L'Africa Occidentale, le elezioni e l'Ue

Articolo pubblicato il 27 marzo 2007
Articolo pubblicato il 27 marzo 2007

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Dopo le elezioni senegalesi in febbraio, milioni di beninesi, mauritani, nigeriani e burkiniani vanno alle urne. Con l'aiuto di Bruxelles

Fino a dieci anni fa, il golpe ha dominato la scena politica dell’Africa Occidentale. Il Senegal rappresenta l’eccezione alla regola: è l’unica nazione nella regione ovest del Continente Nero a non aver registrato colpi di stato da quando, nel 1960, raggiunse ufficialmente l’indipendenza dalla Francia come Federazione del Mali, l'effimera unione tra Senegal e Sudan francese. È anche un modello democratico per le società civili post-coloniali. Gilles Pervio, capo della delegazione della Commissione Europea nella nazione a predominanza musulmana, ammette di essere «impressionato dalla mobilitazione di massa della popolazione, e la loro capacità di attendere di votare per ore sotto un sole cocente».

Pochi chilometri più a nord, il sanguinoso colpo di stato della vicina Repubblica Islamica della Mauritania del 3 agosto 2005 ha fatto rimuovere il presidente Maaouya Ould Sid'Ahmed Taya dopo 21 anni di regime autoritario. Il vasto paese subsahariano si prepara a tenere le proprie elezioni libere dopo 47 anni di indipendenza dalla Francia.

Il vento salutare del pluralismo politico sta soffiando anche nell’esplosiva Nigeria. Con una popolazione di 140 milioni di abitanti, lo Stato federale, aspramente diviso religiosamente ed etnicamente, sperimenterà un cambiamento da un governo civile ad un altro. Questa esperienza rappresenta un punto di riferimento stimolante per l’ex colonia britannica. Josephine Osikena, membro del think tank londinese “European Foreign Policy Center”, concorda sul fatto che «questo avrà un impatto per le prossime elezioni nelle intere regioni».

L'Unione Europea entra in scena

Bruxelles è visibilmente presente con il suo impegno per la democrazia, in occasione di queste elezioni, accanto alle ex potenze coloniali Francia e Gran Bretagna. Per esempio, l'Unione Europea ha dispiegato una missione di osservazione durante le elezioni dello scorso anno, in Mauritania. Vandna Kalia, della Delegazione della Commissione Europea nella capitale Nouakchott, la descrive come una missione «per assistere le autorità nell'organizzazione e nella supervisione dell’effettivo svolgimento delle elezioni».

Ma l’interesse europeo nella regione non si limita alla “promozione della libertà”. Molti degli immigranti che giungono nelle nazioni europee provengono dall’Africa Occidentale. Richard Reeve, esperto dell’Africa Occidentale, membro del gruppo di esperti britannici del Royal Institute of International Affairs (meglio conosciuto come “Chatham House”), considera l'immigrazione verso l’Europa come «un grave problema attuale, specialmente in Senegal, Mali e Mauritiana. Ma i candidati alle elezioni non possono permettersi di impegnarsi troppo apertamente sul terreno della cooperazione con Bruxelles per contrastare l'immigrazione illegale».

Comunque sia, Bruxelles è impegnatissima nel sostenere le elezioni nell’Africa Occidentale. «Di qui all'estate l'Unione Europea potrebbe finanziare elezioni legislative in Guinea e Togo (distribuendo aiuti congelati rispettivamente dal 20021993, per alcune inchieste sul rispetto dei principi democratici). È, questa, una prova reale per questi Paesi che riprenderanno il cammino democratico fallito negli anni Novanta» nota Reeve.

Contemporaneamente, alcuni paesi europei stanno promuovendo attivamente il funzionamento delle procedure elettorali regionali. Ad ovest della Nigeria, il Benin ha tenuto le sue libere elezioni nel 1991. I Paesi Bassi «hanno offerto aiuti finanziari per le elezioni, sperando che queste, come le precedenti, fossero democratiche», afferma Kees-Jaap Ouwerkerk, delegato stampa al Ministero degli Affari Esteri Olandese.

Il primo passo verso la democrazia

Reeve afferma che «i vantaggi finanziari del potere» sono i principali ostacoli alla democrazia nell’Africa Occidentale: «I partiti Africani tendono ad accaparrarsi le risorse dello Stato». Le mansioni più dure della regione stanno togliendo l’eredità dei precedenti regimi politici corrotti. Per esempio, il dittatore malese Moussa Traoré ha rubato circa un miliardo di euro, tra il 1968 e il 1991. Una cifra sproporzionata, in un Paese che occupa il 171° posto, su 174, per indice di sviluppo umano..

Ulteriori ostacoli ad elezioni “libere e regolari” (secondo gli standard europei) sono «i seri problemi riguardanti la debolezza del sistema di registrazione e le urne elettorali pre-riempite», secondo Alex Vines, capo del programma Africa della Chatham House. Osikena precisa che, in molti casi, «non ci sono ideologie dietro i partiti politici nell’Africa Occidentale». La mera promessa di un futuro migliore appare come una promessa sufficiente: molti possono rimanere abbagliati dalle promesse, quali minor corruzione o più lavoro. Ma questa formula necessita di maggiori garanzie per diventare davvero una soluzione definitiva alla miseria di milioni di persone. Per adesso, comunque, le elezioni partono con il piede giusto. Indicando che la democrazia sta iniziando a maturare nell’Africa Occidentale.

LA NIGERIA SI PREPARA ALLA MARATONA ELETTORALE

La Commissione Europea ha stabilito, nell'aprile 2000, i principi delle Missioni di Osservazione Elettorale: una struttura della politica estera dell'Ue, definita "complemento politico all'appoggio elettorale". Il suo obiettivo? A lungo termine, è quello di promuovere la democratizzazione nel mondo. I Paesi africani invitano frequentemente gli osservatori europei. Oltre agli assessorati ed ai fondi che ottengono grazie ad esso, i governi anfitrioni mostrano, di fronte alla comunità internazionale, di accettare i Diritti Umani e i principi del buon governo.Il Paese più popolato dell'Africa, sesto produttore mondiale di petrolio, prevede una maratona elettorale, a partire da aprile. Elezioni politiche il 12 aprile, presidenziali il 14 e il 21, elezioni dei governi federali il 19 aprile e delle assemblee federali il 3 maggio.

Tra pochi giorni l'attuale presidente Olusegun Obasanjo (nella foto Munir/Flickr in alto), al potere dal 1999, si confronterà con diversi oppositori. Le elezioni saranno supervisionate da una missione dell'Unione Europea diretta dall'olandese Max Van Der Berg, europarlamentare e vice presidente della Commissione Cooperazione allo Sviluppo, che riceverà 30.500 euro per due mesi e mezzo di lavoro.

Nel complesso panorama politico di questo Stato Federale la lotta per il controllo del governo è un obiettivo che permette a chi vince di controllare la produzione petrolifera. La Nigeria conosce, grazie al petrolio, una crescita economica del 5,6%. Ma le difficoltà sociali, politiche ed economiche alle quali si confronta sono interconnesse e non sono dovute solo a cause interne: l'aumento dei sequestri di impiegati delle imprese petrolifere viene strumentalizzato per denunciare la ghettizzazione di cui i gruppi politici minori soffrono nella politica nazionale, e il lato oscuro dell'industria petrolifera. Oppure per avere fondi destinati al finanziamento di una campagna elettorale.

Tradotto da Anna Castellari