La Turchia di Orhan Pamuk, miscela di ira e fascinazione

Articolo pubblicato il 16 febbraio 2011
Articolo pubblicato il 16 febbraio 2011
Sono ormai passati più di cinque anni dall'inizio dei negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione Europea. Eppure gli europei accolgono con diffidenza ciò che avviene in Turchia, mentre i leader politici preferiscono non esprimersi.
Dato che l'ignoto fa paura, rivolgiamoci ai libri di Orhan Pamuk, al contempo vincitore del Premio Nobel ed “eretico nazionale” accusato di aver denigrato la turchità.

Nel 2006, anno in cui ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, Orhan Pamuk è stato nominato dalla rivista Time come una delle cento persone più influenti del mondo. Tradotti in 50 lingue, i suoi libri hanno venduto più di sette milioni di copie. Perché il primo scrittore turco di fama mondiale, che ha sempre vissuto a Istanbul e che scrive dei turchi, di Turchia e dell'essenza del carattere turco, è stato dichiarato nemico della nazione nel suo stesso Paese?

Innanzitutto Pamuk non presenta la Turchia come come incondizionatamente bella, orientale e misteriosa. Descrive una Turchia meravigliosa nella sua autenticità, ma piena di complessi, lacerata e alla ricerca della sua identità. Non dimentichiamo che l'autore di questo quadro è un tipico rappresentante della classe media, cresciuto nel quartiere “occidentalizzato” di Nisantasi, proveniente da una famiglia non praticante, e che ha dichiarato apertamente che la Letteratura è la sua religione. Sta ai lettori decidere se dar credito alla sua narrativa. Ma com'è la Turchia vista con i suoi occhi?

Atatürk definiva"felice chi si dice turco”. Dai libri di Pamuk emerge un quadro praticamente opposto. Sui turchi pesa l'ombra di un passato glorioso e della sua perdita. Per questo l'orgoglio nazionale si mescola invariabilmente con i complessi. Da questo nasce il fenomeno, descritto dallo scrittore nel libro sulla sua natia Istanbul, chiamato hüzün. Hüzün significa malinconia, angoscia. Ma non si tratta di un dolore individuale, hüzün "denota un sentimento, uno stato d'animo e una cultura comune a milioni di persone”. Il modo in cui i turchi vivono l'hüzün rivela il loro atteggiamento verso la vita e la realtà che li circonda. Secondo Pamuk i turchi soffrono per scelta e la loro sofferenza è solenne e dignitosa. Come scrive in Istanbul: i ricordi e la città (2008): “Così agivano gli eroi dei film turchi di quando ero ragazzo e anche gli eroi della vita vera: sembrava che fin dalla nascita i loro cuori fossero segnati dall'hüzün, per questo non erano capaci di battersi per ottenere denaro, successo o le donne che amavano. L'hüzün non solo paralizza gli abitanti di Istanbul. Rappresenta anche una specie di licenza poetica che giustifica la loro fuga”.

É un quadro desolato quello dipinto da Pamuk sui suoi connazionali: fuggono dalla vita per paura del fallimento, restano sicuri in preda delle loro paure, della nostalgia e di sogni non realizzati. Un enorme marchio che ha segnato e tuttora segna la mentalità turca è l'eterno scontro tra Oriente e Occidente, tra tradizione e modernità. Pamuk narra di una miscela di ira e fascinazione. Le critiche mosse dall'Occidente provocano rabbia e frequenti riflessi nazionalisti, ma d'altro canto i turchi ambiscono ad essere accettati dall'Occidente e cercano conferma dei loro tratti europei. Lo dimostra la paziente attesa dei turchi per diventare uno dei Paesi membri di un'Europa unita. Eppure il miraggio dell'adesione non si avvicina affatto, anche perché la Turchia non sempre osserva le regole dell'UE. Lo stesso Orhan Pamuk è un forte sostenitore dell'ingresso della Turchia nelle istituzioni europee, anche se si rende conto che le diverse esperienze della Turchia e dei Paesi europei rendono la strada ancora lunga e complessa.

La Turchia è anche un Paese in cui coesistono ideologie estreme. Pamuk afferma che il mettersi alla prova in nome di forti convinzioni è una tendenza tipicamente turca. La più vivida illustrazione di questo aspetto della “turchità” si trova in Neve - il primo e unico libro a carattere politico che Pamuk ha scritto. Nella città di Kars, quadro esemplare di eventi che interessano la Turchia intera, è in corso uno scontro tra estremisti islamici, sostenitori del laicismo, nazionalisti e coloro che guardano all'Occidente con acritico ardore. L'autore stesso sostiene che a Kars è presente “un tangibile senso di tristezza, dovuto al fatto che la città fa parte dell'Europa ma conduce una politica anti-europea di lotta e di indigenza”. Questi conflitti ideologici che non avranno mai un vincitore consumano la società e disperdono la sua energia.

Grazie ai libri di Orhan Pamuk possiamo andare oltre gli stereotipi europei in cui la Turchia è in primo luogo una meta per vacanze sulla costa occidentale o meridionale, un Paese che aspira a diventare membro dell'Unione Europea senza che nessuno lo voglia il Paese d'origine di migliaia di immigrati visti con sospetto nell'Europa occidentale. Pamuk ci offre l'opportunità di intravedere l'autentica anima turca che, come l'anima dell'Istanbul di Pamuk, è bianca e nera. Attrae e repelle. Ispira paura e affascina. Con le sue parole, Pamuk mette spietatamente a nudo tutte le “maledizioni” che affliggono la Turchia, e nonostante ciò continua a credere che la Turchia ed l'Europa hanno un futuro comune.

Immagini: home page (cc) Lance Catedral; Pamuk (cc) Renato Guerra; Nisantasi (cc)CharlesFred