modello che deve esporsi alle critiche costruttive dei nuovi Paesi. Ma, per il momento, con la litania ortodossa del rispetto dellacquis communautaire, ci stiamo solo illudendo di poter far ingoiare il nostro mondo ad un universo, quello orientale, che presto finirà per rigettarlo.

Mentre, proprio ad Est, la cortina di ferro viene adesso sommersa da un secondo Atlantico, speculare a quello del Trattato del Nord, la solitudine dellUnione Europea si radicalizza fino ad interiorizzarsi, psicanaliticamente. E quando, per la riforma della sinistra, certa intellighentsia europea propone di proporre al mondo il nostro modello di società, quelle parole non si percepsicono nemmeno, tra la calma gelida di Sofia.