LAfganistan e il gioco sporco dei Grandi

Articolo pubblicato il 30 luglio 2002
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Articolo pubblicato il 30 luglio 2002

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Sostenendo lAlleanza del Nord, gli Stati Uniti hanno certamente potuto ottenere un vantaggio decisivo sul campo, ma insieme a ciò, Bush ha modificato lequilibrio politico del paese.

Dopo la conclusione degli accordi di Bonn e a più di due mesi da una guerra che volge al termine, lavvenire si disegna in Afganistan. Quali saranno dunque gli effetti della politica americana?

La semi-vittoria dellAlleanza del Nord, sostenuta dagli Stati Uniti sembra aver dato a priori ragione a una tale politica, così come la costituzione di un governo provvisorio e la caduta di Kandahar. Tuttavia pretendere ciò equivarrebbe ad ingannarsi sulla scelta totalmente di breve periodo fatta dagli Stati Uniti.

In effetti bisogna anzitutto precisare che una tale opzione non veniva da sé allinizio. Gli Stati Uniti hanno a lungo esitato prima di aiutare lAlleanza del Nord attraverso i bombardamenti aerei, visto che la presa di Kandahar ha comportato necessariamente una modificazione della situazione politica del paese. Bisogna ricordarsi che linizio dei bombardamenti è stato anchesso travagliato. Alla fine gli americani, per non sprofondare nel pantano afgano, hanno deciso di andare oltre, ottenendo così un vantaggio decisivo sul campo; e con poca spesa. Così pure, lintervento attuale delle loro truppe su Kandahar, poi su Tora Bora non son altro che lultimo episodio di uno spettacolo che consentirà loro di infliggere il colpo di grazia alla forze talebane e di Al-Qaida, già consistentemente intaccate, con poche perdite innanzi alle telecamere di tutto il mondo. Gli Stati Uniti hanno dunque accettato di esser complici ciechi dellAlleanza del Nord, per il meglio ma anche per il peggio, come mostra il bombardamento della prigione di Mazar i Sharif.

Così facendo, il presidente americano non ha fatto altro che spostare la bilancia da un estremo allaltro, senza cercare un equilibrio, aprendo la via non alla pace, ma a un grande gioco politico, allesterno come allinterno.

Infatti questa offensiva è anzitutto il mezzo per una buona parte delle grandi potenze di reintervenire sul campo dellAfganistan e dellAsia centrale dopo una lunga assenza, contro il Pakistan e contro lemancipazione delle popolazioni asiatiche. La Russia ne è la prima beneficiaria, in Cecenia, e in Asia centrale dove veniva marginalizzata dalla fine della sua guerra afgana e in seguito alla dislocazione dellimpero. Oggi incontenibile, sostiene lAlleanza del Nord nei negoziati di Bonn. In misura minore, lIran torna anchesso al tavolo dei negoziati nella regione con la componente sciita dellAlleanza del Nord. E infine, la Cina reinstalla la sua autorità nello Xinjiang.

L11 settembre ha dunque creato una nuova competizione fra reti e stati, ma ha anche redistribuito le carte allinterno delle alleanze fra gli stati della regione per condurre una politica assai tradizionale. Può spiegarsi così la sorprendente coalizione di Stati Uniti, Russia e Cina. Il tutto col discreto accordo dellIran.

Inoltre lAllenza del Nord non è che una coalizione eteroclita di attori molto differenti gli uni dagli altri, e per di più non sempre raccomandabili: ex agenti del KGB, ex-comunisti, islamici sciiti, discepoli del comandante Massud, Uzbechi, Tagichi, Uzi. Massud lo sapeva, ma viste le circostanze, gli occorse associarsi a questi uomini, di fronte al comune nemico rappresentato dai talebani. Dunque non si tratta fondamentalmente che di unalleanza militare e in alcun caso politica. Dopo aver recitato insieme una parte, cera da scommettere su un ritorno ai giochi individuali in seno allalleanza, sotto pressione dei rispettivi sostegni e delle ambizioni personali. Nonostante la costituzione di un governo unito a Kabul, si prospetta già la costituzione di zone dinfluenza: Ismaïl Khan a Herat, Dostom e Daud che si contenderanno il controllo del nord, i Panshiri a Kabul. In questo momento viene effettuato un ritorno alla situazione anteriore al 1992-1996, quando i capi della guerra, gli stessi di oggi, avendo il controllo sulle rispettive zone dinfluenza, sfruttavano senza vergogna il loro territorio. Allora, come si può credere che un governo provvisorio possa funzionare?

