La Turchia, le stanze orientali dell’Impero?

Articolo pubblicato il 01 febbraio 2003
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Articolo pubblicato il 01 febbraio 2003

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La Turchia s’integrerà probabilmente all’Unione Europea, stando almeno al cammino intergovernativo promosso: nessun paese potrà trascurare le richieste turche al punto da opporsi all’ingresso di questa atipica potenza.

Le adesioni del 2004: piccoli paesi dell’Europa centrale od orientale, dalla cultura vicina, dotati d’infrastrutture quasi moderne e di un sistema educativo ad alto rendimento. Questi paesi non aspirano ad altro se non a raggiungere una prosperità economica tale da richiedere degli investimenti tutto sommato limitati, e a custodire la loro indipendenza dinnanzi ad una Russia, tenuta a intrattenere buone relazioni con l’Unione.

Al contrario, l’ingresso della Turchia nell’Europa cambierà il volto dell’Unione: non si avrà più davanti un club di paesi ricchi, dalle istituzioni stabili ed dalle politiche strategiche perlopiù in sintonia. La Turchia ha un’altra natura ed una Europa realmente presente sulla scena internazionale, risulterebbe profondamente segnata dal suo ascendente in Medio Oriente.

Gli intrecci della Turchia con Grecia e Cipro sarebbero di per sè risolti e diventerebbero abbastanza simili alle questioni che oppongono Francia e Spagna circa la pesca. Nulla di veramente grave fra nazioni che riconoscono un comune arbitro.

Invece l’entrata della Turchia nell’Europa darebbe all’Unione frontiere instabili e vantaggi strategici riguardo ai paesi arabi. Per il momento, l’Unione e gli Stati membri che intendono proiettarsi al livello internazionale si dedicano al teatro dei burattini delle politiche arabe. S’impone quindi, una constatazione di impotenza: se l’Unione Europea può portare ai paesi dell’est quello a cui aspirano, (sicurezza politica e prosperità economica), essa tuttavia non ha parecchio da offrire ai paesi arabi. Un contrappeso all’influenza americana? Un regolamento del conflitto israelo-palestinese? Niente di tutto ciò, soltanto uno sbocco al petrolio ed un sostegno alle oligarchie locali.

La Turchia è invece in una posizione di forza, come pedina chiave del dispositivo strategico americano nella zona, di cui Israele costituisce solamente un avamposto. La Turchia dispone di forze armate senza equivalenti nei paesi arabi, dopo il disarmo dell’Iraq. Il sistema strategico che comprende le forze turche, l’esercito israeliano e le basi americane in zona è l’elemento dissuasivo che fa del Medio Oriente uno spazio dominato. In più, è proprio dal territorio turco che proviene l’essenziale delle risorse di acqua per questa arida regione. I programmi idroelettrici della Turchia, (non meno di 11 sbarramenti sull’Eufrate ed il Giordano), le permettono di tagliare a sua discrezione i flussi d’acqua ai suoi vicini, com’è stato dimostrato talora nei confronti della Siria.

È questa posizione privilegiata della Turchia che le permette del resto di sopravvivere in qualità di stato forte: soggetta infatti a crisi economiche (-11% del PIL nel 2001), a crisi di bilancio e a iper-inflazione, tutto ciò le sarebbe fatale senza il sostegno che gli Stati Uniti le arrecano in seno al FMI, (sostegno di cui l’Argentina non ha potuto beneficiare).

Quali evoluzioni in caso di adesione della Turchia?

Nel momento in cui l’Unione Europea si dotasse di meccanismi tali da permetterle di parlare con una sola voce nella scena internazionale, due scenari estremi si presenterebbero, che la Turchia divenga europea o che l’Europa divenga imperialistica.

Nello scenario europeo, la Turchia segue un’evoluzione alla tedesca: diventa pienamente democratica, accorda una vera libertà alle sue minoranze etniche e religiose e fa la pace coi suoi vicini per concentrarsi sul suo sviluppo economico. Il suo sfavillio diventerebbe allora pacifico, testa di ponte dell’Europa verso i paesi arabi e verso il Turkestan post-sovietico.

In uno scenario imperialistico, l’Europa rimpiazzerebbe gli Stati Uniti come partner strategico privilegiato della Turchia. Non le resterebbe che chiudere gli occhi sull’oppressione dei curdi e dei palestinesi, e condurre una politica di aggressione, all’americana, tramite la sostituzione di regimi nemici con governi fantocci, meno esigenti rispetto ai corsi del petrolio.

Uno scenario intermedio è certamente più probabile, ma tale è la posta che comporta l’adesione della Turchia: per la prima volta, l’Unione europea avrà una frontiera, nel suo vero significato letterale. Su questo limite tra essi e noi, le opposizioni religiose, culturali, politiche, economiche, sociali e strategiche pretendono di esprimersi soltanto attraverso la violenza. Una tentazione pericolosa per il pacifismo europeo...