Landini: «C'è bisogno di un vero sindacato europeo» 

Articolo pubblicato il 31 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 31 ottobre 2014

Alla festa del partito greco Syriza, in occasione del nostro reportage ad Atene, ci siamo imbattuti in un incontro inatteso. Intervista al segretario della Fiom Maurizio Landini che parla del lavoro, della sinistra e del sindacato da un'inedita prospettiva europea.

Nell'Italia di quello che si preannuncia un autunno caldo, le giornate sono convulse e a tratti schizofreniche. Dopo gli scontri con l'uscente Barroso e i toni accesi dell'ultimo summit del Consiglio Europeo di Bruxelles, Matteo Renzi è tornato a casa per partecipare alla prima "Leopolda di governo", quinta edizione della kermesse rituale che lo ha catapultato da Firenze ai vertici della politica italiana ed europea e metafora della sua folgorante rivoluzione comunicativa. L'altra faccia della medaglia è la manifestazione generale convocata dalla CGIL a Roma e guidata dal tandem Camusso-Landini contro la politica economica del governo e il contestatissimo Jobs Act. A piazza San Giovanni, il sindacato italiano sembra aver dimenticato le sue difficoltà e riscoperto il proprio ruolo grazie alla grande affluenza e persino una parte del Partito Democratico, rappresentata da Civati, Cuperlo, Epifani, Bindi, Fassina e Damiano manifesta contro le scelte del governo e quindi contro se stesso. 

E proprio il segretario della Fiom lo abbiamo incontrato alcune settimane fa alla festa nazionale di Syriza nel campus universitario di Atene, appena prima di confrontarsi con il padrone di casa Alexis Tsipras e un altro grande protagonista emergente della politica europea, Pablo Inglesias, leader della nuova formazione politica spagnola Podemos. Un'occasione inedita ed irripetibile per fare alcune domande.

CB: Sembra finalmente giunto il momento in cui il tema del lavoro entra prepotentemente nell'agenda politica del governo. Tuttavia per ora si è parlato moltissimo dell'articolo 18. Pensa che sia questo il vero problema del lavoro in Italia?

ML: Penso che la questione dell'articolo 18, cioè la possibilità per le imprese di licenziare, sia un arretramento molto consistente in termini di diritti dei lavoratori. Nel momento in cui il governo intraprende questa strada sceglie anche di aprire un conflitto sociale molto forte. Tuttavia credo che dietro a quest'idea ci sia un disegno molto più complessivo, ossia il tentativo di usare questa crisi per arrivare ad un cambiamento profondo del sistema di relazioni con il mondo del lavoro, che si manifesta con la cancellazione del contratto nazionale e della contrattazione collettiva.

CB: Ovvero? 

ML: Questa scelta rappresenta la volontà di stare dalla parte delle imprese e del mercato. Ciò porterà a salari più bassi, ad una maggiore facilità di licenziamento e soprattutto, sul piano politico, ad una rappresentazione dell'impresa come valore generale a scapito del lavoro. Questo è ciò che mi sembra stia scegliendo con forza il governo Renzi. Pertanto ritengo che sia molto importante la scelta della CGIL di organizzare una manifestazione nazionale (il 25 Ottobre a Roma in Piazza San giovanni, ndr), in modo da offrire un terreno di unificazione alle istanze dei lavoratori.

CB: E in generale quali sono le questioni che dovrebbero essere seriamente affrontate?

ML: Adesso credo che il problema sia quello di qualificare un progetto sociale alternativo e di cambiamento rispetto a quello che il governo sta proponendo. In questo momento il compito del sindacato, della FIOM e della CGIL, non deve consistere semplicemente nell'esprimere la propria contrarietà o nel contrapporsi a un tale disegno, ma anche e soprattutto nel proporre un piano alternativo che, a partire dal lavoro e dall'estensione dei diritti per i lavoratori, attraverso un nuovo modello sociale e di produzione e una battaglia per la vera giustizia sociale, sia in grado di costruire un movimento di massa per cambiare queste politiche del governo. Spero che si apra una battaglia all'interno di una dimensione europea e mi sembra questo il terreno su cui dare un contributo affinchè si possa costruire un'Europa diversa. Cosa succederà poi non lo so. Tutto dipenderà da quello che saremo in grado di fare e dal livello di consenso che saremo in grado di costruire, quindi bisogna giocarsela.

A proposito di dimensione europea... Cosa si prova a trovarsi ad Atene, nella città in cui è nato il concetto di res publica, di democrazia e di partecipazione politica e trovarsi insieme ad un partito emergente come Syriza?

