La Turchia evita la crisi

Articolo pubblicato il 02 agosto 2008
Articolo pubblicato il 02 agosto 2008

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La decisione della Corte Costituzionale turca di non mettere al bando l’Akp del Premier Erdogan provoca sollievo nel Paese e in Europa. Un esito contrario avrebbe rimesso in discussione l’entrata nell’Ue.

Il 30 luglio, al termine dell’udienza durata tre giorni, il Presidente della Corte turca Hasim Kilic, visibilmente esausto, ha annunciato che il Partito per la Giustizia e Sviluppo (Adalet vel Kalkinma Partisi, Akp) non sarà vietato, così come richiesto dal pubblico ministero. L’Akp del premier Tayyip Erdogan era accusato di “attività antilaiche” volte a distruggere l’unità della nazione. Allo stesso modo, anche la domanda che pretendeva l’esclusione dalla vita politica di 71 appartenenti al Akp (tra cui lo stesso Erdogan e il Presidente Gull) è stata rifiutata. Tuttavia, il verdetto non sarebbe potuto essere più risicato. Sei degli undici giudici si erano dichiarati a favore del divieto e, poiché per proibire un partito è necessaria una maggioranza di sette voti, tale provvedimento non è passato per poco. A seguito dell’udienza però, in un secondo verdetto, dieci giudici si sono dichiarati favorevoli a tagliare la metà dei finanziamenti pubblici al Akp per il prossimo anno. Soltanto il Presidente della Corte, Kilic, ha votato contro questa sorta di “ammonimento”. L’esperto della costituzione Ergun Özbudun ha riferito al quotidiano liberale turco Taraf che un solo rifiuto unanime al divieto del partito sarebbe stato conforme alle leggi e alla Costituzione.

L’Europa non si allontana

I primi di giugno, lo stesso tribunale aveva respinto, per nove voti a due, una legge proposta del Akp che prevedeva misure più tolleranti per quanto riguarda i divieti di portare il velo. Anche in futuro non sarà perciò permesso portare il velo all’università. Un’aria di cambiamento era chiaramente percepibile già nel corso della cosiddetta “Operazione Ergenekon”, la quale ha portato finora all’arresto di 86 persone, fra cui eminenti ex generali accusati di colpi di stato e attentati. Ma quali erano gli scenari possibili se l’Akp fosse stato chiuso? Nella migliore delle ipotesi l’Ue avrebbe sospeso le trattative per l’entrata in Europa della Turchia, permettendone la ripresa soltanto dopo aver preso concreti provvedimenti. Nella peggiore delle ipotesi, invece, il processo sarebbe stato completamente interrotto. A quel punto per riaprire le trattative di allargamento sarebbe stata necessaria una decisione unanime dei 27 Paesi membri, cosa che nella situazione attuale è da escludersi. Sarebbe caduta a fagiolo per Sarkozy ed altri critici all’entrata della Turchia, che avrebbero sfruttato l’occasione. Le reazioni dei politici europei sono state moderatamente positive. Il Presidente del Parlamento Europeo, Hans-Gert Pöttering ha così commentato l’esito del processo: «La messa al bando del Akp avrebbe contraddetto i nostri principi di giustizia», ha dichiarato al Spiegel Online. Il Commissario europeo per l’Allargamento, Olli Rehn, ha invece incoraggiato la Turchia: «Deve portare avanti con tutte le sue forze, le riforme per la modernizzazione del Paese».

E ora le riforme

Più emozionata, la corrispondente turca del Parlamento Europeo Ria Oomen-Ruijeten: «Come europea che ama la Turchia ed i turchi, il mio modesto consiglio è quello di varare al più presto possibile una nuova Costituzione». Questo suggerimento sarà particolarmente apprezzato da coloro che nei mesi scorsi hanno rimproverato all’Akp d’aver trascurato le riforme democratiche. Il disegno di una nuova Costituzione esiste già dalla fine del 2007, ma nonostante i ripetuti avvisi non è stata mai presentato in Parlamento. Dopo la pausa estiva ci si aspetta un cambiamento. L’Akp non potrà più contare in futuro sul consenso in Parlamento dei partiti presenti, ma dovrà rappresentare una politica sicura di sé e orientata alle riforme. La sentenza della Corte Costituzionale ha, teoricamente, reso nuovamente possibili queste riforme, gettando la palla all’Akp. Adesso, la scelta di giocare sull’offensiva o sulla difensiva, dipende solo dal coraggio o dalla vigliaccheria degli uomini politici.