L"arabité" e l'apprendista stregone Michel Rocard

Articolo pubblicato il 04 maggio 2007
Articolo pubblicato il 04 maggio 2007
E' in arrivo al voto, in aula plenaria a Bruxelles, il rapporto di Michel Rocard sulla riforma democratica del mondo arabo e la politica europea: "Le riforme nel mondo arabo: quale strategia per l'Ue?"... Non si sa se bene come ci sia finito un punto interrogativo alla fine del titolo!

Intendiamoci: il PE che si pone la questione di quale politica europea a favore della promozione della democrazia nel mondo arabo, è politicamente il grande ballo delle debuttanti. Che a porla, al nome del PE, sia un rapporteur francese poi, getta quasi un brivido da "Dancing in the Dark". Chi altro allora, se non il politico piu eternamente non-sgamato della politica francese poteva farsi avanti ad aprire le danze, se non Michel Rocard?

Il Rapporto ha tutto del valore aggiunto del buon Rocard, che ha fatto dell'interrogare le proprie certezze, il marchio dell’essere l’eterna stecca socialdemocraticante nel coro di auto-compiacimento, post o pre-revoluzionario, che fa il dogma della sinistra francese che, è pur vero, è riuscita a fare brevettare e vendere (al mondo e a se stessa) il ghigliottinare una capricciosa regina come madre di tutte le rivoluzioni.

Ma non è tanto per quel punto interrogativo che ci si chiedeva se mai sarebbe stato presentato al voto in aula il rapporto, ma per l’impresa e i tempi per trovare nelle 22 lingue dell’Unione la traduzione, soddisfacente, per il termine “arabité” che Rocard rende protagonista di tutto il suo rapporto. L'"arabité", qualunque cosa essa sia, è il qualcosa (un complesso? un orgoglio? boh!) con il quale l’Unione deve cominciare a interloquire, se vuole cominciare un dialogo costruttivo, di scala e di portata con il mondo arabo. Niente-popò-di-meno! Rocard non si tradisce mai: non i governi, non l’opposizione interna, la società civile, il mondo delle imprese, gli americani, i russi niente: l’"arabité" è l'interlocutore, in un dialogo che non teme gli abissi psicoanalitici.

Ma non saremo noi a lasciarci andare qui a facili ironie. Che l’ufficio interpreti del PE imprechi pure (non saremo noi a volergli negare il diritto di imprecare solo perchè lautamente pagato per fare il suo lavoro: gli schiavi del Missisippi cantavano per ripicca di non essere pagati, provate voi a tradurre “arabité” in lettone!).

A ognuno il suo e a noi di mettere in guardia dalla facile ironia: tra le più famose vittime che non hanno saputo resistere alla tentazione, c'è quel presidente francese che lo sostituì da Primo Ministro con una certa Edith Cresson, per poi ritrovarsi ricordato negli annali come uno dei più grandi presidenti di sinistra, del quale pero ci si ricordò nei suoi 7+7 anni (14 anni cazzo!) di governo, solo di avere abolito la pena di morte.

Insomma, giù le mani da Michel, per il bene di tutti. Rocard è uno capace di non solo dire, ma anche fare andare in stampa (senza poi comprare tutte le copie in circolazione per farle sparire dagli scaffali) un libricino nel quale nero su bianco, in un simpatico battibecco con il diavolo Bolkenstein (Éditions Autrement), di dire che se fosse per lui, anche l’Algeria dovrebbe entrare, e non solo la Turchia, nell’Unione europea… Insomma Rocard è un uomo che non ha paura di rilanciare. E cosi anche con l’intero mondo arabo, se scomoda un termine così dubbioso come l'"arabité” per niente (per promettere un ministero della "francité" a Sarko gli daranno del fascista ancora per anni!).

Certo è un po' pericoloso, se non altro perchè si picca di conoscere il mondo arabo. Di tutta evidenza, crede di aver capito qualcosa del mondo arabo e già che non ha scelto una carriera politica nella quale ingombrarsi dell’appellativo di "liberale" tanto vale maneggiare categorie pesanti come l'"arabité" che nessuno sa onestamente spiegare cosa sia, ma come specchio per le allodole per cominciar un dialogo chissà che non possa servire a qualcosa!

D'altronde, Rocard nei fatti già propone di dire ai paesi arabi che l'epoca della sacro-santità del vecchio Stato-Nazione, che gli è stata rifilata in era post-coloniale è finita, e che con qualcosa va sostituita. Chissenefrega che cosa è l"arabité", come non ci interessa quello che possa essere l"europeité" (e guai a volerlo definire).

C'è dell'"arabité" in giro per il mondo arabo? Unitela! Vogliamo riformare il mondo arabo? Incoraggiamolo ad unirsi a mo’ di Unione europea. Questo scrive Rocard. Non è stupidissima come politica. Forse come idea sì, ma come politica non lo sarebbe. Per lo meno ne sarebbe una. E Rocard è un politico, che sa, che il vero riformista farà sempre la figura dell'apprendista stregone agli occhi del più auto-dichiarato rivoluzionario.

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Per scrivere questo post sono stati consumati: tre caffettiere di Lavazza Crema e Gusto, tre sigarette rullate di tabacco Drum, due fette di Cake Balsen.