L’Armata Brancaleone dell’eurodifesa

Articolo pubblicato il 02 febbraio 2004
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Articolo pubblicato il 02 febbraio 2004

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La doppia velocità nel settore della difesa. Le chances del progetto franco-tedesco di nocciolo duro. L’Agenzia per gli Armamenti.

Il grande obiettivo dell’Europa nei prossimi anni sarà la difesa comune. Come lo furono il mercato unico, l’euro e la libera circolazione delle persone in altri periodi del suo sviluppo. E proprio come accadde allora, si pone di nuovo la questione che ciò si realizzi in modo scaglionato e asincronico. Un gruppo di paesi più dotati vanno avanti, compiendo i primi passi verso il progetto, al quale tenteranno di far avvicinare in seguito i paesi meno preparati. Ossia l’Europa a « due velocità ».

Nel caso della difesa europea il problema si complica. Visto che non interviene solo un problema di « velocità » in funzione delle diverse capacità di ogni paese, ma anche uno di « direzione ». Ogni paese ha una certa idea del tipo di difesa che si dovrebbe adottare.

Questo secondo ostacolo è più politico, visto che pertiene alla vocazione che hanno gli Stati in materia di Scurezza e Difesa. Nell’UE notiamo tre tipi di sensibilità : i paesi di tradizione europeista, quelli di ambizione atlantista e alcuni di tradizione neutralista.

Diverse velocità, diverse direzioni

Entrambe le questioni sono sorte durante la fase di preparazione della bozza di Costituzione europea. L’ultimo anno si è rivelato assai agitato per quanto concerne la configurazione di una struttura di difesa tutta europea. Perchè è coinciso con il progetto costituzionale e perché non si son potute ricomporre le divisioni sorte in seno all’Unione a causa della guerra in Iraq. In questo modo, la definizione ultima di quella che sarebbe stata la struttura difensiva stabilita nel testo costituzionale, riguardo alle sue modalità e alle sue fasi (le possibili "velocità") si è vista decisivamente influenzata dagli interessi strategici dei paesi (quel che definiamo "direzione").

Nell’aprile dell’anno passato nel corso di un polemico summit si riunirono quattro dei sei paesi fondatori, summit costituitosi dopo la rinnovata alleanza franco-tedesca. I paesi con vocazione atlantica, più vicini alle posizioni di Washington (opposti alla proposta di un’Unione Europea di Sicurezza e Difesa in grado di marginalizzare la NATO) respinsero immediatamente le finalità dell’incontro (il ministro degli esteri spagnolo li qualificò in seguito come la « Banda dei Quattro ») che andavano molto al di là del livello di accettabilità per gli USA e per la Gran Bretagna, perché proponevano la creazione di un Quartiere Generale Congiunto in Belgio al di fuori dell’Alleanza Atlantica.

In questo contesto si mostravano più che mai chiaramente due posizioni, due "velocità". Da un lato Francia, Germania, Belgio e Lussemburgo (il nucleo degli Eurocorps) latori di una costituzione con tanto di progetto di difesa destininato ad esser una vera avanguardia, e dall’altra Spagna e Polonia, che si appoggiano strategicamente al Regno Unito, esigevano che la struttura fosse, almeno a priori, aperta a tutti gli stati membri. Almeno a priori, perché Svezia, Finlandia, Austria ed Irlanda, abituati ad una posizione di neutralità, non si sentirebbero a loro agio all’interno del progetto.

Questa mancanza di fiducia in un vero esercito europeo (operativo con e con comando unificato indipendente dalla NATO) può vedersi anche riflessa nell’emarginazione dell’"Europa debole" nel progetto del nuovo aereo di trasporto militare europeo AIRBUS A400M e nell’immediato aggancio dell’Europa dell’Est alle strutture dell’Alleanza Atlantica e dell’UE.

L’Agenzia Europea per gli Armamenti

Oltre al fatto di dover contare su 25 eserciti tanto diversi (molti solo simbolici, altri vere potenze nucleari) al momento di affrontare la difesa comune diventa necessaria la creazione di un organismo UE che gestisca meglio le risorse militari dei membri, attualmente troppo divise. La capacità militare reale dell’Unione è stimata intorno al 10 % di quella statunitense, e tuttavia gli stanziamenti militari in tutto sono di 160.000 milioni di euro l’anno, la metà rispetto agli USA.

Per ciò verrà creata in novembre l’Agenzia Europea di Armamento che sarà l’istituzione incaricata di cominciare un lavoro di gestione globale in seno all’Europa, che metta un freno al problema delle "velocità."

Per il momento Francia e Germania da un lato e Londra dall’altro hanno ceduto parecchio terreno per trovare una formula accettabile da entrambe le parti. Nel settembre scorso sono riuscite ad approvare un testo nel quale, per non ferire la suscettibilità, si indica che alla tanto agognata struttura militare “è possibile che partecipino i 25 stati dell’UE”.

Per far ciò, gli Stati partecipanti dovranno stabilire "un livello" da contrattare in termini di spesa e operatività. L’ammissione degli aspiranti verrà decisa da una maggioranza qualificata nel Consiglio dell’Unione, dove si potrà anche decidere se un Stato “possa accettare o meno delle situazioni di compromesso”, rimanendo relegato rispetto al gruppo. Con ciò si assicura la difesa a doppio ritmo, ma non si esclude a priori nessuno, accontentando così Spagna e Polonia.

Pertanto il Progetto di Trattato Costituzionale ha ottenuto quel che nessuno si aspettava grazie al suo progetto di geometria variabile (non si vuol impedire a nessuno di entrar a far parte della struttura difensiva). La consacrazione di un’Europa a "due velocità" in materia di difesa è risultata di grande utilità : si pensi alla partecipazione dei 25 nell’Agenzia per gli Armamenti. Al momento della verità nessuno vuole rimanere nel plotone degli incauti.