La vergogna e le atrocità

Articolo pubblicato il 13 novembre 2002
Articolo pubblicato il 13 novembre 2002
Lo sfogo strettamente personale e passionale di chi prova vergogna dinanzi alle troppe atrocità

Cinquantaquattro anni fa fu firmata a New York la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo. Dopo una guerra che aveva annientato e inginocchiato materialmente e psicologicamente l’umanità, si cercò di riconoscere e definire i diritti inviolabili dell’individuo, per fare spazio ad una nuova storia ed ad un nuovo cammino guidato da più coscienza, più rispetto e da una minore voglia di onnipotenza.

Oggi un orizzonte non troppo lontano ci mostra l’inizio di una nuova guerra, a pochi mesi di distanza dalla “fine” di un massacro cominciato l’11 settembre del 2001 a New York e proseguito in Afghanistan meno di un mese dopo, c’è ancora chi ha una gran voglia di guerra.

Difficilmente scelgo di scrivere riguardo argomenti grandi come questi, forse per umiltà o forse perché ho sempre creduto fosse necessaria una grande competenza, ma ieri qualcosa mi ha fatto cambiare idea…ieri ho capito che di cose oscene e atroci ne dicono veramente troppe persone e allora ho sentito il dovere morale di “permettermi” di parlare di guerra, guidata unicamente dal buon senso che credo di avere, dall’umanità e dai sentimenti che credo vengano prima di ogni altra preparazione politica e culturale. Ieri mi sono vergognata di essere una cittadina italiana perché rappresentata nel mondo da una classe politica disgustosa e vergognosa, si lo ripeto vergognosa, non ho badato a nessun colore politico, a nessuno schieramento, avrei potuto chiudere gli occhi e ascoltare solo le voci e le parole pesanti come macigni di chi parlava, per vergognarmene comunque, indistintamente.

Forse è una delle cose più difficili che mi sia mai costato fare scrivere su un giornale come Cafèbabel, che ha l’obiettivo di rappresentare e creare una forte identità europea, opinioni così fortemente negative del mio Paese, ancor di più riconoscere a molti miei concittadini europei che leggeranno questo articolo, che in me, come in molti, la speranza che l’Italia possa essere recuperata diventa ogni giorno più lontana. Ieri ho visto, nel corso di una trasmissione televisiva, un uomo grandioso nell’animo e nell’umiltà come Gino Strada essere letteralmente aggredito da alcuni suoi concittadini, nonché rappresentanti del Parlamento…belle facce e belle cravatte che senza alcun pudore, ma con grande arroganza e senza rispetto per un lavoro ammirevole come il suo, lo bersagliavano di domande inutili ed offensive per un uomo che ogni giorno ricuce pezzi di vita umana.

Ad un pacifista come lui gli si chiede che alternative propone alla guerra, ed io a guerrafondai come loro chiedo di trovare a questo mondo una soluzione ai problemi che sia più orribile e devastante della guerra.

Chiedo ancora a questi illustri, colti, e preparati signori di mandare i propri figli a combattere, di mettere a rischio le proprie famiglie, la propria vita, il proprio paese, la propria pace interiore, la propria casa, la propria fame, la propria sete, la propria pelle per poi cominciare a parlare tutti insieme con più onestà e credibilità.

Ho paura di tutto questo, ho paura di loro più che di un dittatore svelato come Saddam, temo questa arroganza e questa grettezza che lentamente e latentemente sta crescendo nel mio paese, ormai talmente disperato da identificare i propri miti in grandi scrittori che nel 2000 parlano ancora di RAZZE INFERIORI.

Perché tutto questo dovrebbe spaventarmi meno del Nazismo, del comunismo di Stalin o delle dittature latinoamericane? Ho paura di chi con orgoglio grida in una trasmissione televisiva, sapendo che l’Italia sta guardando, che per fortuna dalla televisione italiana sono stati eliminati giornalisti di sinistra come Biagi e Santoro.

Scusate, ma permettetemi di aver paura prima della dittatura del mio paese e poi di quella dell’Iraq. Razionalmente, pur senza alcuna giustificazione, capisco chi, come petrolieri e produttori di armi, si propongono sostenitori della guerra, dal momento che ne traggono grandi benefici, ma non capisco intellettuali e politici italiani che cosa guadagnano da questo sostegno se non una grande vergogna. Dico grazie ai miei concittadini europei, francesi e tedeschi, di svegliare, quando è possibile, dal torpore e dalla droga americana gli altri paesi europei, tra cui purtroppo c’è anche il mio, grazie ad una loro considerazione meno scontata della guerra oggi forse c’è ancora una piccola speranza che questo ennesimo massacro non venga ricordato in nessun libro di storia.

In prima pagina sul New York Times di qualche giorno fa, un giornalista americano scriveva che l’amministrazione Bush teme che gli Ispettori dell’ONU non trovino nulla…la conclusione troppo semplice è che Saddam è il dittatore dell’Iraq, I Talebani lo erano dell’Afghanistan, Bush lo sta diventando dell’intero mondo occidentale. Io sarò anche un’ipocrita, pacifista buonista ma chiedo a voi, sicuramente più concreti e risolutivi di me, di chiedervi almeno, rispondendovi con un briciolo di onestà, perché oggi Saddam è il dittatore dell’Iraq? Perché i Talebani lo erano dell’Afghanistan, perché state aspettando una nuova guerra, altre migliaia di morti, un nuovo embargo, un nuovo dittatore scelto dagli Americani, per poi tra dieci anni, quando il mondo avrà dimenticato ricominciare un nuovo giro della morte, con nuove motivazioni, con nuovi complotti, con nuovi potenti? Perché avete paura di inchinarvi di fronte ad un uomo come Gino Strada che ha scelto di esercitare la sua professione sulle frontiere di guerra? Perché in questo nuovo mondo i veri coraggiosi sono quelli che non hanno paura di appellarsi ai sentimenti, alla vita, quelli che vogliono prima di ogni cosa considerare i costi umani della guerra e dopo le necessità?

La guerra toglie dei dittatore per metterne altri, la guerra uccide i bambini e quelli che non uccide crescono nell’odio e nella violenza correndo ad ingrossare le fila del terrorismo internazionale, la guerra non salva nessuno, neanche i pacifisti, la guerra fa perdere il senso della vita, il significato di principi e diritti conquistati attraverso i secoli con il sangue, la guerra è autodistruzione, è un regredire continuamente, è un cancro che coinvolge tutti…ecco perché rimango esterrefatta di fronte ai miei amati pianisti parlamentari quando votano a favore di questa senza indugio, senza dubbi, senza sofferenza, senza pensare che da qualche parte ci sono bambini che stanno giocando e che tra qualche mese forse non lo faranno più, perché i grandi della terra, sostenuti da una marea di vigliacchi, ipocriti, superficiali, privi di amore per la vita, un giorno da qualche parte hanno definito la guerra uno strumento di risoluzione per un mondo migliore…chiediamo a questi bambini che cosa ne pensano quando saranno morti.

(cc) Gino Strada (Image: (cc) Matteo Masolini/ Wikimedia