È una sensazione molto bella. In un momento di crisi della democrazia in Europa e di concentrazione del potere nelle mani della finanza senza precedenti, vedere che è possibile cambiare e ripartire è oggettivamente una sensazione positiva che dà la spinta per continuare a battersi nel proprio Paese e allargare questa battaglia. Allo stesso tempo, ciò indica come ormai la dimensione di questi processi non sia più una dinamica soltanto nazionale. Tutti siano obbligati a prendere coscienza del fatto che occorre cambiare mentalità e avere una dimensione generale e globale nella propria attività e dei processi che sono in atto.

A questo proposito quali sono stati fino ad oggi i vostri rapporti ed i punti di vicinanza con Syriza e con il mondo del lavoro greco?

ML: Ad essere sinceri sono stati molto limitati ed episodici, anche perchè non ci sono state molte occasioni concrete. In quanto sindacato FIOM, abbiamo avuto rapporti con i lavoratori portuali greci e sono venute delegazioni alle nostre manifestazioni, ma di processi di costruzione di un'iniziativa comune non ce ne sono stati molti per ora. Tuttavia emerge sempre di più la necessità di costruire un'iniziativa sindacale europea perchè i problemi sono comuni, sia quelli politici che quelli sociali. La precarietà, l'abbassamento dei salari, il superamento della contrattazione collettiva sono questioni con le quali si fanno i conti in Italia come in Spagna, Grecia o in Francia. Pertanto, sul piano politico c'è la necessità di un nuovo pensiero che sia in grado di affrontare tali processi, rappresentando il lavoro e la giustizia sociale. E questo pone anche un problema per il sindacato. C'è bisogno della costruzione di un vero sindacato europeo che non sia solo una somma di sigle, ma che costituisca appunto un progetto ed un'azione comune, perchè quello che c'è oggi è molto debole.

CB: Pensa che i tempi siano maturi e che oggi ci siano i presupposti per realizzare un simile progetto così complesso come quello che ha appena descritto?

Non so se siano maturi o meno, ma è necessario farlo, perchè il livello di disuguaglianza sociale è elevatissimo e la domanda di democrazia e di partecipazione è molto forte, anche perché siamo di fronte al prvalere dell'oligarchia finanziaria come un'idea che in questi anni ha dominato e tuttora domina in Europa. L'idea un po' liberista della centralità assoluta del mercato della moneta a prescindere dai processi sociali sta determinando contraddizioni altissime. Quindi ripeto, non so se è maturo il tempo per un cambiamento e perchè le persone abbino piena consapevolezza di quanto sta accadendo, tuttavia ritengo che i processi di questa natura si possano combattere e modificare solo se c'è una maturazione democratica, una battaglia ed una lotta sociale che deve avere una dimensione europea. Vale la pena di battersi per questa prospettiva.

CB: Qui in Grecia sembra che si respiri davvero un vento di cambiamento a sinistra, come testimonia il grande risultato elettorale di Syriza. Perchè in Italia non c'è una forza politica di sinistra che possa realisticamente aspirare allo stesso risultato utilizzando gli stessi contenuti e le stesse parole d'ordine di Tsipras?

ML: Per la verità, è la prima volta che vengo in Grecia e nutrivo anche io la curiosità di vedere e di capire quello che sta succedendo. È indubbio che dopo aver partecipato alla festa di stasera si resti colpiti dalla dimensione ormai di massa di una forza politica come Syriza. Oggettivamente, sia a livello di partecipazione sia a livello di discussione, essa si sta seriamente proponendo come un soggetto politico in grado di vincere le elezioni, andare al governo nel tentativo di cambiare la Grecia ed aprire una battaglia seria anche in Europa. In Italia i processi politici e sociali abbiano portato ad altri sbocchi, perchè, in questa fase le novità politiche sono Renzi da una parte e Grillo dall'altra, mentre continua ad esistere Berlusconi. Questa deve essere una riflessione per tutte le forze che si definiscono di sinistra: forse ci sarebbe la necessità di un cambiamento e di un processo politico diverso.

CB:Il sindacato?

ML: Sul piano sociale e sindacale penso che ci sia bisogno di mettere in atto una lotta vera alla precarietà e la FIOM deve continuare a battersi ancor più di prima per questa prospettiva, con un'idea di democratizzazione a livello ampio e di unificazione del mondo del lavoro come linee guida.

Intervista rilasciata il 5 ottobre alla festa nazionale di Syriza ad Atene.