La violenza contro le donne non ci è estranea

Articolo pubblicato il 11 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 11 gennaio 2016

(Opinione) A seguito degli episodi di violenza sessuale avvenuti a Colonia, durante la notte di Capodanno, le destre europee si sono affrettate ad accusare in massa le recenti ondate di rifugiati e le politiche migratorie più "liberali". Ma per quanto riguarda la violazione dei diritti delle donne, il problema ha davvero origine al di fuori delle nostre frontiere?

È stato necessario un po' di tempo. Un centinaio di donne hanno denunciato di essere state aggredite sessualmente la notte di Capodanno a Colonia, e hanno descritto i loro aggressori come uomini «all'apparenza arabi o nordafricani». E ci è voluto del tempo alla destra più retrograda del Vecchio Continente per dare subito la colpa ai rifugiati, alla politica di accoglienza e alla multiculturalità di cui molti di noi vanno orgogliosi.

Questo caso ha suscitato una moltitudine di opinioni opposte e altrettanti interrogativi. Ancora non si sa perché sia la Polizia sia i media abbiano impiegato diversi giorni per informarci del caso. Inoltre è necessario chiarire come sia stato possibile che un migliaio di uomini abbiano deciso di usare violenza contro tutte quelle donne, lo stesso giorno e nello stesso luogo, in circostanze che che si potrebbero spiegare solo se fossero frutto di una precedente coordinazione.

E mentre alcuni polemizzano sui colpevoli di simili aberrazioni, mentre tutti aspettiamo che si chiariscano le numerose incognite e che si individuino gli autori materiali, nel dibattito sui diritti delle donne in Europa c'è qualcosa che continua a puzzare di marcio. E chissà che non sia dovuto al fatto che noi, europei, dovremmo tornare a guardare anche dentro le nostre frontiere, prima di metterci a dare lezioni sull'uguaglianza tra uomo e donna. Prima di affermare che aggressioni come quelle di Colonia si sarebbero potute evitare con un maggior controllo dell'immigrazione.

È qui, nei nostri dibattiti, che restiamo impantanati su questo punto. Andiamo avanti, senza cogliere il momento per affrontare il tema dell'abuso sessuale. Per questo esiste ancora chi attacca, insulta e tormenta una ragazza popolare su twitter (così come coloro che hanno seguito la sua iniziativa) per aver trattato l'argomento sui social media. Per questo nasce la polemica sui limiti del "complimento", l'apprezzamento allusivo, tutte le volte che una telecamera nascosta mostra come le donne siano abbordate da decine di uomini mentre camminano per strada. Perché sembra non essere sufficientemente chiaro che nessun uomo ha il diritto di esprimere la propria opinione sul corpo o sull'atteggiamento di ogni donna.

È qui, nelle nostre città, che si ritiene ancora "normale" che una donna da sola, di notte, debba prestare particolare attenzione per evitare di essere aggredita. Non ci si scandalizza nemmeno che, seguendo questo ragionamento, in alcuni Paesi le ore di difesa personale siano state inserite nei programmi scolastici per le ragazze. Perché è socialmente accettato che siamo noi quelle che devono prestare attenzione.

È qui che continuiamo a interrogare le vittime di violenze per sapere quale fosse il loro atteggiamento e quali vestiti indossassero. Continuiamo a domandare loro se avessero consumato alcol o assunto droghe, se sono sicure di non aver dato il loro consenso. Perché non sono pochi quelli che continuano a credere che il modo di atteggiarsi di una donna possa avere come conseguenza un'agressione.

È qui che continuano a morire centinaia di donne per mano dei loro partner. E non perché loro non si sono accorte in tempo di essersi innamorate di un uomo violento; nemmeno perché, in alcuni casi, il sistema di protezione delle vittime non è efficace. Ma bensì perché noi, orgogliosi europei, non abbiamo ancora imparato ad educare all'uguaglianza e alla parità di diritti per gli uomini e le donne.

Non arriva da fuori. Il problema della violenza sulle donne è qui. Vive qui con noi.