La vita dopo l’allargamento

Articolo pubblicato il 05 novembre 2004
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Articolo pubblicato il 05 novembre 2004

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Nei nuovi Stati membri, all’ottimismo segue il disinganno: la vita quotidiana dell’Unione tiene in serbo parecchie spiacevoli sorprese.

Tra Slovacchia e Repubblica Ceca regnano relazioni particolari a causa del lungo tempo passato in comune. Per far visita agli amici ai propri familiari d’oltre confine, (confine che, in realtà, nessuno considera come tale), bastava munirsi soltanto di carta d’identità anziché di passaporto, e gli studenti vengon trattati nell’altro paese come se fossero dei nativi. Certo l'adesione all’UE ha cambiato radicalmente la situazione lungo i confini aperti. Ed eccola la libera circolazione: è possibile ancora varcare solo i tratti appositamente contrassegnati.

La benedizione del modulo E111

Fino al primo maggio 2004, per quel che concerne l’asistenza sanitaria dell’altro stato, era sufficiente di volta in volta presentare la carta dell’assicurazione del proprio paese. Il conto veniva poi regolato direttamente tra il medico e il sistema sanitario. Dopo il grande giorno, le prescrizioni burocratiche della “famiglia europea” sono entrate strombazzando anche nella ex Cecoslovacchia: la vecchia carta non basta più, con Bruxelles abbiamo adesso il modulo E111. Secondo gli standard europei, è sicuramente una buona idea la possibilità di avere una protezione sanitaria garantita dall’Unione, ma in Repubblica Ceca ed in Slovacchia, ciò implica una modulistica supplementare. Da riempire in ogni parte, il che porta via inutilmente molto tempo, senza contare che ogni anno e mezzo tutta la procedura va ripetuta.

Tecnocrazia surreale

Una vera barzelletta poi, la visita della polizia agli stranieri. Ancora l'anno scorso, la notifica alla polizia del cambio di residenza per gli slovacchi veniva eseguito a Praga con un’operazione che durava due ore in un edificio facilmente raggiungibile perché nelle vicinanze della stazione ferroviaria. Veniva riempito un unico modulo, ed un mese più tardi si riceveva la conferma. Ormai invece, le surreali direttive tecnocratiche nate dal grembo UE forniscono ogni sorta d’imprevisti e scherzetti a tutti gli stranieri che abbiano il buon proposito di cambiar residenza. Tutti gli uffici sono stati spostati nella periferia di Praga, e le file sono così lunghe che, talvolta, non si fa neanche in tempo ad entrare nell'edificio. Adesso vengon compilate sei pagine di moduli insensati anziché un unico foglio piuttosto comprensibile, e, anche se si è finalmente giunti al termine, è sempre troppo presto per esultare: la fotografia formato tessera potrebbe ancora non corrispondere alle norme (europee). La speranza ingenua di aver adempiuto al tutto viene rapidamente spazzata via: è possibile tornare solo dopo sessanta giorni per andare a prendere il certificato definitivo, e dopo aver reso piena confessione dell’accaduto, forse lo si riceve. Ma che razza di nuove e geniali idee vengon fuori da quei pazzi burocrati di Bruxelles?

Libertà di circolazione: un’illusione

Il gigamtesco entusiasmo per l'Europa unita viene mostrato anche dalle comunità studentesche senza alcun dubbio, malgrado susciti più d’una preoccupazione il rapido calo nel numero delle borse di studio disponibili, fino a poco tempo fa garantite agli studenti provenienti da regioni post-comuniste. La cosa è stata spiegata in questi termini: il livello di benessere dei paesi dell'Unione Europea è elevato, e perciò i sussidi sociali provenienti dai paesi membri devono ora favorire gli studenti dell’Europa sudorientale. Il che non ammette alcuna discussione. Ed in più, come la politica consiglia da tempi remoti, è necessario rivolgersi verso chi avrà presto più bisogno. Da prendere poi con ottimismo la formazione e il bagaglio linguistico occidentale, degno di un europeo, con cui verranno realizzati ulteriori cambiamenti limitrofi significativi dall'Unione Europea.

Infine ancora una parola per la famosa libera circolazione, uno dei favi ricoperti di miele che ha adescato le laboriose api dell’ex blocco orientale. È risultato quasi subito chiaro, che l’80% degli apicoltori occidentali chiudera i propri alveari a causa della nuova forza lavoro. La delusione, soprattutto tra gli studenti, per non poter più andare in estate verso l’ovest, per migliorare la propria situazione finanziaria, è grande. Tradimento? Forse solo la cruda realtà, senza troppi belletti