L'altro mondo: quelli con il "vizio" di aiutare

Articolo pubblicato il 08 febbraio 2013
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Articolo pubblicato il 08 febbraio 2013
di Federica Signoriello Una realtà che non tutti conoscono. Non è solo quella dei senzatetto, che sempre più numerosi affollano le strade delle nostre città, e delle persone che riempiono le mense pubbliche. È anche quella delle associazioni e dei volontari, che continuano il loro lavoro in una solitudine soffocante rispetto a qualsiasi aiuto da parte delle istituzioni locali.

La Commissione Europea ha dichiarato che l'housing exclusion è forse la manifestazione più seria della povertà e dell’esclusione sociale nella nostra società

Camminando per strada c'è una persona che, seduta a terra in un angolo del marciapiede, chiede aiuto, elemosinando qualche spicciolo. O magari non chiede nulla, e preferisce piuttosto restare nella sua solitudine fatta di pensieri affogati in un cartone di vino di pessima qualità. Se vi è capitato, o vi capiterà ancora di trovarvi davanti ad una scena simile, sappiate che dietro tutto quello c'è un altro mondo, che resta nell'ombra, ma che è vivo e abitato come pochi. Stanca della solita indifferenza, che non nascondo essermi appartenuta, bisognava capire cose c’era oltre. Qual era la sottotrama oltre quella scena. Ho scoperto quanto quella realtà sia vasta, e accolga aspetti ancora più estesi di quanto si possa pensare. Iniziano le mie ricerche: . Trovare gli appellativi giusti per indicare la categoria non è un problema. In senso positivo o negativo, ce n’è per tutti i gusti. Piuttosto c’è da chiedersi cosa ci sia oltre questi termini. Il numero che mi si rivela davanti è questo: . Una stima approssimata dei , per cui in lo residente è senza fissa dimora. Quasi una piccola comunità. Ma il numero dei “poveri” si moltiplica se si aggiungono quelli di cui non si conosce nulla, o di più se consideriamo chi possiede ancora una casa, ma che per i più svariati motivi non riesce a sostenere anche solo le spese alimentari.  Decido di scendere in strada, con un po’ di paura, lo ammetto. È il viaggio in un mondo poco conosciuto, dove incontro tanti volti. Tra di loro anche quelli sono al confine, tra il nostro e quel microcosmo. Alla terra di mezzo appartiene il folto gruppo di persone che, singolarmente o in associazioni, si dedicano completamente a queste problematiche, di grande rilevanza sociale. Parlando con alcuni volontari mi rendo conto che la loro presenza sul territorio è più fitta di quanto si possa pensare, così com'è compatta la discrezione che li accomuna tutti. La avverti quando hai a che fare con il singolo, o ancora di più quando entri nelle loro sedi. La reazione spontanea è di essere scioccamente intimorita dal rigore di quei posti. Sembravano quasi dei luoghi sacri. Alla fine non era che semplice tranquillità. O sobrietà. Solo le prime delle garanzie che cerchi di assicurare agli ospiti. Saltello da una sede all'altra. Parlo con persone che addosso portano i segni di un lavoro complicato. Ma che per passione, rispetto dei propri valori, continuano ad avere voglia di farlo. Il loro mi sembra un “vizio”, di quelli di cui difficilmente riesci a liberartene. Ancor più problematico se penso alla realtà con cui hanno a che fare, .  Preme la prima domanda, la curiosità più superficiale: chi sono le persone che hanno bisogno di aiuto, come sono finiti per strada. Mi dicono che conoscere le loro storie è solo l’ultimo passo nel rapporto che cerchi di creare, perché ripensare alla propria vicenda, a quello che li ha portati dove sono, è difficile. Per delicatezza, aspetti che siano loro a raccontarla, quando sono pronti a farlo. L’età media è di . Tanti i giovani under 40, moltissimi gli stranieri. C’è stato un folto gruppo di ragazzini, probabilmente nemmeno diciottenni, che sono arrivati la scorsa estate in Italia, a Napoli in cerca di un posto dove dormire, ma quand'era il momento di occuparlo non si sono più fatti vivi. , , e dall'est più lontano, i paesi d’origine. Cingalesi, pakistani. E ancora il Ghana, l’Africa del nord e quella centrale. Secondo i dati della ricerca condotta dalla (Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora), insieme con l'Istat, la , e il , il sono giovani laureati che non hanno mai lavorato con questo titolo in Italia, il ha invece il diploma superiore. L’ di questi prima aveva una casa, per poi arrivare qui e ritrovarsi per strada. La maggior parte sono uomini. Le donne, infatti, trovano meno difficoltà ad integrarsi. Vengono soprattutto dall'est, e pur vivendo a casa di qualcuno che curano come badanti, mangiano nelle mense pubbliche. Dati che, nonostante l’imponenza, non stupiscono per l’origine delle persone a cui sono riferiti. Quello che è impressionante invece è il gruppo di italiani, e napoletani soprattutto, che continua a crescere ogni giorno. Di età media, intorno ai cinquant'anni, perdono prima il lavoro, poi i propri affetti, per ritrovarsi di punto in bianco per strada. A sentirli parlare quelli delle associazioni, mi tradisce un’espressione di stupore. Ribadiscono che è proprio così che succede. Dimenticate la favola romantica del barbone che per scelta fa quella vita, ormai è roba vecchia. Ora parliamo di decisioni obbligate, mancanza di alternative. Può capitare ad un qualsiasi di passare dall'essere una persona come tante a dover reinventare la sua vita magari per aver perso il lavoro o per la crisi del suo matrimonio. Nuove preoccupazioni. Alle stesse bollette e al mutuo di sempre, si aggiunge un nuovo assegno di mantenimento da pagare e l’affitto per una nuova casa. E intanto le spese legali per la sua pratica di divorzio, lunga anni, continuano ad aumentare. Si ritrova nell'unico posto, dove per viverci sa di non dover pagare nulla. La strada. Nella realtà il prezzo invece è altissimo, la moneta da usare è quella della sua dignità.  La sua storia potrebbe essere anche quella di o . O potrei raccontare quella simile di , o . Nomi qualsiasi, per una casualità, che potrebbe riguardare chiunque. 

