L'accordo sui rifugiati tra UE e Turchia è legale?

Articolo pubblicato il 27 aprile 2016
Articolo pubblicato il 27 aprile 2016

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I leader UE sono riuniti a Bruxelles per trovare una soluzione alla crisi dei migranti, ma la tensione è ai massimi per via dell’accordo tra UE e Turchia che permette agli Stati europei di rimandare in Turchia quei migranti arrivati illegalmente nel territorio europeo, in cambio di rifugiati siriani rimasti nei campi turchi. Questioni morali ed etiche a parte, l’accordo si può considerare legale?

Riesaminiamo i fatti. Dal 2015, più di un milione di rifugiati sono approdati in territorio europeo. Da mesi ormai, i sentimenti di Bruxelles sono passati da empatia e benevolenza al desiderio irrefrenabile di trovare una soluzione per ridurre il flusso di migranti.

Oggi si è giunti all’accordo definitivo tra UE e Turchia. In base al patto, tutti i rifugiati che hanno raggiunto l’Europa illegalmente tramite il Mar Egeo saranno rispediti in Turchia, mentre un siriano che sia rimasto nei campi per rifugiati in Turchia verrà mandato in Europa, nell’ambito di un “reinserimento" umanitario.

In cambio la Turchia chiede 6 miliardi di euro per scopi umanitari, agevolazioni nell’ottenere i visti da parte dei cittadini turchi, oltre ad una riconsiderazione ed una accelerazione nella procedura per diventare stato membro dell’Unione Europea.

Ciononostante, l’accordo, primo nel suo genere, non è propriamente legale. L’obiettivo dell’Europa è il ritorno in Turchia di tutti i migranti clandestini sulle basi del diritto europeo ed internazionale, malgrado ciò qualche difetto rimane.

Vediamo quali sono i problemi nell’ambito di due sistemi legali, il diritto internazionale e quello europeo.

 Il diritto internazionale e la convenzione di Ginevra

La convenzione di Ginevra sancisce che « Nessuno Stato contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate […]».

Secondo l’organizzazione Human Rights Watch, esistono due condizioni di base per considerare un Paese come luogo sicuro per l’asilo: “il Paese offre reali possibilità per una protezione effettiva e non vi sono rischi che quel Paese rimandi i migranti al loro Paese d’origine o in un Paese terzo dove la vita e la libertà potrebbero essere messe a repentaglio”.

A questo punto la domanda è quanto si può ritenere sicura la Turchia per i rifugiati? Bene, la risposta è: non molto.

Non è una novità che il governo turco abbia già rimandato in Siria alcuni rifugiati siriani. Che cosa garantisce che la cosa non si ripeta nel caso in cui venissero invasi da migliaia di nuovi rifugiati provenienti sia dalla Grecia che dal Medio Oriente?

Ma non è tutto. Anche se la Turchia è un firmatario della convenzione di Ginevra, è anche l’unico Paese che al momento applica limitazioni geografiche, ciò significa che, allo stato attuale, solo i cittadini europei hanno la certezza di ottenere lo status di rifugiati in Turchia, mentre le persone provenienti da Paesi non Europei non possono ricevere asilo.

Allora che ne sarebbe dei siriani, degli iracheni e degli altri che costituiscono la stragrande maggioranza di coloro che vanno in cerca di asilo verso la Grecia?

Ebbene, ai siriani viene garantito ciò che la Turchia chiama “protezione temporanea” che gli permette di vivere nel Paese, ma non fornisce loro lo status di rifugiati, né evita che fronteggino diverse complicazioni riguardo a protezione, occupazione ed istruzione.

Nel frattempo, i non siriani si trovano ad avere ancor meno protezione legale.

 Il diritto comunitario e la direttiva sull'asilo

Il Consiglio Europeo sta negoziando in linea con le norme che esso stesso ha stabilito?

In base all'articolo 19 della Carta dei diritti Fondamentali dell'Unione Europea «Le espulsioni collettive sono vietate», così l'accordo specifica che «non ci saranno espulsioni collettive».

Un punto per l'Europa!

In secondo luogo, il diritto della UE stabilisce, esattamente come la convenzione di Ginevra, la possibilità per tutti i rifugiati di poter effettuare la richiesta di asilo.

Tuttavia, come abbiamo visto in precedenza, la Turchia attualmente non garantisce questi diritti ai rifugiati non europei.

Anche se, secondo alcune fonti provenienti dal Consiglio, a tutti i rifugiati che lasceranno la Grecia saranno garantiti udienze eque per ottenere asilo, un avvocato e la possibilità di appellarsi. 

Due punti per l'Europa!

Infine, trasferire i rifugiati in Turchia invece che nei loro Paesi d’origine corrisponde al principio di «Paese terzo sicuro», definito negli articoli 38 e 39 della direttiva 2013/32 del Parlamento e del Consiglio.

Secondo gli articoli, gli Stati membri non possono anticipare il controllo della richiesta di un rifugiato se questi ha tentato di entrare, od è entrato, nel Paese da un Paese terzo sicuro.

Di conseguenza, un Paese terzo sicuro si può considerare tale se risponde a certi requisiti, tra cui vi è il principio di «non refoulement» e la necessità che questo Paese abbia ratificato la convenzione di Ginevra senza restrizioni geografiche.

Bella mossa UE! La Turchia rimane l’unico Paese con delle restrizioni geografiche alla convenzione.

Perciò, considerare la Turchia un Paese terzo sicuro non solo è molto discutibile, ma pare anche essere una chiara violazione della legislazione secondaria dell'Europa.

Sebbene l'accordo tra UE e Turchia miri a rispettare sia il diritto internazionale che quello comunitario in materia di migrazione e rifugiati, i numerosi difetti che permangono nel testo, sul quale si sono accordate oggi Bruxelles ed Ankara, lo rendono ambiguo dal punto di vista legale.

Resta da vedere come verrà messo in atto l'accordo.