«Laicista e intransigente», il presidente turco uscente delude

Articolo pubblicato il 03 maggio 2007
Articolo pubblicato il 03 maggio 2007

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Il settennato di Ahmet Necdet Sezer fu accolto da grandi attese ma il bilancio finale lascia perplessi.

Indipendente, incorruttibile, libero pensatore: Ahmet Necdet Sezer, la cui autorità non derivava né dai circoli della politica, né dal potere dei militari, si è proposto come garante della democrazia e dello stato di diritto. Giurista imparziale e di professione, la sua scelta per la più alta carica dello stato alimentò molte speranze, prima fra tutte che la strada verso l’Europa fosse spianata. Se paragonato al suo predecessore, il vecchio Süleyman Demirel, autentico dinosauro della politica, il 59enne homo novus ispirava sentimenti di apertura e rinnovamento.

L'homo novus che delude

Già presidente della Corte costituzionale Sezer era un outsider nel campo della politica. In verità, l’allora primo ministro Bülent Ecevit avrebbe preferito una seconda candidatura dell’uscente Demirel. Ma la sua maggioranza in Parlamento si rifiutò di votare un emendamento costituzionale necessario per permetterne la rielezione e di conseguenza la scelta cadde su Sezer. In quanto neutrale, era un candidato che incontrava i favori sia dei nazionalisti che degli islamisti. L’elezione del 6 maggio 2000 fu così raggiunta con l’accordo di tutti i partiti e con la benedizione della stampa occidentale.

Oggi che è giunta l’ora di scegliere il successore, il bilancio della presidenza Sezer è in chiaroscuro. Molti osservatori sono critici circa il suo impegno sull’integrazione con l’Unione Europea. «In ultima analisi, si può dire che non ha soddisfatto le aspettative» sostiene Jan Senkyr, della Fondazione Konrad Adenauer di Ankara. «In principio si è espresso per le riforme economiche e la libertà di pensiero ma, alla fine, più che un motore del cambiamento è diventato un freno per le riforme.» Le ragioni sono da ricercare più che in un cambiamento delle opinioni di Sezer, nel mutato quadro politico della Turchia.

Quando lasciò a casa la moglie di Erdogan perché velata

Il 3 novembre 2002 il governo conservatore di Bülent Ecevit fu sciolto in seguito alla vittoria elettorale del Partito per la Giustizia e per lo Sviluppo(Akp nella sigla turca) guidato da Tayyip Erdogan. Sezer vide in questo partito di orientamento islamico moderato una minaccia per il laicismo. Più volte si rifiutò di apporre la sua firma sulle leggi del Governo e si oppose alla nomina di nuovi giudici e funzionari pubblici. «Sezer ha respinto ogni tentativo di riforma che potesse minare la natura laicista della repubblica», dice Senkyr. «Inoltre ha bloccato il progetto di avvicinamento all’Europa così come le riforme per equiparare i diritti delle minoranze religiose.»

Nei confronti di Erdogan i rapporti sono stati tesi non solo su un piano squisitamente politico. Dato che sua moglie, la Signora Emine, indossa abitualmente il velo islamico, Sezer invitò il premier da solo ai ricevimenti di Stato. Anche alle altre mogli dei ministri dell'Akp che indossano il velo negò l’ingresso nel palazzo presidenziale. «Erdogan e Sezer hanno idee politiche completamente differenti», sostiene Senkyr, «e non si fidano l’uno dell’altro». Con ogni probabilità Sezer credeva, come molti kemalisti, che l'Akp avesse un piano segreto per islamizzare lo stato turco.

Sebbene non fosse nei poteri del presidente opporsi alla legittimità del nuovo governo, non ha perso occasione per intralciargli il cammino. «Secondo la costituzione, il presidente non ha diretti compiti di governo», spiega Senkyr «ma gode di grande prestigio in quanto successore di Atatürk, fondatore dello stato». È comandante in capo delle forze armate, una carica importante in uno stato fortemente influenzato dall’esercito, anche se, fin dall’inizio del mandato, le relazioni con i militari sono state difficili.

Dalla parte dei kemalisti

Il clima è teso fin dal 2000, quando Sezer rischiò un contrasto aperto con i militari, perché negò di apporre la sua firma ad un decreto che permetteva al Governo di allontanare dagli uffici pubblici gli impiegati di origine curda o gli islamici praticanti. Ha sostenuto l’abolizione della pena di morte, la limitazione del potere dell’esercito e appoggiato la lotta alla corruzione. Dopo la vittoria dell'Akp si avvicinò ai circoli kemalisti e mise il laico intransigente Yasar Büyükanit alla guida delle forze armate.

Anche in altre circostanze Sezer si schierò dalla parte dei kemalisti. Come quando non tributò i dovuti onori a Orhan Pamuk – lo scrittore turco che vinse il nobel della letteratura nell’ottobre 2006 – perché reo di aver riaperto la questione del massacro degli armeni. Oppure quando non partecipò ai funerali di Hrant Dink, giornalista armeno ucciso da un giovane nazionalista. In definitiva, nonostante alcuni impulsi positivi, Sezer sì è erto a difesa dei vecchi concetti kemalisti, dove prima viene lo stato e poi, a volte, il cittadino.