homeless, clochard, barboni47.648dati Istat del 2011Italia 0,2% della popolazioneNapoli42,2 anniBulgariaRomaniaUcraina Fio.psdCaritasMinistero del Lavoro e delle Politiche Sociali10% degli homeless stranieri43,1%80%Alberto Michele PietroElisaFrancesca

 Una persona con una vita normale può ritrovarsi all'improvviso a dover vivere per strada

Il quadro peggiora ad ogni domanda che faccio. A Napoli la situazione si sta facendo sempre più pesante, per un’imponente mancanza di sostegno di chi governa. Roba vecchia, penso. Sembra si siano messi d’accordo quando chiedo se c’è, ammesso che esista, un aiuto da parte delle istituzioni locali. La risposta è uguale: una risata. Un’ironia che sa di sconforto. Le associazioni si trovano ad operare in completa solitudine, gli aiuti che ricevono provengono soprattutto dal cittadino privato o dagli enti religiosi, quando coinvolti. Qualche giorno fa ho sentito alla TV che il Comune di Napoli ha pensato di restaurare un’ala dell’, per poterla adibire a centro di accoglienza. Riporto la notizia, ai volontari che incontro. Tra di loro c’è chi ride, pensando alla coincidenza che ha voluto che questa operazione iniziasse proprio durante la campagna elettorale. Avverto il disappunto celato dietro facce tranquille, e il senso di disfatta generale. Uno di loro mi racconta di quando all'ultimo incontro per l’emergenza freddo, tra le associazioni e il Comune di Napoli, ha sentito chiedere da un membro della rappresentanza di quest'ultimo “”. Continuava a ribadirlo, non poteva non pensarci. Non pensava fosse normale che dovesse essere il comune a porre la domanda, e non viceversa. Lui però continua col suo “vizio”, nonostante tutto. In questa situazione sono la mancanza di legalità e di ordine il problema principale. La solita vecchia solfa, per il napoletano. Sottovalutarlo ancora è uno sbaglio, il rischio è una situazione paradossale come questa. Praticamente arrivano persone senza permesso di soggiorno, solo volti, senza identità. Dai loro la possibilità di rimanere, perché qui, senza controlli, è davvero tutto possibile. Un paese dei balocchi, quasi. E alla fine? Restano abbandonati a loro stessi, senza avere nessuna possibilità di integrarsi, condizione chiave invece, per una vera Capitale europea. Il problema non è l’arrivo dell’immigrato, che cerca una possibilità di rifarsi da quella che credeva fosse una condizione peggiore, né l’italiano che si ritrova per strada. Il problema è poter gestire tutto questo, non lasciarli in preda alla non identità, alla vulnerabilità, alla necessità di doversi riadattare ogni volta a livelli sempre inferiori. 

Albergo dei poveriAllora voi associazioni, cosa mettete a disposizione?

 La mancanza di politiche assistenziali porta alla tragedia: a gennaio, durante l’ondata di gelo, un clochard è stato trovato morto alla Galleria Umberto di Napoli nell'indifferenza dei passanti

Sono per strada, alla fine del mio viaggio. Mi fermo a leggere quei grandi manifesti esposti nelle edicole, di quelli che riportano i titoli delle notizie più importanti. L’abuso del grassetto è la regola, soprattutto se associato alle parole più in voga da un paio di anni a questa parte: crisi, spread, povertà. Pare che ormai siamo diventati tutti poveri. Certo, che mamma Crisi e papà Spread, che ogni giorno ci danno il pane per lagnarci, ci abbiano portato nel baratro, è fuori dubbio. Ma possiamo davvero chiamarla povertà? Se la nostra è già povertà, se già siamo ridotti in miseria, allora mi chiedo loro cosa sono? I poveri dei poveri? Magari bisognerebbe inventare una nuova parola (un’altra?). La loro miseria non è solo quella dell’impossibilità di vivere in condizioni sane e igienicamente decenti. E’quella della loro dignità, come persone. Quasi mi prende lo sconforto. Il sogno di una Napoli multietnica, aperta ma soprattutto vivibile, e possibile per la nostra e le altre culture, sembra andare in mille pezzi. Cosi continuo a pensare a quelli con il "vizio". E a cosa sarebbe se invece ce l’avessimo tutti, quel vizio.