L'arte di staccare la spina

Articolo pubblicato il 10 agosto 2016
Articolo pubblicato il 10 agosto 2016

 Il mondo gira su se stesso, e noi con lui. Urge trovare un modo di staccare la spina e liberarsi dallo stress. Abbiamo intervistato tre ragazzi per capire come fanno, ognuno con un modo completamente diverso di isolarsi dal mondo e trovare momenti di puro relax esclusivamente per sé.

Andare controcorrente - Adrian, maratoneta, 32 anni

Adrian ascolta il rumore delle sue scarpe da corsa che colpiscono l'asfalto e il costante ritmo del suo respiro. Il suo sguardo fissa un punto lontano, come se il suo obiettivo fosse già lì, davanti ai suoi occhi. Quando Adrian corre, è come se si trovasse in un mondo tutto suo, dove niente, tranne il desiderio di continuare a correre, può raggiungerlo.

È un esperto di tecnologia informatica, ed ha sempre adorato fare un po' di movimento nel tempo libero, tanto da essere riuscito da alcuni anni a far diventare questo hobby un vero e proprio stile di vita. «Circa sei anni fa ho cominciato a percorrere distanze più lunghe. Nel frattempo ho già partecipato a 25 maratone». Il suo volto si illumina completamente quando comincia a raccontare la sua carriera di sportivo.

A maggio dell'anno scorso gli è stata diagnosticata la sclerosi multipla, una malattia che rende difficoltosa la comunicazione tra il cervello e tutto il resto del corpo. Nel suo caso essa aveva paralizzato la parte destra. «In quel periodo lo sport è stato il mio più grande sostegno. Volevo semplicemnte tornare a camminare, e questa è stata la mia più grande motivazione durante tutto il periodo di convalescenza».

Adrian aveva un obiettivo preciso in mente: tornare in forma per la maratona di Berlino che si sarebbe svolta a settembre 2015. Dopo essere rimasto immobilizzato per mesi, riuscì pian piano a tornare a reggersi sulle sue gambe e incominciare il periodo di riabilitazione. A soli 6 mesi dalla diagnosi Adrian partecipò alla maratona nella capitale tedesca (42.2 km, per la cronaca), stabilendo anche il suo record personale di 2h e 55 min.

Quando gli viene chiesto perchè abbia spinto la sua passione agli estremi, Adrian scuote vigorosamente la testa e spiega: «No, non è vero! Spesso io corro semplicemente per divertirmi. Capita anche che io faccia solo la metà del percorso, magari per aiutare un amico in difficoltà». Allo stesso tempo ammette che spesso, a causa del suo lavoro e dell'allenamento quotidiano, non gli rimane molto tempo per altro: «Ammetto di essere diventato un vero e proprio fanatico delle maratone, tanto che ormai raramente vado al cinema o in un locale».

Forse l'unica cosa che davvero manca ad Adrian è avere qualcuno al suo fianco ma, come lui stesso sostiene, nonostante Parigi sia famosa per essere la città dell'amore, essa non gli è stata di grande aiuto in questo senso fino ad ora. La corsa è sempre stata al suo fianco, non solo migliorando la sua forma fisica ma aumentando anche la sua autostima.

Un clown non muore mai - Romain, clown, 38 anni

Cosa può fare un clown quando vuole staccare un po' la spina? «A questa evenienza non ho mai pensato. Rimarrò legato al mio lavoro il più a lungo possibile, quindi fin quando il clown che è dentro di me continuerà a vivere, prenderò la vita sempre con leggerezza».

Romain ci spiega che il suo lavoro non ha nulla a che fare con il puro intrattenimento. «Per essere un buon clown bisogna prendere le proprie peculiarità e giocarci. C'è un clown in ognuno di noi, completamente diverso da tutti gli altri».

Coloro che iniziano ad avvicinarsi a questa attività di solito hanno bisogno di tempo per poter comprendere anche i lati più oscuri della propria personalità, insieme quelli che solitamente si preferisce lasciare nascosti, come rabbia, tristezza, invidia, impazienza, ma anche orgoglio, gioia ed entusiasmo.

«Quando sei in scena sei libero di mostrare qualsiasi emozione, l'unico limite è l'autenticità». Una volta che gli studenti riescono ad accettare ciò essi possono trarre vantaggio dai lati più "sfavorevoli" del proprio carattere, scegliendo se esagerarli e sottolinearli o "ovattare" le proprie sensazioni. In questo modo il clown diviene libero di ridere di se stesso, insieme al pubblico. «In questo modo gli studenti imparano ad osservarsi dall'esterno e ad accettare di buon grado i propri errori, vedendoli in prospettiva».

Quello che ci confessa Romain è che la sua attività da clown lo ha aiutato a liberarsi dalla nevrosi, che sin da bambino lo obbligava a rifugiarsi nella sua timidezza, così da non doversi confrontare con la figura del padre, molto estroverso e simpatico a tutti. Sotto gli abiti del clown Romain si è finalmente sentito libero di mostrare 

Salvare vite e combattere draghi - John, data analyst - 33 anni

John alza la sua benda sull'occhio ed afferra la sua spada, quindi si fa strada attraverso il bosco seguendo il sentiero di pietra, per tendere un agguato al suo nemico. La sua missione è semplice: uccidere il drago, per non diventare la prossima vitima.

No, non è l'estratto dell'ultimo libro fantasy in formato tascabile. John combatte davvero contro dei draghi, ben due volte al mese per essere precisi, con il suo clan, il team LARPing. LARPing sta per Live Action Role Play, un gioco di ruolo dove, come il nome suggerisce, i giocatori assumono proprio il ruolo dei propri personaggi. «Lo definirei un mix di improvvisazione teatrale, confronto armato e gioco di strategia», dice John.

Come in giochi da tavolo quali ad esempio Dungeons & Dragons, il game master decide le regole e l'ambientazione del gioco. I giocatori possono ritrovarsi ad agire in sceneggiature che non sfigurerebbero in un film horror, o un western, arrivando fino allo steampunk. Essi si preparano con mesi di anticipo, cucendo personalmente i propri costumi e fabbricando le proprie armi.

Ma per John LARPing non è solo un hobby da coltivare nel proprio tempo libero. Piuttosto, questo gli consente di reinventarsi completamente. «Adoro giocare il ruolo dell'antieroe, che farà di tutto per raggiungere i propri obiettivi. Questo personaggio non ama tergiversare, piuttosto prende tutte le situazioni decisamente di petto». Potrebbe apparire quantomeno bizzarro provare a conciliare l'immagine del barbaro, il personaggio interpretato da John, con la prima impressione che si ha incontrandolo: un pacifico ragazzone che lavora come data-analyst per un'organizzazione benefica.

«Mentre si gioca non ci sono più confini. Puoi essere chiunque tu voglia, avere superpoteri, salvare vite umane. Ma puoi anche giocare il ruolo di te stesso, ma senza preoccupazioni come dover pagare l'affitto per il mese successivo». LARPing ha trovato terreno fertile e numerosi fan nella maggioranza delle città europee. Per molti appassionati il gioco di ruolo non fornisce unicamente una piattaforma di divertimento e sviluppo della personalità, ma ha anche risvolti sociali e politici. «Generalmente i giocatori sono veramente molto tolleranti. Le donne, come gli uomini, si calano nel ruolo dei combattenti senza pensare a niente altro, e non è ammessa alcuna discriminazione». E John sa già dove avrà luogo la prossima caccia al drago: a Dadford, dove lui insieme ad altri 2.000 LARPers (il nome con cui si identificano i giocatori) parteciperanno al prossimo evento.