Le incertezze della conferenza di Bonn

Da questo punto di vista, la conferenza di Bonn è una vasta ed edificante fumeria. Al tavolo dei negoziati, il gruppo del re Zahir Shah, sostenuto dagli occidentali; lAlleanza del Nord sostenuta dalla Russia; e il gruppo degli sciiti, sostenuto dallIran.

Fra loro un solo gruppo è ben radicato sul territorio, lAlleanza del Nord. Le tribù pashtun non sono affatto inclini a lasciarsi dirigere da truppe comandate da altre minoranze del paese. A questultimo interrogativo, riequilibrare le forze, doveva del resto dare una risposta la conferenza di Bonn. Hamid Karzaï, pashtun che ha studiato in India e poi rifugiato in Pakistan, è stato incaricato per rimettere in ordine la bilancia in rappresentanza degli interessi dei pashtun edello sfortunato Pakistan col quale è necessario venire a patti. Ma, essendo tra laltro molto occidentalizzato, non gode dellunanimità di consensi nemmeno fra i soli pashtun. Inoltre bisogna pur dare un posto, nel governo di questo paese, a chi conserva il vero dominio sul territorio.

Lamministrazione e i ministeri chiave son quindi stati devoluti allAlleanza del Nord, a tutto vantaggio, in particolare, della sua componente tagica del Panshir, caldamente sostenuta dai russi. Già denunciato al suo interno da Dostom e Khan, senza posti ministeriali, e rimessi in causa dalle lotte dei capi della guerra per il controllo di Kandahar, il governo essere partito male. Ormai chi può credere che una tale coalizione possa durare e rappresentare un qualsiasi ordine per lAfganistan?

Lentourage dellex-re Zahir Shah è composto di dirigenti scappati dal paese da tantissimo tempo: persone che, lontane anni luce dalla realtà afgana, sono incapaci di governare anche se il re stesso gode di unindubbio prestigio. Disorganizzato e senza alcun sistema centralizzato, questo stato non può che lasciar prosperare i potentati locali. La sua zona dinfluenza rischia perciò di trovarsi limitata attorno a Kabul. La manna degli aiuti finanziari è ancora in grado di evitare rotture, ma ognuno trattiene al suo fianco il proprio esercito personale. Ma allora, come fare per imporre una forza dellOnu a dei poteri locali che non la desiderano, salvo che per missioni marginali? Si sono già registrati degli scontri per far arrivare truppe inglesi allaeroporto di Bagram o truppe francesi a Mazar i Sharif.

Di fronte a tutte queste preoccupazioni, gli Stati Uniti, dopo aver fatto la guerra, non sembrano voler ancora una volta assicurare lassistenza post-vendita. Il territorio è già occupato e sarà difficile cacciarne i pretendenti. Non il re, né lAlleanza del Nord, ma una forza internazionale ed imparziale dotata di veri poteri, che avrebbe dovuto essere installata per ricostruire uno stato, ricreare unamministrazione competente e responsabile (dato che la popolazione afgana giace nellanalfabetismo più becero dopo 20 anni di guerre), e modernizzare questa società in modo graduale, ridando maggiore spazio alle donne afgane rispetto a quello che potrebbero sperare di ottenere in un governo dellAlleanza del Nord. Il fatto che a Bonn non siano stati gli stessi afgani ma dagli esiliati a regolare il problema è una menzogna che non fa che servire al Grande Gioco. In Afganistan, senza esser buoni o cattivi, ci sono degli attori che recitano la loro parte. Gli americani, intervenendo in maniera unilaterale e sostenendo chiunque secondo i loro interessi immediati che sia il Pakistan negli anni 90, o adesso lAlleanza del Nord hanno già compromesso ogni speranza di cambiamento.

Allo stesso modo la lotta al terrorismo internazionale è compito troppo importante per esser lasciato nelle mani di un solo stato. Il ruolo dellEuropa in questi due casi è di metter fine alla politica di un solo dito sul grilletto e di unirsi per promuovere altre soluzioni. Perché una cosa è certa: il controllo dei flussi finanziari che alimentano il terrorismo e, al limite, unoperazione internazionale sarebbero stati sicuramente più efficaci di una brutale operazione militare unilaterale che, lontana dal creare un equilibrio, non può che prolungare il ciclo di violenza e dinstabilità nel quale il paese si ritrova da più di venti anni. Il ritorno dei signori della guerra e gli attentati contro i giornalisti, le piccole guerriglie, così come la ricomparsa della coltura del papavero, nuovamente tollerata nelle campagne, ne sono la prova. Sotto le ceneri ancora fumanti di guerra, lincendio seguita a covare.