L'agorà si popola e contempla i graffiti della rivoluzione: a Tunisi è primavera!

Articolo pubblicato il 18 aprile 2011
Articolo pubblicato il 18 aprile 2011
La primavera tunisina quest'anno coincide con il risveglio di una nazione dopo la fine del regime. Nessuno sa come si evolverà la situazione, ma nell’aria c’è la speranza di un nuovo inizio. Reportage.

Sono tutti lì, sullo spartitraffico della Avenue Habib Bourguiba, sull’altura fra il teatro cittadino e l’Hotel International: uomini con giubbotti di pelle nera, altri in giacca e cravatta, padri di famiglia con le buste della spesa, anche qualche donna, con e senza velo sul capo, e bambini, in tutto più o meno cinquanta persone. Alcuni giovani camminano intorno a loro cercando di vendere popcorn e mandorle caramellate. I poliziotti dirigono ciò che resta del traffico cittadino. Tutti stanno all’ombra degli alberi lungo la strada, discutono, gesticolano. Oggi si parla di Gheddafi, delle decisioni dell’ ONU e degli attacchi aerei su Tripoli. E, come sempre dal 14 gennaio, si parla della Tunisia, del passato, del dittatore al quale si è data la caccia e del futuro del paese che si va formando adesso. “Agorà”, come nell'antica Grecia, è così che i tunisini chiamano i luoghi in cui avvengono queste assemblee spontanee nel cuore della capitale.

Tunis

Tracce della rivoluzione

Ancora quattro mesi fa, radunare più di una decina di persone a Tunisi sarebbe stato impensabile. Oggi le tracce della rivoluzione si incontrano ad ogni angolo di strada. “La gloriosa rivoluzione del 14 gennaio 2011” ha scritto qualcuno in arabo su una colonna pubblicitaria. Un ragazzino di otto anni si è messo in posa davanti alla scritta, fa il gesto della vittoria e sorride. I suoi genitori insistono perché lo fotografiamo: ultimamente i giornalisti sono i benvenuti nella capitale della rivoluzione.

La piazza con la Torre dell’Orologio adesso si chiama “Mohammed Bouazizi” – in onore del giovane che il 17 dicembre del 2010 si è dato fuoco nella piccola cittadina di Sidi Bouzid, dando vita ad un incendio grande quanto l’intera nazione. È sulle facciate delle case e sulle palizzate dei cantieri che i tunisini manifestano la propria rabbia e le proprie speranze. “RCD out” (riferito al partito di Ben Ali, ndr) c’è scritto a grandi lettere, o ancora “libertà o morte”, “grazie facebook” e “le donne tunisine sono e rimangono libere”.

Le edicole e le librerie sono in pieno “riarmo”. Sotto la dittatura di Ben Ali era quasi impossibile trovare un giornale straniero in tutto il paese. Oggi l’ affluenza è tale che bisogna alzarsi prestissimo per riuscire a mettere le mani sull’ultima edizione di Le Monde o sulla copia più recente del settimanale satirico francese Le canard enchaîné. Nella libreria El Kitab sull’ Avenue troviamo impilati romanzi-inchiesta nuovi di zecca e libri che sembrano essere rimasti dimenticati per tanto tempo a causa della censura che ne aveva impedito l’importazione. Ogni libro indossa una fascetta rossa: “ Capire il 14 gennaio 2011”. “Chi era Mohammed Bouazizi?”

"Victory",

Futuro: incerto

Sull’ Avenue Habib Bourgiba ci sono ancora i carri armati. L’edificio dell’odiato Ministero dell’interno è circondato dal filo spinato. I soldati pattugliano la piazza della Kasbah, la via d’accesso alla città vecchia per chi viene da ovest. È qui che si sono svolte le grandi manifestazioni contro il governo di transizione. Sono andate avanti fino a quando non si è arreso l’ultimo scagnozzo del vecchio regime. È qui che, alla fine di gennaio, arrivarono gli abitanti della provincia; avevano marciato a piedi verso la città per non farsi strappare di mano la rivoluzione, la loro rivoluzione. Gli accampamenti di fortuna nel frattempo sono stati quasi tutti sbaraccati e la gente è tornata a casa. Ma il ricordo della “gente della Kasbah” è rimasto. Tutti lo sanno: non è permesso dimenticare, anche se il paese dovesse diventare una democrazia. Nella capitale, benestante rispetto al resto del paese, cominciano però a nascere nuove paure: l’Islam, i comunisti e le masse incontrollabili di giovani che si infiammano facilmente nelle discussioni politiche.

Il più è stato fatto

La strada verso la democrazia è ancora lunga. Le elezioni per l’assemblea costituente saranno il 24 luglio. Solo allora verrà deciso che tipo di costituzione si darà la nuova Tunisia democratica. E solo la nuova costituzione potrà stabilire le regole con le quali il parlamento ed il governo verranno eletti. Già circa 50 partiti sono stati ufficialmente ammessi allo scrutinio, ma continuano ad aumentare di giorno in giorno. Entro l’estate sarà necessario costruire le strutture, fare campagne pubblicitarie e mobilitare gli elettori. Ciò che molti temono però è che, in questo lasso di tempo, il partito islamico Ennahda riesca ad ottenere sempre più simpatizzanti e a fare politica dalle moschee. Se il futuro della Tunisia continua ad essere così incerto, su una cosa sono tutti d’accordo: i momenti più duri sono alle spalle. La paura è stata vinta. E, comunque vada, i tunisini non si faranno sottrarre tanto facilmente quella libertà per la quale hanno tanto strenuamente combattuto.

Foto: © Anna Karla; poster  Ben Ali (cc) Crethi Plethi/ Flickr